Al-Barghouthi: 'La decisione della Corte Suprema israeliana di cacciare gli abitanti di Sheykh Jarrah è una cosa gravissima'

Ramallah – Infopal. Mustafa al-Barghouthi, deputato presso il Consiglio Legislativo Palestinese, ha affermato che la decisione “razzista” della Corte Suprema israeliana di cacciare gli abitanti del quartiere di Sheykh Jarrah, ad al-Quds (Gerusalemme), è come un “semaforo verde” per le associazioni di coloni che pianificano di cacciare altre decine di famiglie dal medesimo quartiere.

Al-Bargouthi, che è anche segretario generale del Movimento d’Iniziativa nazionale ha poi dichiarato che “la cacciata delle famiglie palestinesi da Gerusalemme e la sua ‘legalizzazione’ da parte della Corte Suprema sono cose gravissime che fanno suonare il campanello d’allarme sul futuro del popolo palestinese in questa città. Ciò richiede pertanto una posizione unitaria per affrontare queste politiche razziste”.

Al-Barghouthi ha poi esortato ad appoggiare i palestinesi di Gerusalemme contro “una campagna mirata ad ebraizzare la città espellendone gli abitanti originari”. Per questo egli sostiene che i negoziati vadano fermati, se “sono accompagnati da un ampliamento delle colonie e dall’ebraizzazione di al-Quds”.

Fonti giornalistiche israeliane hanno riportato che la Corte Suprema ha concesso ad alcune associazioni di coloni di cacciare decine di famiglie palestinesi dalle loro case nel quartiere di Sheykh Jarrah. “Haaretz”, nell’edizione di ieri, riferiva che la Corte Suprema ha dato una risposta ad un ricorso presentato da un gruppo di palestinesi che protesta contro una sentenza israeliana che essi considerano iniqua, riguardante il diritto di proprietà di abitanti di Gerusalemme su un vasto appezzamento nel quartiere, che i rappresentanti dei coloni, in base alla “legge sulla proprietà degli assenti”, affermano essere invece di proprietà degli ebrei.

In base alla nuova sentenza, i responsabili delle associazioni dei coloni ritengono di poter già cacciare dalle loro case, entro due giorni, tre famiglie palestinesi, mentre ancora sono vigenti quelli che essi considerano “contratti d’affitto” tra costoro e i proprietari delle case, in maniera da insediarvi al posto dei palestinesi decine di famiglie ebree.

 

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