Amministrazione Usa e Medio Oriente.

 
Conflitto tra retorica e realtà
 
La retorica dell’Amministrazione Bush sulla politica in Medio Oriente sta separandosi ormai dalla politica stessa, sull’esempio di quanto accadeva nell’ Unione Sovietica. In base alla retorica, gli USA hanno posto la democratizzazione al centro della loro strategia con netto cambiamento rispetto al passato di appoggio ai dittatori locali e ai gruppi etnici prevalenti a livello locale. Nella pratica – specialmente nell’ultima guerra in Libano – la strategia degli USA poggia sulle capacità dei regimi filoamericani autoritari come quelli dell’Egitto, della Giordania e dell’Arabia saudita nel controllare l’odio per l’America e Israele. Per tenere in piedi questi regimi, Washington punta sulla paura dell’espansione dell’influenza sciita dell’Iran. Ma questa è stata proprio la strategia degli Usa nel passato, tranne nei periodi nei quali Saddam Hussein e il suo Iraq giocavano il ruolo di ‘guardia del corpo regionale’.
 
Per restare vivi gli iracheni cambiano nome
 
La gente a Baghdad chiede di cambiare nome sulla carta d’identità. Gli iracheni hanno paura che il loro nome, rivelando la loro origine sciita o sunnita, diventi per loro una sentenza di morte. Non c’era nulla di strano nel giovane allo sportello dell’ufficio, con quei documenti in mano, eccetto il suo nome: Saddam Hussein al-Majid. “Tutti e tre i nomi rimandano a Saddam Hussein, incredibile!”, dice l’impiegato con una risata. Il signor Hussein si dispera: “Cosa posso fare?”. Il nome lo hanno scelto i suoi genitori, non lui. Ora cerca di evitare di pagare con la vita quella scelta. Vuole cambiare il nome in Sajad, gradito agli sciiti. Hussein, un arabo sciita, sa benissimo che i miliziani potrebbero credere dal suo nome che è sunnita. L’uomo dietro di lui, in coda, vuole cambiare il nome in Jabar, uno dei 99 nomi con quali l’Islam chiama Dio. Nei primi 7 mesi dell’anno, almeno mille iracheni hanno cambiato nome ufficialmente, molti di più che dopo l’invasione americana nel 2003, dice Yaseen Tahir al-Yasiri, direttore del dipartimento carte d’identità del ministero dell’Interno. La maggior parte sono sunniti. La corsa al cambiamento del nome è cominciata dopo le bombe nella moschea di Samarra a febbraio e l’ondata di violenza settaria.
http://www.nytimes.com/2006/09/06/world/middleeast/06identity.html?hp&ex=1157601600&en=bd26734bd39df052&ei=5094&partner=homepage

Iran accetta la soluzione a "due stati" in Medi Oriente
 
 Mohammad Khatami, ex presidente iraniano attualmente negli Stati Uniti per una visita a carattere privato di due settimane, ha dichiarato che l’Iran accetterebbe la soluzione dei due Stati in Medio Oriente se il governo palestinese di Hamas fosse d’accordo. In un’intervista al Financial Times Khatami prende così le distanze dal suo successore alla presidenza, Mahmoud Ahmadinejad, che ha definito l’Olocausto un mito e ha detto che Israele dovrebbe essere cancellata dal mappamondo. Khatami, esponente riformatore del clero sciita e il più importante politico iraniano a visitare gli USA dopo la rivoluzione del 1979, nella scorsa fine settimana ha entusiasmato 13mila americani mussulmani alla convention della Islamic Society of North America poco fuori Chicago. L’ex presidente iraniano ha fatto sapere di non condividere le parole del suo successore, Mahmoud Mhmadinejad, quando auspica la distruzione di Israele ma si e’ detto concorde sul sostegno alle milizie Hezbollah definite da Khatami "un’organizzazione di resistenza". Sul fronte nucleare, Khatami ha fatto muro con l’attuale presidente iraniano sostenendo che il governo di Teheran non ha nessuna intenzione di costruire armi atomiche. Khatami ha detto anche che il suo Paese è molto turbato dall’eventualità di un attacco militare da parte degli Stati Uniti. Ma dopo l’Iraq, ha concluso, gli USA non attaccheranno. 
 
Un compito familiare per le truppe delle Nazioni Unite in Libano
 
Dopo aver sottolineato un piccolo ritardo dei soldati italiani nel raggiungere il suolo libanese, a causa delle cattive condizioni del mare, l’articolo della Bbc mette in relazione la risoluzione 455 dell’Onu che risale al 1978 e l’attuale risoluzione la 1701, a voler dimosrare che poco è cambiato tra le due e nel corso di tutti questi anni. Tant’è che la sfida per la comunità internazionale oggi è quella di rendere questa nuova missione diversa e di successo. Entrambe le risoluzioni esprimono la preoccupazione della comunità internazionale e richiamano entrambe le parti al rispetto dei confini e della giurisdizione. La risoluzione 425 (marzo del 1978) richiede "rispetto rigoroso per l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza politica del Libano nei confini riconosciuti internazionalmente". La risoluzione 1701 (agosto del 2006) richiede "sostegno per l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza politica del Libano nei confini riconosciuti internazionalmente". Allora, come ora, Israele è invitato a comportarsi così: La risoluzione 425 (marzo del 1978) "invita Israele a cessare immediatamente le azioni militari contro l’integrità territoriale libanese e ritirare immediatamente le relative forze da tutto il territorio libanese". La risoluzione 1701 (agosto del 2006)"richiede… la cessazione immediata da parte di Israele di tutte le offensive militari" e "il ritiro di tutte le relative forze dal Libano del sud". E per concludere, si è deciso, che le Nazioni Unite dovranno inviare le truppe per far rispettare la risoluzione Risoluzione 425 (Marzo Del 1978): "una forza di interim delle Nazioni Unite allo scopo di confermare il ritiro delle forze israeliane… ed aiutare il governo ad esercitare la sua autorità".


 

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