‘Andiamo a Betlemme a vedere cosa vi sta accadendo’.

 L’angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce: essi furono presi da grande spavento. Ma l’angelo disse loro: ‘Non temete, perché, ecco, io vi annuncio una grande gioia per tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è il Messia, il Signore. Questo vi servirà da segno: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia’. Subito si unì all’angelo una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio così: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che Egli ama.

Appena gli angeli si furono allontanati da loro per andare verso il cielo, i pastori dicevano fra loro: ‘Andiamo fino a Betlemme a vedere quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere’.

Andarono dunque in fretta e trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia. Dopo aver veduto, riferirono quello che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si meravigliavano delle cose che i pastori deicevano loro. Maria, da parte sua, conservava tutte queste cose meditandole in cuor suo. I pastori poi se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, come era stato detto loro“.

(Dal Vangelo di Luca)


Maria dunque concepì il bambino e si appartò con lui in un luogo lontano. Le doglie del parto la spinsero vicino a un tronco di una palma. ‘Oh’, disse, ‘fossi morta prima! Fossi una cosa dimenticata, del tutto dimenticata!’. La chiamò allora una voce di sotto la palma: ‘Non rattristarti! Il tuo Signore ha fatto sgorgare un ruscello ai tuoi piedi. Scuoti verso di te il tronco della palma, e questa farà cadere su te datteri freschi e maturi. Mangiane, dunque, bevi e consolati! E se vedi qualcuno, digli: In verità, ho fatto voto al Clemente di digiunare, e non parlerò oggi con nessun uomo’.

Andò quindi dai suoi con il bambino, portandolo con sé, e quelli dissero: ‘Oh Maria, hai fatto una cosa mostruosa! O sorella di Aronne, tuo padre non era uomo malvagio, né tua madre donna dissoluta’. Maria indicò loro il bambino, ma quelli dissero: ‘Come possiamo parlare con un bambino ancora nella culla?’. Ma il bambino disse: ‘In verità, io sono il servo di Dio, che mi ha dato il Libro e mi ha costituito profeta, mi ha benedetto ovunque mi trovi e mi ha prescritto la preghiera e l’elemosina finché sarò in vita. Mi ha reso dolce con mia madre, non mi ha fatto superbo né ribelle. Pace su di me il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il giorno in cui sarò risuscitato a vita!“.

(Dal Corano, sura II)


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“‘Andiamo a Betlemme’, dive il Vangelo, ‘per vedere cosa vi sta accadendo’. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti i pellegrini che da ogni parte del mondo vengono a vedere le pietre e non a incontare i cristiani. Che ne è della Terra Santa? Di questa terra ora? Dei suoi cristiani ora e fra pochi anni, se ancora ce ne sarà uno, oltre al frate custode della Basilica?

Provate a chiedere ai pellegrini che hanno messo piede a Betlemme se si sono accorti dello stato di prostrazione, sfinimento e morte che si percepisce nelle strade e nelle case della nsotra città; se qualcuno ha indicato loro le mostruose colonie israeliane che continuano ad allargarsi aggressive divorando terra e speranza”.

Da “Bocchescucite”, di Nandino Capovilla e Betta Tusset, edizioni Paoline, Milano 2007, pag.59.

“(…) Noi cristiani facciamo poi parte della nostra società, che è arabo-palestinese con una maggioranza di cittadini musulmani. Da loro siamo inseparabili: siamo con loro, soffriamo con loro e con loro un giorno godremo finalmente della libertà sulla nostra terra”.

“(…) noi palestinesi, cristiani e musulmani, siamo un solo popolo. Abbiamo le nostre radici nella stessa terra, la Palestina. Le apparteniamo entrambi. Vogliamo costuire oggi, insieme, la nostra storia (…)”.

Da “Voce che grida dal deserto”, di Michel Sabbah, edizioni Paoline, Milano 2008, pag. 72 e pag. 81

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