‘Ancora una volta al passo degli ultimi…’.

 
Riceviamo da don Nandino Capovilla di Pax Christi e pubblichiamo.

ANCORA UNA VOLTA AL PASSO DEGLI ULTIMI…

Gerusalemme, 1 agosto 2008

In queste ore, mentre facciamo i primi passi sulla amatissima e martoriata terra di Palestina e Israele, i piedi di Silvia e di Alessandro, di Debora e Carlotta e degli altri volontari di "Ricucire la Pace", si uniscono a quelli di altre donne e uomini di pace israeliani, palestinesi e internazionali che ad At Twani, stanno coraggiosamente camminando a fianco dei piccoli che vedete nella foto allegata.

Marciano per chiedere dignità, per invocare il rispetto dei diritti umani fondamentali, per denunciare la colonizzazione e l’espropriazione della loro terra e vogliono scuotere dai loro piccoli sandali la polvere di immani ingiustizie che tolgono speranza alle loro giovani vite.

Per questo anche noi insieme a Pax Christi Italia siamo ancora una volta partiti per la Palestina e Israele, e ancora scegliamo di camminare con il passo degli ultimi e dei piccoli, il passo delle vittime.

Sono esperienze straordinarie di lotta popolare nonviolenta che i media tacciono e tutti noi dobbiamo quotidianamente amplificare. Sono i passi dei volontari dell’Operazione Colomba che leggerete nell’ALLEGATO 1 e quelli di Vittorio e degli altri internazionali di 15 paesi che tenteranno di sbarcare a Gaza con degli aiuti umanitari per rompere
l’assedio e ricordare al mondo la più grande prigione del mondo (ALLEGATO 2).

E’ il passo di chi, nonostante il perverso sistema di occupazione blocchi strade e vite, movimento e respiro, cammina leggero e forte sulla sua terra,
in attesa della liberazione che verrà – lo crediamo – dal coraggio e dal desiderio di vita e futuro dei ragazzi di At Twani.

il team italiano di RICUCIRE LA PACE 2008, Pax Christi Italia

Allegato 1

I BAMBINI DI AT TWANI MARCIANO CONTRO L’OCCUPAZIONE,

contro la violenza dei coloni e l’espansione delle colonie  nelle colline a sud di Hebron.

 

La marcia dei bambini  si svolgerà il 2 agosto  dal villaggio di At-Tuwani a quello di Tuba. I partecipanti consegneranno un "Ordine di demolizione" ad una costruzione dell’outpost illegale israeliano, che fa parte della continua espansione di Havot Ma’on, un insediamento outpost israeliano illegale sia per il diritto internazionale sia per le leggi israeliane.  Con i loro genitori i bambini marceranno dal villaggio di At-Tuwani a quello di grotte di Tuba. Cammineranno lungo una strada sulla quale i coloni isareliani nazional-religiosi attaccano regolarmente e minacciano i bambini dei villaggi di Tuba e Maghaer che si recano alla scuola elementare ad At-Tuwani.

 

I genitori dei bambini palestinesi stanno organizzando la marcia per richiamare l’attenzione sulla violenza alla quale sono soggetti i bambini, la scarsa efficacia dell’esercito israeliano nel proteggerli e la continua espansione degli insediamenti ed outpost israeliani. 

 

Lo scorso 23 luglio, quando l’esercito israeliano non si è presentato all’appuntamento per accompagnare i bambini, tre coloni, uno dei quali con il volto coperto ed un bastone, hanno inseguito i bambini mentre camminavano lungo un sentiero tra le colline.

 

L’ultimo attacco ai bambini e agli internazionali invece è avvenuto domenica 27 luglio. I volontari dell’Operazione Colomba hanno testimoniato che “i coloni nazional-religiosi dell’avamposto-insediamento israeliano di Havat Maon – Hill, hanno attaccato lanciando pietre ed inseguendo 14 bambini palestinesi che tornavano a casa nei villaggi di Tuba e Magher el Abeed dopo aver partecipato al campo estivo di animazione per bambini nel vicino villaggio di At-Tuwani.

 

Un volontario internazionale del CPT (Christian Pacemaker Team), che  accompagnava i bambini, è stato colpito con un sasso ad una gamba ed assalito da due coloni che lo hanno picchiato colpendolo ripetutamente alla testa con la telecamera che il ragazzo aveva con sé.

 

Da giorni l’esercito israeliano si rifiuta di accompagnare i bambini nonostante la Commissione per i Diritti dei Bambini del Parlamento Israeliano abbia deliberato l’obbligo di scorta da parte dell’Esercito Israeliano perché i bambini sono già stati attaccati più volte dagli stessi coloni”.

 

I volontari di Operazione Colomba,

Corpo Nonviolento di Pace dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. 

 

e mail: operationdove@gmail.com

website: www.operationdove.org

cellulare: 0548 130 634 – 0547 382 452

Allegato 2

Cari di Pax Christi,

 

Fra poco meno di due settimane cercherò di entrare a Gaza.

Con una quarantina di attivisti per i diritti umani provenienti da 15 paesi diversi, compresi palestinesi e israeliani, e un carico di aiuti umanitari abbiamo deciso di sbarcare sulle coste della Palestina.

Il primo di agosto ci ritroveremo a Cipro, e il 5 salperemo su alcune barche che abbiamo acquistato verso Gaza, laddove ci attendono i rappresentati di una decina di ONG che ci hanno invitato. (fra cui the Palestinian Red Crescent Society in the Gaza Strip, the Palestinian Medical Relief Society, the Palestinian Centre for Human Rights and the Gaza Community Mental)

La condizione umanitaria di un milione e mezzo di palestinesi, uomini donne e bambini incarcerati illegalmente in Gaza è catastrofica, la peggiore degli ultimi 40 anni di occupazione israeliana. Nonostante Israele dichiari che Gaza non è più occupata, di fatto nega alla vasta maggioranza della popolazione l’accesso al lavoro, agli spostamenti, all’educazione, alla sanità, e al diritto di ricevere visitatori.

 

Abbiamo provato a ritornare in Palestina via terra. Ci abbiamo riprovato via aria. Nonostante io ed i miei compagni siamo tutti pacifisti che professano la non violenza, siamo stati arrestati, incarcerati e ingiustamente processati dinnanzi alle corti israeliane.

Questa volta, navigando su acque internazionali, ed essendo stati invitati dai palestinesi, non abbiamo ritenuto doveroso informare Israele. Le leggi internazionali dichiarano esplicitamente che abbiamo tutti i diritti di andare a visitare Gaza.

Il parlamentare palestinese al-Khudari ha sottolineato che "ricevere la nave che arriva per rompere l’assedio è un diritto del popolo palestinese. Essa giunge attraverso le acque nazionali, e nessuno potrà intromettersi, né Israele né altri".

Il nostro obbiettivo è quello di rompere l’assedio israeliano di Gaza, dimostrando tutta la nostra solidarietà alla popolazione palestinese. Portando a Gaza contemporaneamente ai beni di prima necessita anche noi stessi, insegnanti, medici, operatori umanitari e attivisti per i diritti umani.

Con noi ci saranno alcuni sopravvissuti della nakba, la "catastrofe" palestinese, e Hedy Epstein, 84enne sopravvissuta all’olocausto. I premi Nobel per la pace Desmond Tutu, Jimmy Carter e Mairead Maguire hanno ufficialmente espresso il loro sostegno alla missione (link: il supporto di Desmond Tutu), così come diversi parlamentari inglesi.

Il regista inglese Ken Loach ci ha inviato un suo contributo in sterline e ha espresso il suo supporto.

Sappiamo a quali notevoli rischi andiamo incontro, ma siamo al contempo molto stanchi e frustrati dall’inerzia della comunità internazionale.

Crediamo che sia giunto il momento che qualcuno si muova per cercare di frenare il lento genocidio di un milione e mezzo di innocenti. Non possiamo più far finta di niente, e voltare lo sguardo dall’altra parte dinnanzi alle stragi quotidiane e alla vista di quell’ immensa prigione a cielo aperto che oggi è Gaza.

Cercando di rompere l’assedio, vogliamo restituire ai palestinesi una parte della loro libertà negata.

Quella sovranità della Palestina sancita dall’Onu e dalle leggi internazionali.

Porteremo con noi delle reti, e se riusciremo a sbarcare per prima cosa porteremo a pescare con noi i pescatori palestinesi, oggi ridotti a bersagli galleggianti per i cecchini sulle navi da guerra israeliane.

Sulla via del ritorno verso Cipro, vogliamo portare con noi tutti quei palestinesi che hanno urgente bisogno di cure mediche.

Qualunque sia l’esito della nostra missione, speriamo che il nostro gesto, il nostro determinato sacrificio, possa smuovere ulteriormente le coscienza di un mondo adulterato dall’arroganza dell’indifferenza.

Ci sono terribili catastrofi naturali a questo mondo, come terremoti e uragani, inevitabili. A Gaza è in corso una catastrofe umanitaria ai danni di un popolo che si vorrebbe ridotto alla più completa miseria e sottomissione.

Chiediamo solo che alcune semplici imbarcazioni approdino a Gaza con il loro carico di pace, amore, empatia, che a tutti i palestinesi siano concessi gli stessi diritti di cui godono gli israeliani e qualsiasi altro popolo del pianeta.

Soffiate sulle nostre vele, remate con noi, la giustizia e la libertà sono diritti spogliati di cittadinanza, riguardano l’intera comunità di esseri umani senza esclusione alcuna.

Restiamo umani,

 

Vittorio Arrigoni

attivista per i diritti umani e blogger

Referente per FREE GAZA MOUVIMENT

Per comunicare: guerrillaingaza@gmail.com

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.