Amici islamici, fateli smettere.

Da www.ilmanifesto.it del 16 settembre

intervista
«Amici islamici, fateli smettere»
«Chi incita all’odio con facili polemiche crea solo danni all’Islam. E Al Jazeera è complice». Parla il sociologo Stefano Allievi
Eleonora Martini
«Amici musulmani, fateli smettere. Mettete a tacere chi fa sfoggio di facile retorica polemica, con il solo scopo di accaparrarsi visibilità. Chi fomenta ulteriori conflitti reca solo all’Islam l’ennesimo danno di immagine». E’ quasi un appello accorato quello che Stefano Allievi – sociologo, docente all’Università di Padova, saggista e profondo conoscitore dell’Islam italiano e europeo – si sente di fare, malgrado sia «rimasto quasi sbigottito» davanti alle parole di papa Ratzinger, visto che «negli ultimi giorni i suoi discorsi erano più anti occidentali che anti islamici».
Qual è stato l’errore più grossolano del papa agli occhi della comunità islamica: aver citato una frase del 1400 dell’imperatore di Costantinopoli, Manuele II Paleologo, che essendo allora in lotta contro i turchi e i musulmani attaccava duramente il Corano paragonandolo ad una fonte di odio e violenza, o il solo fatto di aver interpretato il Corano?
Credo che il papa abbia fatto un gigantesco errore comunicativo di cui non immaginava le conseguenze. Il suo era un discorso più da teologo, da professore, buono per una platea universitaria, ma non adatto ad un capo spirituale. Con questa sola mossa ha dilapidato il gigantesco capitale di simpatia che papa Wojtyla aveva ottenuto nel mondo islamico, perché era percepito come un uomo spirituale, testimone di fede e capace di gesti coraggiosi, come quello di andare a pregare in una moschea. Ma il gesto di Ratzinger, tra l’insipienza e l’incomprensione, dimostra anche la sua svolta politica rispetto al suo predecessore nel rapporto con l’islam. Non a caso ha abolito il dicastero dedicato al dialogo tra religioni considerando l’argomento nell’alveo del dialogo tra culture. Detto questo, è evidente che nessuno avrebbe avuto da ridire se avesse interpretato il Corano in senso positivo. E invece si è inserito nella forte controversia tra chi pensa che il Corano debba essere interpretato e chi crede invece che vada preso alla lettera, pretendendo naturalmente di indicare quale parte vada considerata.
Una controversia che spesso si è tradotta in persecuzione degli esegeti del Corano...
Sì, come dimostrano i recenti casi del sudanese Mahmud Taha impiccato nel suo paese per aver lavorato all’interpretazione del libro sacro, e del professore Nasar Abu Zayd esule processato in Egitto come apostata. Ma 30 anni fa non sarebbe accaduto: all’emergere dell’islam politico si è accompagnato il montare del letteralismo islamico. Gli ermeneuti seri vengono processati e così i letteralisti hanno buon gioco. Sono convinto, però, che loro non rappresentano il pensiero islamico, ma hanno solo molte garanzie politiche che li rendono vincenti.
E’ il caso del «Gran Muftì» turco Ali Bradakoglu e del ministro degli esteri pakistano che per primi hanno reagito alle parole del papa?
Come è già accaduto con le vignette danesi, e con il caso di Salman Rushdie, coloro che reagiscono per primi non sono i più autorevoli: sono in crisi di legittimità e vanno in cerca di popolarità, che raggiungono grazie alle tv arabe. Il «Gran Mufti» è un impiegato di un ministero statale, la Direzione per gli affari religiosi, inventato da Ataturk, l’uomo che ha laicizzato la Turchia. Non è un leader religioso o carismatico e così facendo ha ottenuto visibilità a buon mercato. I pakistani, poi, rappresentano la carne da macello di queste vicende e spesso sono manovrati: sono morti a decine davanti alle ambasciate in Pakistan senza aver mai letto un libro di Rashdie o aver mai visto una vignetta. Ora naturalmente si avrà l’effetto valanga, anche perché televisioni come Al Jazeera – osannata anche dalla sinistra come la Cnn del mondo arabo – su queste cose ci marciano parecchio. Ha fatto un servizio che la Cnn non avrebbe mai fatto: ha mandato in onda un piccolo stralcio del discorso del papa e subito ha gridato all’offesa dell’islam. Al Jazeera non può essere più vista nel ruolo di tv alternativa, indipendente e democratica, ma come un attore politico e non solo mediatico.
Eppure Benedetto XVI aveva nei giorni scorsi criticato l’occidente, la sua mancanza di valori, il suo disprezzo per il sacro, e aveva rinnovato la sua condanna all’evoluzionismo di Darwin. Tutti punti di forza del pensiero fondamentalista islamico. Se non è bastato a suscitare indulgenza, non sarà perché il papa è percepito nell’islam come il simbolo massimo dell’occidente?
No, anche perché la critica dei fondamentalisti islamici è all’immagine di un occidente libertino e decadente, non certo quello cristiano incarnato dal papa. Infatti Karol Wojtyla era molto amato, perché aveva condannato la guerra e i suoi interventi erano spesso coraggiosi e sentiti verso i poveri e il terzo mondo.
E in Italia, come ha reagito e reagirà la comunità islamica?
Esattamente come altrove, anche qui ci sono spiriti esagitati che dalla polemica guadagnano visibilità e fomentano gli altri che, al più, hanno visto solo lo spezzone di Al Jazeera. Ma la maggioranza, compresi gli attori politici come l’Ucoii, hanno tutto l’interesse a placare gli animi e chiedono uno sforzo di comprensione e contestualizzazione. Non mi aspetto polemiche particolari in Italia, anche perché l’aiuto ai migranti è in stragrande maggioranza in mano a organizzazioni cattoliche. Bisogna stare attenti, perché è una vicenda complicata. Se non si ferma tutto presto nell’interesse di tutti, potrebbe diventare molto peggio della crisi delle vignette blasfeme danesi.

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