‘Abbas riceve il Papa a Betlemme

Betlemme – Infopal. Il presidente palestinese Mahmud ‘Abbas ha dichiarato di fronte al Papa che è giunto il momento di porre fine alle sofferenze del popolo palestinese e raggiungere una pace giusta, basata sulla soluzione dei due Stati per i due popoli, che vivano fianco a fianco senza guerre né scontri.

‘Abbas, durante il suo incontro con Benedetto XVI nella città di Betlemme, avvenuto stamattina, ha anche affermato che “il nostro popolo chiede ancora giustizia, e cerca in buona fede di mettere fine alle ostilità” senza soluzioni unilaterali.

Il presidente ha inoltre sottolineato come l'occupazione prosegua nella costruzione del Muro di separazione e tenti così di costringere i cristiani e i musulmani della Terra Santa ad abbandonare la loro patria, allo scopo di ridurre i luoghi di culto a semplici attrazioni turistiche.

Non sono mancate denunce da parte sua nei confronti degli abusi d’Israele ai danni degli arabi di Gerusalemme, quali le repressioni, le persecuzioni, la confisca dei terreni, i divieti di costruzione, la demolizione delle case e l'imposizione di pesanti tasse: tutto questo, secondo il presidente, col fine ultimo di annettere Gerusalemme Est allo stato israeliano.

‘Abbas ha inoltre confermato che “la strada verso la pace è evidente e ha il sostegno di tutta la comunità internazionale, ed è la creazione dello Stato di Palestina a fianco dello Stato d’Israele, con Gerusalemme capitale di entrambi gli stati. A questa soluzione andrebbero ovviamente abbinate una convivenza sicura e stabile e un giusto accordo sul problema dei profughi palestinesi, che si basi sulla risoluzione Onu n. 194 e sia conforme all'iniziativa di pace araba, adottata da cinquantasette paesi arabi e musulmani”.

“La nostra fede nella pace è stabile e forte – ha proseguito ‘Abbas – , così come la nostra determinazione a rimanere nella nostra terra, nonostante tutti i sacrifici e le tragedie della Striscia di Gaza aggredita da Israele”.

Il presidente dell’Anp ha quindi dato al Papa il benvenuto a Betlemme, ricordando la lettera di questi indirizzata agli abitanti d’Israele e Palestina: “La speranza c’è, ed è in un domani senza occupazione né altri impedimenti, senza mura, senza prigionieri e senza profughi, ma con la convivenza, il benessere e la prosperità della Terra Santa. È giunto il momento di porre fine alle sofferenze, che dovranno essere sostituite dall'amore e dalla pace”.

 

 

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