Aperte le donazioni per le fogne di Gaza.

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La situazione del sistema fognario di Gaza si è mantenuta critica da quando, nel marzo del 2007, è avvenuto il collasso della vasca di scarico delle acque, situata a Bayt Lahiya.

Come conseguenza del crollo, il vicino villaggio di Umm an-Nasser fu completamente investito da un’ondata di acque luride che uccise 3 persone, ne ferì 24 e causò lo sfollamento di circa 2.000 abitanti.

Secondo una recente affermazione della Banca mondiale, fondi provenienti da questa e dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) hanno aiutato a realizzare il progetto NGEST (North Gaza Emergency Sewage Treatment), destinato a soccorrere i 300.000 palestinesi di Gaza danneggiati dall’incidente.
Ngest è diviso in due fasi.
Lo scopo della fase A era quello di costruire un bacino d’infiltrazione che sostituisse quello crollato a Bayt Lahiya, raccogliesse le acque rimaste nella vasca e avviasse il ripristino delle aree colpite. La fase B include invece una visione di lungo periodo per la gestione del sistema fognario della zona nord di Gaza, centrandolo su una nuova struttura da costruire per i bacini della fase A.
I primi lavori sono stati inizialmente rallentati dalle restrizioni imposte sull’entrata di beni e di materiali da costruzione a Gaza negli ultimi anni, oltre che dall’accesso limitato al sito per motivi di sicurezza.
Nonostante tutto, il progetto era prossimo al completamento nel dicembre del 2008, poco prima della recente invasione israeliana nella regione.
I danni ai bacini d’infiltrazione e alla linea di pressione – che includevano anche la penetrazione di diesel avvenuta durante il conflitto – hanno rappresentato solo alcuni degli ostacoli da superare. Tuttavia, le riparazioni fatte dopo la guerra hanno rimesso in pista la fase A, e i bacini hanno ripreso a funzionare regolarmente dallo scorso mese di maggio.
Una volta terminati, i lavori della fase A sono stati affidati alla gestione delle Municipalità costiere per le strutture idriche (MCSI), che sono riuscite a rinforzare gli argini del bacino e a drenare quanto restava delle acque luride prima dell’incidente.
Tuttavia, secondo le Mcsi, il successo dei bacini dipenderà dal successo della fase B del piano Ngest, che include un progetto per l’Impianto di trattamento delle acque di Gaza Nord.
Senza l’impianto, i bacini finirebbero per traboccare, e magari persino collassare.
La fase B sarebbe dovuta partire insieme alla fase A, ma la mancanza di fondi ha finora fatto slittare i lavori.
Secondo la Banca mondiale, il finanziamento è stato già quasi assicurato grazie agli impegni di alcuni donatori, inclusi Francia, Ue, Svezia, Belgio e la stessa Banca mondiale.
Le offerte hanno avuto inizio lo scorso 21 agosto, e la scadenza per le sottoscrizioni è fissatta per il prossimo 21 ottobre.
Il costo complessivo del progetto Ngest è di 63 milioni di dollari Usa.

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