63° anniversario della Nakba: manifestazioni palestinesi e repressioni israeliane

Palestina occupata – InfoPal. “Quanti hanno ignorato finora la questione palestinese, si devono rendere conto di quanto essa vive nelle coscienze. Il risveglio arabo e palestinese riemerge oggi, nel 63° anniversario della Nakba, la catastrofe palestinese”. E' questo uno dei messaggi condivisi in ambiente politico palestinese a seguito dei tragici fatti che accaduti ieri: la violenta repressione israeliana di tutte le manifestazioni.

In quel 1948, oltre 500 villaggi furono rasi al suolo e 70 furono i massacri ai danni di 15mila palestinesi, 800 i villaggi cancellati sui quali si fondò lo Stato di Israele.

E insieme alle chiavi, i nomi dei villaggi distrutti dalle bande terroristiche ebraiche, poi forze d'occupazione israeliane, sono comparsi anche in questo anniversario durante le manifestazioni pubbliche di migliaia e mihgliaia di palestinesi nella Palestina occupata, mentre sono stati numerosi i profughi che, ieri, hanno tentato di avvicinarsi alle frontiere dai Paesi arabi limitrofi.

Con l'azione di ieri, i profughi palestinesi hanno chiesto alla comunità internazionale il rispetto della legalità, il ripristino di pace e i dei diritti; hanno denunciato i quotidiani crimini di Israele e hanno ricordato che l'obiettivo resterà lo Stato palestinese indipendente sulla Palestina, con Gerusalemme capitale e, soprattutto, hanno comunicato che il proprio Ritorno “è vicino”.

Già dalle prime ore del mattino giungevano notizie di repressioni israeliane.

Domenica 15 maggio. Marce, manifestazioni e violenze israeliane.

Cisgiordania. Il ministro della Difesa di Israele, Ehud Barak, ha disposto un cordone di sicurezza assoluto in tutta la Cisgiordania, mentre i coloni israeliani hanno chiesto all'esercito di usare il pugno di ferro contro le manifestazioni palestinesi previste nella giornata.
Il Consiglio dei coloni ha proposto di mettere al bando qualunque manifestazione pubblica palestinese in concomitanza con la Nakba.

Ad al-Quds (Gerusalemme) è stato preordinato un piano di sorveglianza particolarmente rigido. Ad 'Essawiyah, a nord della Città santa, sono sorti scontri con i residenti palestinesi, sei dei quali sono stati arrestati dalle forze d'occupazione israeliane.
A decine, i palestinesi hanno tentato di dirigersi verso Qalandiya, in direzione di Ramallah, ma l'esercito israeliano ha risposto con proiettili e gas lacrimogeni.

150 sono rimasti feriti mentre 20 sono stati i feriti ad al-Khalil (Hebron), i cui ingressi principali erano stati sbarrati e i terreni agricoli circostanti devastati dai militari israeliani.

Arresti e feriti negli episodi pubblici a Walajah (Betlemme); altre numerose marce si sono svolte in direzione dei check-point fuori dei centri cittadini nel nord della Cisgiordania.

Striscia di Gaza. numerosi palestinesi hanno tentato di raggiungere il valico di Eretz (Beit Hannun), a nord di Gaza), ma l'artiglieria ha lanciato un'offensiva: oltre 120 cittadini sono stati feriti, molti sono gravi.

Il nostro corrispondente ha riferito che “tra le vittime vi sono numerosi bambini e un giornalista”.
Tutti sono stati soccorsi tra l'ospedale Kamal 'Adwan (nord) e ash-Shifa (Gaza City).
Il corpo non identificato di un 18enne palestinese è stato rinvenuto senza vita a poche ore dall'attacco israeliano, ad est di Gaza City.

Ancora, ad 'Amman, 25 manifestanti sono stati feriti nella repressione della polizia. I presenti hanno tentato di raggiungere il confine con la Cisgiordania. Alla folla di duemila persone si sono uniti anche numerosi internazionali e, similmente a quanto hanno chiesto ieri studenti e cittadini egiziani, anche in Giordania i manifestanti hanno spinto per l'espulsione dell'ambasciatore di Israele.

Altre aree della Giordania sono state interessate ieri da sit-in e raduni in ricordo del 63° anniversario della cacciata dei palestinesi.

Siria. Centinaia di palestinesi e siriani hanno manifestato a Majdal Shams, a nord delle Alture del Golan. Qui a decine sono rimasti feriti mentre quattro sono stati uccisi.

Simili episodi al confine tra Libano e Israele (Territori palestinesi occupati nel '48, ndr).

Tra i primi commenti ai fatti di ieri, Hanan Ashrawi (Fatah) ha dichiarato: “Nessuna generazione ha mai messo in secondo piano il Diritto al Ritorno e oggi ricomincia con vigore un viaggio verso questo Diritto”.

Osama Hamdan, membro dell'ufficio politico di Hamas in Libano, ha affermato: “Oggi è un giorno importante per la riunificazione del popolo, il quale, compatto, si avvia verso il Ritorno”.

Per il premier di Gaza, Isma'il Haniyah: “L'unità palestinese e il risveglio della resistenza araba e palestinese sono il preludio per la liberazione definitiva dall'occupazione israeliana”.

Infine, per le fazioni palestinesi “nessun accordo potrà invalidare il Diritto al Ritorno”.

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