Amnesty International: Israele deve porre termine agli omicidi illegali dei palestinesi e fermare i bombardamenti indiscriminati.

AMNESTY INTERNATIONAL

 

 

Comunicato Ufficiale n° 149

 

12 giugno 2006

 

Israele/ Territori Occupati

 

 

Israele deve porre termine agli omicidi illegali dei Palestinesi e fermare i bombardamenti indiscriminati.

 

Amnesty International fa appello ad Israele, perché ponga fine immediatamente ai bombardamenti indiscriminati e alle incursioni aeree sulla Striscia di Gaza, che hanno provocato negli ultimi mesi la morte e il ferimento di decine di civili palestinesi, fra cui diverse donne e bambini.

 

Durante l’ultimo attacco, nel pomeriggio del 9 giugno 2005, sono stati uccisi sette appartenenti alla stessa famiglia palestinese; altri dieci civili sono stati feriti quando le forze israeliane hanno colpito ripetutamente con l’artiglieria la spiaggia nella parte nord della Striscia di Gaza, dove vi era una folla di famiglie palestinesi, che trascorrevano tranquillamente il primo week end delle vacanze scolastiche.

 

La granata israeliana ha ucciso Ali Issa Ghalia, con Raissa, la moglie, ed i cinque figli – 4 ragazzine di due, quattro, 15 e 17 anni, e un bimbo di un anno -, ferendo altri famigliari, di cui due bambini. Nell’esplosione sono pure stati feriti altri 30 civili (fra cui più di dieci bambini), che si trovavano nelle vicinanze.

 

Amnesty International raccomanda alle autorità israeliane di garantire che l’inchiesta, che sostengono di aver aperto, sia approfondita ed imparziale e che ne siano resi pubblici i risultati, di assicurare alla giustizia i responsabili dell’uccisione di civili disarmati, di prendere immediati provvedimenti affinché fatti simili non si ripetano più.

 

I sette membri della famiglia Ghalia sono state le ultime vittime nel crescente numero di colpiti dagli attacchi israeliani, sempre più frequenti e sproporzionati, contro la Striscia di Gaza.

 

Hadeel Ghaben, di 7 anni, è stata uccisa il 10 aprile da una granata israeliana caduta sulla sua casa, a Beit Lahia, nel Nord della Striscia di Gaza; nell’attacco sono state ferite anche la mamma e gli otto fratellini, più altri due bambini del vicinato.

 

In un altro attacco, il 19 maggio, un missile lanciato dalle forze israeliane contro un veicolo in moto in una strada affollata di Gaza, ha ucciso e ferito sei componenti della famiglia Aman; sono stati uccisi Muhand, di 7 anni, la mamma, Na’ima, e la nonna, Hanan, mentre sono rimasti paralizzati la sorella Mariya, di 4 anni, e lo zio Nahed.

 

Dalla fine di marzo, l’esercito israeliano ha lanciato circa 6.000 granate e più di 80 missili contro la Striscia di Gaza, uno dei posti più densamente popolati al mondo.

 

Secondo i funzionari israeliani, l’intensa attività di artiglieria e di bombardamenti aerei è una risposta al lancio di oltre 200 missili fabbricati artigianalmente (Qassam) nel Sud di Israele, ad opera di gruppi armati palestinesi che operano nella Striscia di Gaza. I Qassam, che secondo questi gruppi rispondono agli attacchi israeliani, colpiscono indiscriminatamente i civili, mettendone a repentaglio la vita. Sebbene in pratica siano quasi sempre caduti in campi aperti, uno di essi, lanciato il giorno 11 giugno, ha ferito tre civili israeliani. Amnesty International fa nuovamente appello all’Autorità Palestinese perché prevenga ulteriori attacchi di gruppi armati palestinesi, con Qassams o altre armi, contro la popolazione civile di Israele.

Dall’inizio del 2006, l’esercito israeliano ha ucciso più di 130 palestinesi, molti dei quali disarmati; fra questi vi erano più di 20 bambini. Nello stesso periodo, 16 israeliani, fra cui 2 bambini, sono stati uccisi dai gruppi armati palestinesi.

 

Nonostante che i funzionari di Israele sostengano che i soldati aprano il fuoco solo quando siano in pericolo di vita, e che rispondano solamente al fuoco palestinese, il gran numero di palestinesi disarmati, fra cui più di 600 bambini, uccisi dalle forze israeliane negli ultimi cinque anni e mezzo, indica qualcosa di diverso.

 

Le autorità israeliane hanno espresso rammarico per alcune delle uccisioni di civili palestinesi – in genere nei casi che attirano l’attenzione dei media internazionali -, sostenendo che erano avvenute a causa di errori. Ma tali autorità, che sono responsabili della condotta delle forze armate, sono pienamente consapevoli che l’uso di certe armi e certi proiettili, in simili condizioni, portano invariabilmente ad uccidere o a ferire i passanti, bambini compresi.

 

Molte uccisioni di palestinesi causate dalle forze israeliane con azioni indiscriminate quali spari, cannoneggiamenti da carri armati e bombardamenti aerei, sono state illegali; sono state portate avanti perseguendo la politica del governo, come è messo in evidenza dal fatto che le autorità ne fossero a conoscenza e le approvassero, pienamente consapevoli delle conseguenze di una tale prassi.

 

Le espressioni di rammarico delle autorità israeliane suonano false, poiché queste mancano di cambiare il comportamento delle forze armate e di predisporre le azioni di salvaguardia necessarie ad impedire simili uccisioni.

 

Amnesty International fa ancora una volta appello alle autorità d’Israele, affinché:

        prendano misure concrete per porre immediatamente fine ad azioni militari indiscriminate, casuali e sproporzionate;

        garantiscano che tutte le uccisioni di palestinesi da parte delle forze israeliane siano subito inquisite in modo indipendente, e che chiunque sia scoperto essere responsabile di uccisioni illegali di civili sia perseguito penalmente.

 

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