73mila palestinesi arrestati dallo scoppio dell'Intifada al-Aqsa

Gaza – Insanonline. Dall'inizio dell'Intifada al-Aqsa, il 28 settembre 2000, sono stati arrestati dalle forze d'occupazione 73mila cittadini palestinesi.

Il dato, con le dovute suddivisioni per categoria, emerge da un aggiornamento del Comitato per i prigioni palestinesi.

Le donne arrestate sono state 850 e 37 restano in carcere.

I bambini (minori di sedici anni) arrestati da Israele sono stati 8,700 e 300 sono ancora in carcere.

I deputati e i ministri palestinesi arrestati dal 2000 sono stati 56. Lo stesso presidente del Consiglio legislativo palestinese (Clp) è stato imprigionato da Israele. Gran parte di essi è rimasta in prigione fino al termine della pena e nove rappresentanti del popolo palestinese rimangono in carcere.

I prigionieri sofferenti e i malati palestinesi nelle prigioni di Israele sono 1.500. 170 sopravvivono in carcere in situazioni di particolare gravità e 15 sono i casi di cancro.

Riyad al-Ashqar, responsabile dell'informazione del Comitato ha ricordato il preoccupante stato di salute dei prigionieri palestinesi: Ra'ed Darabyyiah, Mansour Mu'qade, 'Emad Za'rab, Zaher Labade.

I decessi in prigione di detenuti palestinesi sono stati 76. Le morti sono avvenute in seguito a tortura e/o negligenza medica. L'ultimo decesso è stato quello di Mohammed 'Abd is-Salam 'Abedeen, morto nel carcere israeliano di ar-Ramle per tortura e pressioni psicologiche insostenibili.

Al-Ashqar specifica che, a pochi giorni dallo scoppio dll'Intifada al-Aqsa, furono arrestati 500 cittadini palestinesi, tra cui una donna. In breve il dato arrivò a 12mila.

Sui 12mila arrestati all'inizio della rivolta, 7mila sono ancora in carcere, tra di essi anche sette cittadini della Striscia di Gaza, sottoposti da Israele ad un illegale giurisdizione di guerra.

“Mai come oggi, detenuti e prigionieri palestinesi sono attaccati direttamente e deliberatamente da autorità carcerarie e intelligence israeliane che non esistano ad aprire ill fuoco pur di negare loro i diritti basilari”, aggiunge e conclude al-Ashqar. 

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