Al-Qassam fornisce altri dettagli sulle modalità dell’accordo di scambio di prigionieri

Gaza – InfoPal. Fonti delle brigate 'Izz ed-Din al-Qassam, ala militare di Hamas, hanno pubblicato alcune dichiarazioni, nel fine settimana appena trascorso, nelle quali si chiariscono alcuni punti sull'accordo di scambio dei prigionieri raggiunto con Israele.

“Inizialmente, l'accordo prevedeva la liberazione di 1.050 prigionieri palestinesi, anziché di 1.027”, così ha dichiarato il portavoce di al-Qassam, Abu 'Obeidah.

“I tre prigionieri provenienti dalle Alture occupate del Golan siriano che rientravano nella lista dei prigionieri da liberare sono stati rilasciati mesi fa, mentre altri 20 sui quali Hamas premeva per la liberazione, erano stati scarcerati nel 2009, quando ci impegnammo a trasmettere un video nel quale appariva il caporale Shalit in vita.

“Tra le cause che hanno ostacolato nel tempo la conclusione dell'accordo, vi è stata l'insistenza di Hamas sul rilascio di 44 leader su 50 detenuti da Israele. Lo Stato ebraico si è rifiutato categoricamente di rilasciarli.

“Vogliamo però rimarcare che le nostre richieste sono state accolte per oltre il 90%. Abbiamo ottenuto rilasci di prigionieri palestinesi condannati all'ergastolo, un punto, questo, sul quale Israele è sempre stato ferreo nel respingere.

“Inoltre, mentre Israele si è sempre rifiutato di includere i palestinesi gerosolimitani e quelli provenienti dai Territori occupati nel '48 (all'interno della Linea Verde o Israele, ndr) ricorrendo alla presunzione che fossero 'cittadini di Israele', oggi siamo riusciti ad ottenere la liberazione di 50 di essi, anche tra chi è stato condannato all'ergastolo e, in generale a lunghe pene detentive”.

Sulle deportazioni, il portavoce di al-Qassam ha messo in chiaro: Esiste la possibilità che, dopo anni di allontanamento dalle proprie case, i palestinesi liberati e deportati potranno tornare a casa”.

“Su 260 deportati, Hamas cercherà di chiedere e ottenere da Israele il rimpatrio di almeno 40. Altri resteranno lontani da casa anche per questioni collegate alla loro incolumità fisica. Israele, infatti, non ha escluso nei loro confronti la ripresa della politica extragiudiziale con gli assassinii mirati”. 

Con l'obiettivo di valutarne il rientro dopo alcuni anni di deportazione, Abu 'Obeidah ha reso noto che “egiziani e israeliani si incontreranno una volta all'anno proprio per valutare lo stato dei deportati”.

In una delle dichiarazioni pubblicate sul proprio sito, le brigate al-Qassam hanno rassicurato di non aver condotto alcun accordo in maniera diretta con il nemico sionista, ma di aver rilasciato gli incontri alla mediazione egiziana.

“Questo nonostante abbiamo ricevuto dallo Shabak (servizi d'Intelligence interna di Israele) diverse proposte di incontrarci”.

L'accordo, quindi, sarebbe stato siglato su due fogli separati: uno firmato da Hamas e dai mediatori egiziani, l'altro da questi ultimi e Israele.

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