Alta diplomazia al lavoro per evitare voto all’Onu

Ma'an. Alti dirigenti palestinesi e israeliani hanno tenuto degli incontri a
New York in mezzo ai frenetici sforzi diplomatici per evitare uno sconto sulla richiesta palestinese di adesione piena, in quanto Stato, all’Onu.

Il primo ministro dell’Anp, Salam Fayyad, e il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak hanno tenuto un incontro imprevisto ad alcuni giorni 
dall'inizio dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Il tema dell’incontro è stato la richiesta palestinese d'adesione e la minaccia da parte degli Usa a ricorrere al diritto di veto.
Fayyad ha riferito ai giornalisti che i due hanno parlato di sicurezza e della preparazione dell'Anp a governare.

I dirigenti israeliani non hanno commentato l'incontro.
Nella corsa per unire gli sforzi diplomatici, il Quartetto per il Medioriente (Russia,Usa,Unione Europea e Onu) hanno organizzato delle
riunioni interne.

Il Segretario di stato americano Hillary Clinton ha discusso con la rappresentante degli Affari esteri dell'Unione Europea Catherine Ashton.
Con gli Stati Uniti decisi a fermare il riconoscimento di uno Stato palestinese, Clinton ha affermato che lei e Ashton hanno discusso la via da seguire.

L'inviato del Quartetto, Tony Blair, ha tenuto un incontro separato con il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas incontrerà il Segretario Onu oggi.

Blair ha espresso la speranza in un accordo: “Credo ci sia una via per evitare lo scontro”, ha affermato l'ex primo ministro inglese.
Un diplomatico ha riferito che con così pochi dettagli disponibili riguardo 
la richiesta di riconoscimento palestinese, gli incontri continueranno fino a venerdì, giorno nel quale il presidente palestinese 
Abbas presenterà la richiesta ufficiale all'Onu.
Frustrato per la mancanza di progressi dopo anni di negoziati israelo-palestinesi congelati, Abbas ha detto che chiederà al Consiglio 
di Sicurezza dell'Onu di approvare un'adesione piena di uno Stato palestinese.

Gli Usa hanno affermato che in qualità di membro permanente del Consiglio opporranno il diritto di veto su ogni risoluzione 
a favore delle richieste palestinesi.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha avvertito che qualunque tentativo palestinese attraverso il Consiglio 
di Sicurezza fallirà, auspicando il ritiro della richiesta unilaterale da parte dei palestinesi.

Stati Uniti e Israele insistono sul fatto che solo il dialogo diretto può far raggiungere un accordo su uno stato palestinese.
Se il veto dovesse essere esercitato, i palestinesi potranno rivolgersi direttamente all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, per chiedere 
un elevato status di “osservatore”, e ottenendo quasi con certezza la maggioranza dei voti dei 193 membri. In quel caso nessun veto sarà possibile.

Gli Usa stanno cercando di convincere alcuni membri del Consiglio di Sicurezza di votare contro la proposta palestinese o ad astenersi dal voto. 
Se non si dovessero raggiungere almeno nove voti nessuna risoluzione potrà essere approvata, e non ci sarà la necessità di apporre il veto evitando
l'imbarazzo dopo che il presidente Obama aveva sostenuto, dodici mesi fa, che entro un anno avrebbe voluto assistere alla nascita di uno Stato palestinese.
I voti di Francia, Gran Bretagna e Germania saranno decisivi al Consiglio, considerando che tutti i loro inviati all’Onu hanno affermato 
di non aver preso ancora nessuna decisione.

La volontà dei palestinesi di riprendere il dialogo diretto avrà un ruolo centrale nella loro decisione, hanno fatto sapere gli inviati.

Il riconoscimento dell'Assemblea generale potrebbe incrementare i diritti internazionali, ma alcuni ufficiali sostengono che i palestinesi, in questo caso, 
potranno aderire alla Corte Penale internazionale e lanciare un'accusa contro le operazioni militari israeliane. 

L'inviato del Quartetto, Blair, sta cercando un modo che permetta un ampio riconoscimento dello Stato palestinese
e allo stesso tempo un ritorno al dialogo diretto tra le due parti, fatto che soddisferà anche gli americani.

“Quello che cercheremo di fare nei prossimi giorni sarà trovare una soluzione che possa permettere le legittime aspirazioni a un riconoscimento 
dello Stato contemporaneamente alla riattivazione dell’unico mezzo che possa permettere la nascita di quello Stato, 
cioè i negoziati diretti tra le due parti”, ha detto Blair alla Tv ABC.

 

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