A Betlemme, manifestazione contro i crimini israeliani.

Di Enrico Bartolomei da Betlemme

Oggi (ieri, ndr), alle ore 17, anche la comunità di Betlemme si è radunata per solidarizzare con le vittime di Gaza e per protestare contro gli attacchi criminali delle forze armate israeliane. Io, Virginia, Stella ed Eleonora (Caschi Bianchi presso l’Alternative Information Center a Beit Sahour) abbiamo deciso di partecipare. Circa 200 persone si sono radunate nel piazzale davanti alla Chiesa della Natività, ognuno con la propria indignazione, la rabbia, ognuno con le proprie bandiere, ognuno con qualcosa da dire. I ragazzi di Fatah sventolano le proprie bandiere gialle e intonano cori. Le bandiere rosse sono delle fazioni di sinistra, un paio sono le bandiere dei movimenti islamici. Il corteo, acceso e pacifico, ha risalito la città vecchia di Betlemme scendendo poi in direzione del Muro di separazione dove c’è il check point per l’accesso alla municipalità di Gerusalemme. Arrivati di fronte al Muro la dimostrazione è continuata: alcuni ragazzi hanno cominciato a battere con le mani una cancellata lì, nel mezzo del Muro, per fare un po’ di rumore. Dalla torretta, una finestra si è aperta e i soldati hanno lanciato delle bombe sonore. A quel punto i dimostranti si sono dispersi, e un gruppo di ragazzi ha reagito alle provocazioni dei militari lanciando sassi contro i vetri della torre militare. I

n risposta è cominciato il lancio di gas lacrimogeni e gli spari. Qualcuno è rimasto a terra, non si è capito se a causa dei gas o se perché contusi o colpiti. Alcuni, imperterriti, hanno continuato la sassaiola, altri li hanno richiamati all’ordine. La maggior parte si allontana o rimane a guardare più distante. Dopo una ventina di minuti la situazione è tornata alla calma. Mentre mi allontanavo per tornare a casa, si sentivano in lontananza gli spari provenienti dal campo profughi “Aida”, facile bersaglio per le incursioni e gli attacchi dell’esercito israeliano in quanto adiacente al Muro di separazione. Insomma, nonostante il macello di Gaza, l’esercito ha ritenuto di dover intervenire anche per sedare queste più che umane, più che legittime dimostrazioni di rabbia.

Oggi si torna a casa non solo con la rabbia e il senso d’impotenza per ciò che sta succedendo a Gaza, nell’indifferenza della comunità internazionale (non si può  chiamare “operazione sproporzionata” dei crimini di guerra), ma con gli occhi e la gola irritati dai gas lanciati dai soldati. Tutto questo è troppo. E’ semplicemente troppo.

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