"A Israele non piace la Svezia". Dal Manifesto.

Da www.ilmanifesto.it del 28 aprile.

Hamas e dintorni
A Israele non piace la Svezia
Maurizio Matteuzzi
Alle autorità dello stato di Israele la Svezia proprio non piace, e neanche la Norvegia. Non solo perché rifiutando l’ostracismo preventivo dell’Unione europea e avendo concesso una chanche a Hamas – che volenti o nolenti ha vinto democraticamente le elezioni di gennaio in Palestina – con il loro invito a Stoccolma e Oslo puzzano di voler «legittimare il terrorismo». Ma anche perché – più modestamente – la Svezia ha rifiutato di partecipare alle prossime operazioni militari multinazionali Spring Flag in programma a Decimomannu, Sardegna, in cui, dall’8 al 25 maggio, forze aeree di Italia, Germania, Belgio Francia Gran Bretagna, Norvegia, Olanda, Svezia e – ecco il punto – Israele simuleranno operazioni internazionali di peace-keeping. Israele e peace-keeping – purtroppo ma evidentemente – sono oggi una contraddizione in termini. Oltretutto lo stato ebraico, come ha detto il ministero degli esteri di Stoccolma motivando il ritiro dei 9 aerei svedesi dalle manovre Bandiera di primavera, «non partecipa attualmente a nessuna operazione di mantenimento della pace» e sembra «poco probabile» che intenda parteciparvi nel prossimo futuro. Né a livello di mondo né a livello di Palestina. Al contrario è stato fin dall’inizio fra i più tenaci propugnatori della «guerra al terrorismo» di Bush in Iraq e spinge indefessamente – facilitato dall’indecente verbosità del presidente Ahmadinejad – ad andare a castigare l’Iran per le sue velleità nucleari (anche senza voler considerare i quotidiani omicidi mirati contro esponenti radicali palestinesi: uno anche ieri a Gaza, per non perdere l’abitudine).
A Israele l’atteggiamento non succube della moderatissima Svezia proprio non va giù. Così ieri il direttore del ministero degli esteri israeliano Ron Prossor ha convocato l’ambasciatore svedese a Tel Aviv Robert Ryddberg per presentargli due proteste precise: primo, la decisione di Stoccolma di concedere visti a esponenti di Hamas – «si legittima il terrorismo» – e, secondo, per il rifiuto di partecipare alle prossime manovre in Sardegna, di cui «sfortunatamente» gli israeliani dicono di non «essere rimasti sorpresi». In quanto «recentemente» hanno rilevato negli svedesi «un atteggiamento molto problematico», «dichiarazioni assurde» e «atteggiamenti illogici».
Ci è rimasto molto male anche il generale Leonardo Tricarico, capo di stato maggiore dell’areonatica italiana, che forse era lo stratega (per conto terzi) della bella operazione Bandiera di primavera. E che, dopo aver ricevuto dall’attaché militare dell’ambasciata di Svezia a Roma la notizia «dell’inaspettata defezione», si è precipitato a telefonare al suo omologo israeliano Eliezer Skhedy – a cui vuol far sapere di essere legato «da solida amicizia» – per esprimergli «comprensione e solidarietà», per garantirgli che il rifiuto svedese «non getta alcuna ombra né pone riserve sui legami professionali e sull’amicizia fra le due aeronautiche» e per tranquillizzarlo che «anzi, l’aeronautica israeliana sarà, se possibile, ancor di più la benvenuta a prender parte all’esercitazione.
Ma, nonostante i salamelecchi del generale Tricarico, il (sacrosanto) no di Stoccolma qualche «ombra» la getta. Più di un’ombra. Un’ombra atlantica, per il progressivo inserimento di Israele nella Nato senza che i parlamenti dei 25 ne abbiano mai discusso; un’ombra europea per la crescente percezione di Israele come parte integrante dell’Ue (senza rendersi conto che così si dà corda agli Ahmadinejad); un’ombra italiana per aver regalato a Israele un trattato di cooperazione militare che coinvolge l’Italia nelle spregiudicate avventure militari di Tel Aviv. Ma questa è roba che riguarda non un qualsiasi generale Tricarico bensì il nuovo governo Prodi. O, come auspica Rutelli, rispetto all’allineamento di Berlusconi alla politica bellicista di Israele continuerà tutto come prima?

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