A due anni da ‘Piombo Fuso’, tra il ricordo dell’orrore e il timore di una prossima guerra d’Israele

Gaza – Speciale InfoPal. Oggi ricorre il secondo anniversario di “Piombo Fuso”, la guerra israeliana che ha lasciato dietro di sé storie di dolore e di lutti, gettando ombra su ogni famiglie, sfigurando case ed edifici pubblici. Da allora, ogni cosa a Gaza aspetta di ripartire e di essere ricostruita. Tuttavia, le quotidiane aggressioni dell'esercito israeliano minacciano una nuova guerra.

La gente è scoraggiata. La popolazione palestinese della Striscia di Gaza è stanca e depressa: sui volti si legge chiaramente il segno dello scoraggiamento e di una vita sotto assedio. I più restano per strada, senza un'occupazione, le donne umiliate e disperate perché non dispongono di acqua pulita o latte per i più piccoli. I palestinesi di Gaza sostengono che merce e beni disponibili non sono adatti nemmeno per il bestiame. Nella guerra denominata “Piombo Fuso”, Israele utilizzò armi altamente tossiche che hanno reso il territorio contaminato e pericoloso.

Ciò resta a due anni da quel massacro. 22 giorni di guerra continuativa, dove 1.500 palestinesi persero la vita, oltre 5.500 furono feriti e rimasero disabili, 20 mila tra abitazioni private e edifici pubblici devastati; ospedali e moschee non furono risparmiate dall'offensiva di Israele.

Il sabato nero. Quel giorno, 27 dicembre 2008, migliaia di cittadini erano per strada e furono presi di sorpresa da tonnellate di esplosivo. Le prime vittime furono poliziotti che stavano partecipando a una festa per la fine del loro percorso formativo.

Il primo giorno furono oltre 200 le vittime, mentre più di 700 furono i feriti. Tra questi ultimi, numerosi sono rimasti sulle sedie a rotelle o hanno subito amputazioni agli arti.

Fu il sabato nero, come gran parte dei media lo definì.

L'invasione via terra, poi, diede inizio ad un brutale massacro di civili. Per oltre 18 giorni, i palestinesi di Gaza rimasero stretti e prigionieri nelle proprie abitazioni o nei ripari di fortuna, mente bulldozer e carri armati dello Stato di Israele erano intenti a distruggere ogni cosa incontrassero sul proprio tragitto.

Il sogno della ricostruzione. Ad eccezione di pochi edifici, tutto quello che fu devastato dalla furia della guerra di Israele contro una popolazione assediata, resta come era due anni fa. I materiali da costruzione continuano ad essere vietati a Gaza e i cittadini rimangono in vana attesa.

Aggirandosi tra 'Azbah 'Abdo Rabbo, una tra le zone più colpite da” Piombo Fuso”, il corrispondente di InfoPal ha incontrato Abu Mohammed al-'Athamnah la cui casa fu totalmente distrutta. Abu Mohammed è deluso e davanti alle macerie della sua casa, non crede alle promesse. Abu Mohammed è stufo delle delegazioni straniere che visitano e scattano fotografie.


L'uomo ha vissuto in una tenda di fortuna per poi passare in una casa costruita con il fango, ma la sua famiglia è numerosa (otto membri) e la casa di terra non potrà reggere alle piogge stagionali.

Divieto di introdurre materiale edilizio. Sebbene sia un organismo delle Nazioni Unite, l'Unrwa, l'Agenzia per i Rifugiati palestinesi, resta impotente di fronte all'intransigenza di Israele. Lo è stata anche durante la guerra “Piombo Fuso”.

Il nostro corrispondente ha incontrato il portavoce locale dell'Unrwa a Gaza, 'Adnan Abu Hasnah, che ha spiegato come quel poco che è stato introdotto a Gaza sia stato destinato a meri restauri di alcune delle scuole colpite.

“Gli sfollati sono troppi e a Gaza vige un deficit abitazioni da almeno cinque anni”, ha sottolineato Abu Hasnah.

In seguito alla guerra, furono tanti gli appelli dall'interno come dall'estero sul pericolo che incombe sulla popolazione.

Allarme contaminazioni. I missili, i proiettili e tutte le armi usate dai soldati di Israele erano combinati con fosforo e uranio; acque, bacini e territorio (per morfologia, quello della Striscia di Gaza è particolarmente esposto all'assorbimento, ndr) sono stati contaminati con sostanze altamente tossiche.

Lo spettro di una nuova guerra israeliana. Da quel 27 dicembre 2010, l'ansia e il terrore, in cui costantemente i palestinesi della Striscia di Gaza devono affrontare una vita sotto assedio, non si sono mai placati.

Le incursioni e gli attacchi aerei sono all'ordine del giorno e, dal canto suo, Israele, non fa mistero di voler ripetere l'aggressione contro la Striscia di Gaza.

I palestinesi di Gaza si dicono convinti che la guerra sia alle porte e analogamente, analisti e politici hanno messo in guardia sulle possibilità che Israele sia seriamente intenzionato a piegare definitivamente la Striscia di Gaza.

Si ricordano le escalation di attacchi via terra e via aerea, i ferimenti al confine, le incursioni e le azioni di spianamento dei bulldozer, le dichiarazioni di guerra.

Intanto, nel dicembre 2010 le vittime palestinesi dei quotidiani attacchi israeliani sono state 16.

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