Antiche come le montagne: Satyagraha, Palestina e gli ascari del Pensiero Unico.

A proposito di "nonviolenza gandhiana", di cui tanti parlano ma che pochi applicano, facciamo una precisazione: Gandhi non amava questa parola, in quanto la riteneva riduttiva. Preferiva il termine Satyagraha, che possiamo tradurre con la "forza della verità".
 
Gandhi ha sempre predicato la disobbedienza civile come forma di lotta nei confronti del proprio Stato, delle leggi ingiuste e delle decisioni inique.
Studiato a fondo, a quanti Gandhi continuerebbe a piacere? La forza del suo messaggio e della sua azione sta proprio nella coscienza, nella consapevolezza, nella disobbedienza, questa sì, nonviolenta, che altera l’ordine innaturale e violento delle cose. 

Un cittadino ubbidisce alle leggi volontariamente, mai per forza o per paura della pena prescritta per l’infrazione. Viola la legge quando lo ritiene necessario e accetta con gioia la pena. In tal modo la priva del suo aculeo.

La perfetta disubbidienza civile è una ribellione priva di violenza.

Ma rimettersi alla maggioranza quali che siano le sue decisioni, è schiavitù.

Non sono tanto i fucili inglesi i responsabili del nostro asservimento quanto la nostra collaborazione volontaria.

Un perfetto oppositore civile ignora semplicemente l’autorità dello Stato.

La sottomissione a una legge di Stato totalmente o in parte ingiusta è un baratto immorale con la libertà.

La resistenza civile è la più potente espressione dell’angoscia di un’anima e un’eloquente protesta contro il perdurare di uno Stato malvagio.

Ciascun movimento valido passa per cinque stadi: l’indifferenza, lo scherno, le ingiurie, la repressione e il rispetto. […] la stampa ha accumulato sul movimento tutte le calunnie di cui sono stati capaci […] Ora viene la repressione, per il momento in forma ancora discretamente mite […] La violenza è un suicidio.

Mohandas Karamchand Gandhi – ANTICHE COME LE MONTAGNE – Oscar Mondadori pagg. 199 – 201 – Milano 1993

Ecco, per me, cittadina, giornalista, studiosa, questa è una buona base su cui poggiare l’impegno professionale e intellettuale di informazione corretta sulla Palestina. Un impegno veicolato attraverso questa agenzia stampa, che svolge un serio e approfondito lavoro di comunicazione e divulgazione di notizie che pochi altri media italiani osano portare avanti.

Per questo Infopal è da mesi oggetto di attacchi, "attenzioni" particolari, "segnalazioni" che ho ragione di pensare siano partite da un articolo pubblicato su un quotidiano nazionale il 5 marzo 2008 e continuate sul blog del giornalista che aveva firmato il pezzo, dove una corte dei miracoli s’affanna a lanciare anatemi, a promuovere raccolte-firme e appelli e a stilare liste di proscrizione contro chiunque violi una sorta di tabù attuale, ma molto tribale: usare il cervello, mettere in moto la coscienza, dissentire, non omologarsi al Pensiero Unico del Grande Fratello.

Proprio partendo dalla "forza della verità", e non per partigianeria pro-palestinese tout court, come direttrice di Infopal ribadisco l’impegno onesto e professionale a rendere pubbliche notizie che normalmente non vedono la luce nei media tradizionali, a parlare di "storia" della Palestina per contrastare la storia contrabbandata per decenni da Israele e divenuta "la Storia" (a questo proposito, si legga l’ottimo libro di Ilan Pappe, edito da Fazi, "La pulizia etnica della Palestina", e l’altrettanto bello "Shalom fratello arabo", di Susan Nathan, Sperling & Kupfer editori. Mentre, per comprendere come vengano imposte e diffuse certe "linee guida", invito a leggere "La Israel Lobby" di John Mearsheimer e Stephen Walt, edizioni Mondadori).

L’obiettivo di Infopal è fondare e rinnovare ogni giorno la propria autorevolezza sulla professionalità, sugli studi accademici, sulla veridicità delle notizie, sul diritto. Questo non toglie che, come scriveva il grande don Lorenzo Milani, non si può non essere di parte: la scelta, per quel che mi riguarda, deve andare verso gli "ultimi", i più deboli, non verso i forti. Anche in questo vogliamo essere contro-corrente: laddove media, politici, istituzioni si prosternano all’altare del più forte, noi ci pregiamo di stare con l’oppresso. E questo, certo, per gli ascari del Pensiero Unico, è molto sovversivo. Assolutamente da ostacolare. Da demonizzare. E ci stanno provando…, ma noi, come Gandhi e don Milani, lo abbiamo messo in conto.

Angela Lano, direttrice di Infopal.it

Torino, 13 giugno 2008

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