Amnesty international: commissione israeliana limitata e inaffidabile

Betlemme – Ma'an. Amnesty international si è unita alle critiche nei confronti dell'indagine proposta da Israele sulla sua azione militare ai danni della Freedom Flotilla, in quanto mancherebbe di trasparenza e affidabilità nell'esaminare le cause della morte di nove attivisti durante l'operazione. La commissione approvata da Israele include tre inquirenti, più due osservatori internazionali.

“La struttura di questa commissione governativa rappresenta una delusione e un'occasione mancata” ha commentato Malcolm Smart, direttore di Amnesty international per il Medio Oriente e il Nord Africa, aggiungendo che essa “non sembra né indipendente né abbastanza trasparente, ai due osservatori internazionali potrebbe essere negato l'accesso a informazioni fondamentali, e le conclusioni della commissione potrebbero non essere utilizzate in successive azioni giudiziarie.”

Agli inquirenti non sarà permesso interrogare membri dell'esercito israeliano coinvolti nella pianificazione e nell'esecuzione dell'operazione contro la Mavi Marmara, eccetto il capo di Stato maggiore, e nulla fa comunque immaginare che i risultati o le raccomandazioni dell'inchiesta saranno vincolanti.

A guidarla sarà il giudice Jacob Turkel, ex membro dell'Alta corte israeliana ed esperto in legge civile, che ha anche presieduto alcune sedute del tribunale militare.

Gli altri due membri israeliani saranno Amos Horev, generale maggiore in pensione, e Shabbtai Rosen, professore di legge internazionale all'Università di Bar Ilan ed ex delegato d'Israele presso le Nazioni Unite.

I due osservatori esterni – David Trimble, ex primo ministro dell'Irlanda del Nord, e Ken Watkin, ex capo della magistratura militare in Canada – potranno solo assistere alle udienze e alle discussioni della commissione. Qualsiasi informazione che il presidente della commissione consideri “quasi certamente passibile di causare danni sostanziali” alla sicurezza nazionale israeliana verrà taciuta ai due.

Anche il loro rapporto finale potrà essere censurato sulla base di motivazioni simili, previa consultazione con quelli che sono stati vagamente chiamati “gli organi autorizzati”.

“I procedimenti della commissione devono essere pubblici e trasparenti, e permettere l'accesso a tutte le fonti d'informazione” ha dichiarato Malcolm Smart. “Alle considerazioni politiche del governo israeliano non andrebbe permesso di determinare quali fatti diffondere”.

Non è chiaro neanche se e in quale misura la commissione avrà accesso a tutta la documentazione, inclusi i filmati sequestrati alle crew televisive e ad altri passeggeri delle navi della Flotilla, o in che modo interrogherà gli attivisti internazionali che si trovavano a bordo.

“La decisione che quanto verrà scoperto dalla commissione non potrà essere usato in futuri procedimenti legali è particolarmente preoccupante: essa mette infatti in discussione la possibilità che chiunque venga riconosciuto come autore diretto o indiretto di violazioni dei diritti umani venga giudicato colpevole”.

Israele, come tutti gli stati, ha l'obbligo di perseguire e punire i perpetratori di crimini considerati tali dalla legge internazionale, ha ricordato Amnesty. Oltre a questo, i singoli comandanti ed i loro superiori possono essere ritenuti responsabili della condotta dei loro subordinati. L'indagine israeliana dovrebbe quindi riaffermare il dovere dello stato d'Israele a combattere l'impunità.

Anche riguardo alla questione dell'assedio di Gaza sono stati definiti limiti cruciali: mentre l'esame delle “circostanze di sicurezza intorno all'imposizione dell'embargo navale” è incluso nel mandato della commissione, a questa non è stata concessa la libertà d'indagare più in generale la legalità del blocco israeliano, che ostruisce le vie di terra, aria e mare.

L'inchiesta israeliana “non deve deviare l'attenzione dall'ininterrotto embargo di Gaza, che Israele deve rimuovere immediatamente” ha quindi avvertito Smart. L'assedio “rappresenta una punizione collettiva e una violazione evidente degli obblighi legali d'Israele in quanto potenza occupante”.

Amnesty ha richiamato anche un'altra vecchia questione giudiziaria rimasta in sospeso: nonostante le ripetute richieste dell'Assemblea generale dell'Onu, Israele, diciotto mesi dopo la fine dei suoi 22 giorni di operazione militare a Gaza, non ha ancora condotto indagini “indipendenti, credibili e in conformità con gli standard internazionali” sui possibili crimini di guerra e su altre possibili violazioni gravi della legge internazionale commesse dalle sue forze armate. Questi reati sono stati riportati dalla Missione investigativa delle Nazioni Unite sul conflitto a Gaza e nel sud d'Israele”. 

L'associazione ha quindi concluso chiedendo per la morte dei nove attivisti della Flotilla un'indagine internazionale rapida, credibile e affidabile, guidata da persone di riconosciuta imparzialità, competenza ed esperienza. Israele stessa dovrebbe offrire la sua piena collaborazione a questo tipo d'inchiesta.

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