Amnesty: ‘Trovato il fosforo bianco’.

 

Da www.repubblica.it

Il ministro degli Esteri Livni: “Sono in pace con me stessa”. Incontro con Frattini
Mercoledì vertice Ue. Abu Mazen: “Governo di unità nazionale e nuove elezioni”

Gaza, “ritiro completo entro domani”
Amnesty: “Trovato il fosforo bianco”

GAZA – Le truppe israeliane continuano il ritiro dalla Striscia di Gaza dopo i 22 giorni di attacco mosso per fermare l’aggressione di Hamas al territorio israeliano confinante. Il cessate il fuoco, rispettato da entrambe le parti in guerra, ha permesso ai civili palestinesi di cominciare a valutare le distruzioni e le perdite subite con l’operazione Piombo Fuso.

Ritiro nel giorno di Obama. Fonti israeliane fanno sapere che il ritiro subirà un’accelerazione domani, in coincidenza con la cerimonia di insediamento del nuovo presidente americano Barack Obama, come segno di disponibilità verso la nuova Amministrazione. E sempre domani sarà a Gaza il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, prima figura pubblica straniera a mettere piede nella Striscia dopo l’avvio delle operazioni militari. Il capo dell’Onu si recherà poi nel Sud di Israele, la zona sottoposta ai lanci di razzi di Hamas.

Il bilancio politico. Le due parti in conflitto rivendicano ciascuna la vittoria di un confronto che ha coinvolto in primo luogo la popolazione civile disarmata. Il movimento integralista islamico Hamas non ha dubbi: essendo riuscito a resistere per tre settimane alla potente macchina militare israeliana la vittoria è sua. Si tratta di una ”vittoria di popolo”, ha affermato il premier di Hamas Ismail Haniyeh.

Non solo Hamas si dichiara certo della vittoria ma dichiara pure con uguale sicurezza che tutti i tentativi di impedirgli il riarmo sono destinati a fallire. Il portavoce delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, braccio armato di Hamas, Abu Obeida, in una conferenza stampa a Gaza City, ha dichiarato che ”produrre le nostre sante armi è la nostra missione e noi sappiano dove reperirle”. Inoltre, ha aggiunto, ”tutte le opzioni sono aperte” se Israele non completerà il ritiro delle sue truppe da Gaza entro una settimana.

Israele afferma a sua volta di aver realizzato tutti gli obiettivi dell’operazione Piombo Fuso. Hamas, a suo giudizio, ha subito un colpo durissimo e ora Israele ha anche l’impegno di una parte della comunità internazionale a impedirne il riarmo. ”Se Hamas dimostrerà di aver capito il messaggio, potremo fermarci – ha detto il ministro degli Esteri Tzipi Livni – Ma se continuerà a sparare, allora proseguiremo”. ”Dovevamo condurre questa operazione. Sono in pace con il fatto che l’abbiamo fatta”, ha dichiarato ancora Livni. Rispondendo a una domanda sulle vittime civili palestinesi, il ministro ha detto che ”questo è il prodotto delle circostanze”, tornando ad accusare Hamas di aver usato i civili come scudi umani.

Il bilancio delle vittime. Mentre i bulldozer cominciano a rimuovere le macerie dalle strade delle poverissime città della Striscia e da Gaza City, si cominciano a fare i conti delle vittime e dei danni. Il bilancio dei 22 giorni di fuoco sulla Striscia è drammatico: 1300 persone sono morte, di cui almeno 700 civili. Secondo Hamas, i militanti uccisi sono 112, mentre 180 sarebbero i poliziotti morti. Sul fronte di Israele, le perdite sono dieci soldati e cinque civili. Cinquemila le case distrutte, 16 edifici governativi e venti moschee rasi al suolo dai bombardamenti. I danni materiali, secondo i palestinesi, arrivano a 1,9 miliardi di dollari.

Il re dell’Arabia Saudita Abdullah ha promesso aiuti per un miliardo di dollari per la ricostruzione. Israele ha aperto tre valichi di frontiera per permettere ai convogli umanitari di raggiungere la popolazione, affamata e priva di beni di prima necessità e medicine.

Su chi dovrà poi gestire questi aiuti, la polemica è già aperta. L’Anp, i paesi arabi moderati e probabilmente anche l’Ue non vogliono però che a ricevere i fondi e a gestire la ricostruzione sia Hamas. Israele, a sua volta, secondo una fonte diplomatica occidentale, vuole esercitare uno stretto controllo sugli aiuti e sul piano di ricostruzione per evitare progetti che possano beneficiare Hamas.

“Elezioni subito”. Il premier dell’Autorità palestinese Salam Fayyad ha intanto lanciato un appello per la costituzione, in tempi brevi, di un governo di ”riconciliazione nazionale”, composto da personalità gradite dalle fazioni palestinesi, soprattutto dalle due maggiori organizzazioni rivali, Al Fatah e Hamas. Il presidente Abu Mazen ha formulato la stessa richiesta, auspicando elezioni immediate nella Striscia. La creazione di un governo di unità nazionale, dice il presidente francese Nicolas Sarkozy, permetterebbe anche all’Unione Europea di revocare le sanzioni economiche imposte a Gaza dopo l’arrivo al potere di Hamas.

L’Europa e Frattini. Mercoledì a Bruxelles i ministri degli Esteri della Ue si riuniscono per discutere la situazione di Gaza, alla presenza del ministro Livni. Domenica prossima un nuovo incontro è stato convocato alla presenza di rappresentanti di Egitto, Turchia e Autorità nazionale palestinese.

E’ intanto arrivato nell’area anche il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini, che oggi ha incontrato la collega Livni, domani vedrà il premier Ehud Olmert e il ministro della Difesa Ehud Barak. E’ in programma anche una puntata a Ramallah per vedere il premier palestinese Salam Fayyad.

La denuncia dell’Onu. “Circa un quinto delle nostre strutture, tra scuole, magazzini, strutture di accoglienza e uffici hanno subito danneggiamenti di vario tipo nei bombardamenti israeliani”. Lo ha detto all’agenzia Misna Chris Gunnes, portavoce dell’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi (Unrwa). “Abbiamo circa 50.000 persone rifugiatesi nei nostri centri che devono essere nutrite tutti i giorni” ha affermato Gunnes. “Ormai circa l’80% della popolazione di Gaza dipende dagli aiuti umanitari”. Inoltre, dopo il massiccio bombardamento del 15 gennaio, nel quale anche i magazzini dell’agenzia sono stati colpiti da bombe che hanno provocato un forte incendio “non abbiamo ripreso tutta la nostra capacità operativa, e questo ci limita nelle attività di sostegno alla popolazione”. Oltre ad aiuti alimentari, alla popolazione di Gaza vengono distribuiti kit sanitari per pulire l’acqua e renderla potabile, “al fine di evitare il diffondersi di epidemie, un rischio concreto che in questo momento è rafforzato dalle pessime condizioni in cui versa il sistema di acque reflue, oramai al collasso”.

La tregua dei combattimenti, in corso da ieri mattina, ha consentito inoltre l’accesso nel territorio di una cinquantina di medici stranieri per sostenere e dare il cambio ai dottori palestinesi, costretti negli ultimi giorni, a lavorare a ritmi frenetici sotto le bombe. Mancano però ancora i materiali di emergenza e si lavora con poche ore di elettricità al giorno, ricorrendo ai generatori.

“Fosforo bianco”. Ma con l’ingresso di testimoni esterni nella Striscia, finora resa inaccessibile a giornalisti e operatori umanitari, cominciano a filtrare anche i retroscena dell’attacco. Un gruppo di operatori di Amnesty International ha potuto verificare tracce di uso di fosforo bianco in zone abitate e anche in aree frequentate da bambini. Un’azione che l’organizzazione umanitaria definisce “crimine di guerra” da parte di Israele. Gli operatori hanno trovato obici ancora fumanti, e hanno spiegato che l’utilizzo di questa sostanza – che serve a creare una cortina fumogena in grado di nascondere l’azione delle truppe a terra – è altamente pericolosa per le persone. Anche i funzionari dell’Onu avevano denunciato l’uso di fosforo bianco nell’attacco contro le loro sedi, venerdì scorso.

(19 gennaio 2009)

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