Apartheid in spiaggia, checkpoint tiene lontani i palestinesi.

Da www.ilmanifesto.it del 12 giugno

Apartheid in spiaggia, checkpoint tiene lontani i palestinesi
Una ong israeliana: un posto di blocco garantisce l’accesso al Mar Morto solo a bagnanti ebrei
Michele Giorgio
GERUSALEMME

Dei circa 600 checkpoint israeliani sparsi per la Cisgiordania, quello di Beit Ha Arava, si potrebbe chiamare il «checkpoint del weekend», oppure il checkpoint della «separazione turistica».
Comunque sia non è passato inosservato quel manipolo di soldati e ufficiali israeliani che dal venerdì mattina al sabato sera si piazzano in fondo alla strada che da Gerusalemme porta alla Valle del Giordano, allo svincolo tra il Mar Morto e Tiberiade, e a tutti i palestinesi che vanno in quella direzione ripetono: «non si passa, è chiuso». Perché? Risposta semplice ma amara: la presenza dei palestinesi nei lidi aperti negli ultimi anni dai coloni ebrei sulle rive settentrionali del Mar Morto scoraggia il flusso turistico israeliano e limita gli incassi del weekend. L’esercito perciò offre la sua collaborazione ad imprese, illegalmente aperte dai coloni israeliani nei Territori occupati, tenendo indietro i palestinesi in nome del profitto e dell’economia di occupazione.
A rivelarlo è stata Acri, l’Associazione per i diritti civili di Israele, che martedì ha presentato un appello all’Alta Corte di Giustizia per denunciare non solo l’uso da parte dei coloni delle (compiacenti) forze armate, ma anche l’evidente discriminazione razziale a danno dei palestinesi, ai quali non viene consentito di entrare in località turistiche che sono situate in Cisgiordania. «Questo è un caso chiarissimo di un abuso mascherato con motivazioni di sicurezza ma che in realtà è solo un sistema per raggiungere altri obiettivi», ha detto al manifesto Melanie Takefman di Acri. A rivelare tutto sono stati due ufficiali che hanno prestato servizio al posto di blocco.
Ai due il colonnello Yigal Slovik, vice comandante della Brigata della Valle del Giordano, ha spiegato che il loro incarico non aveva nulla a che vedere con la sicurezza ma era rivolto solo a prevenire perdite economiche ai siti turistici dei coloni.
I due ufficiali hanno espresso le loro perplessità ma il posto di blocco è sempre lì, puntuale ad ogni fine settimana, ad impedire il passaggio a famiglie, scolaresche e gitanti palestinesi. «I coloni sostengono che l’ingresso dei palestinesi nei loro lidi infastidisce i turisti israeliani che non gradiscono la presenza di famiglie numerose con donne che talvolta fanno il bagno vestite (per motivi religiosi, ndr)», ha spiegato Takefman.
L’esercito da parte sua continua a ripetere che il checkpoint Beit Ha Arava ha solo finalità di sicurezza. Secondo l’avvocato di Acri, Limor Yehuda, «la vicenda ha tutti gli elementi delle discriminazioni praticate dai regimi coloniali a danno di una popolazione sotto occupazione che ha il diritto di godere delle risorse naturali presenti nel suo territorio».

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