Appello ai medici di tutto il mondo

Appello ai medici di tutto il mondo

La Rete degli Ebrei contro l'occupazione pubblica un appello ai medici
di tutto il mondo, con preghiera di diffonderlo:

http://www.rete-eco.it/it/approfondimenti/europa-usa-etc/5015-appello-ai-medici-di-tutto-il-mondo.html

Abbiamo bisogno del vostro sostegno per una lettera aperta di protesta,
che speriamo sia autorevole, riguardante la nomina del dott. Yoram
Blachar, da tempo Presidente dell'Associazione Medica Israeliana (IMA),
a Presidente dell'Associazione Medica Mondiale (WMA) – nomina avvenuta
nel novembre scorso. La WMA è l'organismo ufficiale incaricato di
supervisionare la condotta etica dei medici in tutto il mondo. Avere
Blachar come Presidente sarebbe un po' come nominare l'ex Attorney
General di Bush, Gonzales (“la Convenzione di Ginevra è passata di
moda”), a capo di Amnesty International. A nostro parere, questa
lettera, e quanto ne discende, dovrebbe aver parte nel fatto che si
riconosca pubblicamente che l'IMA, diretta da Blachar, è
un'organizzazione dimentica dei principi etici, quando si arriva al
popolo palestinese.

In questa lettera ci concentriamo sulla tortura, e sul coinvolgimento
istituzionalizzato dei medici israeliani nella stessa. Tuttavia,
naturalmente, le prove contro l'IMA, per il suo rifiuto di agire a
riguardo delle violazioni della Quarta Convenzione di Ginevra – e cioè i
diritti di una popolazione civile nelle zona di conflitto — sono
parimente gravi.

La pressione dell'opinione pubblica e la richiesta che rivolgiamo al
Consiglio della WMA perché adempia al suo mandato aiuteranno a togliere
la terra sotto i piedi a Blachar e all'IMA a riguardo della tortura. In
più, come ha scritto Hadas Ziv di Medici per i Diritti Umani – Israele,
se si ritirassero i medici israeliani, in Israele la pratica quotidiana
della tortura non potrebbe continuare in questo modo. Speriamo molto in
questa iniziativa, che, con il nostro impegno e un pizzico di fortuna,
potrebbe creare altresì un effetto a catena, ben oltre le questioni
mediche.

Cerchiamo centinaia di firme di medici di tutto il mondo, tutte quelle
che possiamo raccogliere per una lettera (vedere sotto) che sarà inviata
al Consiglio della WMA, ma che contemporaneamente sarà resa di pubblico
dominio o pubblicata su una rivista medica internazionale, e, speriamo,
su altri media. La WMA è specificatamente un'organizzazione per medici.
Questo appello, quindi, è per medici — anche se siamo ben consapevoli
di quanto sostegno al lavoro di solidarietà su questioni mediche sia
arrivato da altri tipi di lavoratori e di professionisti; speriamo che
ci possiate aiutare ad raccogliere firme. Per quanto riguarda la Gran
Bretagna, vedrei comebase i 150 medici che hanno firmato una lettera per
sostenere il boicottaggio dell'IMA sul quotidiano The Guardian
nell'aprile del 2007; necessitiamo però di firme da quanti più Paesi
possibile — USA, Israele e Palestina inclusi.

Non siamo arrivati a questo con leggerezza. L'IMA ha respinto tutti gli
appelli a questo proposito per molti anni — che pervenissero da singoli
o da organizzazioni estere quali Amnesty, da fonti palestinesi o da
organizzazioni israeliane stimate come Medici per i Diritti Umani, il
Comitato Pubblico contro la Tortura in Israele, o B'Tselem. Li ha pure
respinti, finora, dal WMA: Blachar ha lavorato sodo per neutralizzarla.
Se i normali canali non funzionano o non possono funzionare, o anche noi
abbandoniamo la partita e torniamo a casa (e cioè rinunciamo), o, vista
la gravità dei principi in gioco, passiamo a sfide più esplicite.

Sebbene questa azione sia naturalmente collegata alla più vasta campagna
per il boicottaggio accademico di Israele, quanto è in gioco qui è
un'azione a sé; chi firma non deve con questo pensare di aver preso
l'impegno per il boicottaggio in genere.

Abbiamo inviato questa lettera a quante più persone possibile, fra cui
Noam Chomsky, Norman Finkelstein e altri importanti accademici. Per
favore, considerate tutto ciò, utilizzando i vostri indirizzari per
reclutare urgentemente firme di medici — diciamo in 2 settimane.

Metto in calce la lettera ed un documento informativo che fornisce un
sommario ragionevolmente conciso delle prove su cui è basato l'appello.

Allego anche il facsimile di una lettera di Blachar a The Lancet nel
1997, in cui (vedere il 4° paragrafo) difende la tortura – definita
“moderata pressione fisica” – in Israele!

Per riassumere:

Cerchiamo le firme di medici di tutto il mondo.

L'idea è semplicemente che chi firma mi mandino via mail il nome, la
posizione lavorativa (se siete docenti universitari, ditelo) o la
specialità, la residenza. Per chi non è attualmente in servizio (per
esempio, i medici in pensione): comunicatemi solo la specialità e la
residenza.

Poiché il mio indirizzo mail lavorativo ha tavolta problemi per i filtri
anti-spam, inviatemi per favore i mail a
derek.summerfield@googlemail.com Questo indirizzo e-mail è protetto
dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Per favore, fate presto (2 settimane, per raccogliere le firme)

Per ogni questione, scrivetemi

In solidarietà

Derek Summerfield (a nome del Comitato Medico Britannico per la 
Palestina)

LA LETTERA

Caro Presidente del Consiglio della WMA, dott. Dr Edward Hill, e gentile
Consiglio,

Noi medici firmatari, di X Paesi, desideriamo protestare e appellarci
pubblicamente contro la recente nomina del dott. Yoram Blachar, a lungo
Presidente dell'Associazione Medica Israeliana, a Presidente
dell'Associazione Medica Mondiale. Riteniamo che la sua presidenza
svuoterebbe di ogni significato i principi su cui, nel 1947, era stata
fondata la WMA, come risposta alle gigantesche atrocità commesse dai
medici tedeschi e giapponesi durante la seconda guerra mondiale.

La dichiarazione di Tokyo (1975) della WMA medesima specifica: “i medici
non dovranno approvare o ignorare la pratica della tortura o di altre
procedure crudeli, inumani o degradanti, ne' parteciparvi; questo in
tutte le situazioni, conflitti armati e le guerre civili comprese”. Nel
2007, l'Assemblea Generale Annuale del WMA ha chiarito che non è
possibile optare per l'inazione, affermando: “questa è la prima volta in
cui la WMA ha esplicitamente obbligato i medici a documentare i casi di
tortura di cui vengono a conoscenza. Il non documentare e denunciare
questi atti può essere considerato come una forma di tolleranza e di
mancato soccorso alle vittime (1). Più di recente, autorevoli fonti
accademiche della comunità medica internazionale hanno pure richiesto di
fare grandi passi avanti, alleandosi attivamente ai tentativi per
eliminare il maltrattamenti dei prigionieri (2).

Amnesty International aveva concluso, già nel 1996, che i medici
israeliani operanti con i servizi di sicurezza “costituivano parte di un
sistema in cui la tortura, il maltrattamento e l'umiliazione dei
detenuti facevano confliggere la pratica medica in carcere con l'etica
medica”
(3). Nessuna azione era stata intrapresa dal dott. Blachar, che
era già presidente dell'IMA
. Nel settembre del 2008, il rapporto di
Amnesty alla Commissione delle Nazioni Unite Contro la Tortura “ha come
punto centrale i motivi di preoccupazione di Amnesty International per
la mancata implementazione da parte di Israele della Convenzione contro
la Tortura nei Territori Palestinesi Occupati, e l'intensificarsi delle
misure equivalenti a interventi e punizioni crudeli, inumani e 
degradanti”.

Un report be pubblicizzato del 2007, scritto dalla Commissione Pubblica
Contro la Tortura in Israele (PCATI), e basato sulla testimonianza
dettagliata di 9 palestinesi torturati tra il 2004 e il 2006, dimostrano
vividamente quanto i medici israeliani continuano ad essere parte
integrante e quotidiana della direzione delle sedute di interrogatorio
che esitano in tortura (5). L'IMA, pur ammettendo di essere a conoscenza
del report, non è intervenuta. Più recentemente, in un incontro svoltosi
a Tel Aviv il 10 dicembre 2008, presieduto dal dott. Blachar solo poche
settimane dopo essere stato nominato presidente della WMA, Medici per di
Diritti Umani – Israele ha nuovamente provato ad affrontare l'IMA
sull'argomento, e su altre evidenze di dominio pubblico.

Nel suo report annuale del 2008 alla Commissione ONU Contro la Tortura,
la Coalizione UAT, che raggruppa 14 organizzazioni israeliane e
palestinesi per i diritti umani, ha concluso: “dall'ultima volta in cui
la Commissione ha preso in esame Israele, la pratica della tortura e dei
maltrattamenti è proseguita indisturbata. La Coalizione UAT desidera
informare la Commissione del fatto che, a suo parere, l'uso della
tortura e dei maltrattamenti da parte delle autorità israeliane contro i
palestinesi è diffuso e sistematico. La Coalizione UAT ha documentato le
prove di atti, omissioni e complicità di agenti dello Stato a tutti i
livelli…. Fino a quando non si affronta questa cultura dell'impunità,
è improbabile che la situazione migliori” (6).

Nel novembre del 2008, il PCATI ha denunciato il governo di Israele ed i
Servizi Generali di Sicurezza per oltraggio all'Alta Corte di Giustizia,
poiché sono responsabili di una politica che permette a priori l'uso
della tortura negli interrogatori. L'IMA non ha mai contestato la
tortura come politica dello Stato, in Israele.

Il dott. Blachar è arrivato a giustificare l'uso in Israele della
“moderata pressione fisica” (condannata come tortura dalla Commissione
ONU contro la Tortura) nel 4° paragrafo di una lettera pubblicata nel
1997 sulla rivista internazionale The Lancet. Questo atto, certo senza
precedenti, compiuto dal presidente di un'associazione medica nazionale,
non è stato disconosciuto. Ciò rende il dott. Blachar indegno di essere
il Presidente della WMA.

Nell'era della Medicina basata sull'evidenza, il suo rifiutare prove
documentate è stato non professionale e spesso sprezzante. Sul sito web
del British Medical Journal (BMJ), ad esempio, ha descritto una
pubblicazione del British Medical Journal medesimo (che aveva citato
Amnesty, la Johns Hopkins University, la Corte Internazionale di
Giustizia, un Relatore ONU e Medici per di Diritti Umani – Israele) in
questi termini: “le menzogne ed il lerciume che emette”. L'aveva pure
definita “antisemita”. (8) Che l'IMA faccia parte della WMA appare
essere stato una foglia di fico: il sito web dell'IMA propone
un'adesione formale all'etica medica, ma il dott. Blachar ha
supervisionato il mancato intraprendere, di proposito, le azioni rese
obbligatorie dalla Dichiarazione di Tokyo.

Concludiamo che, sotto la leadership del dott. Blachar, l'IMA ha preso
per motivi politici, anni fa, la decisione di chiudere un occhio sulla
tortura in Israele e sul coinvolgimento istituzionale dei medici. Su un
argomento che è al cuore dell'autorità morale della nostra professione,
la guida etica del dott. Blachar ai medici di Israele e di tutto il
mondo è vergognosa.

Non potrebbe essere più scandaloso il fatto che egli assuma ora la
presidenza dell'organizzazione internazionale ufficiale che sovrintende
all'etica medica. Questa nomina sarà di grave danno alla reputazione
pubblica della WMA e del suo lavoro, che rischia davvero di far ridere i
polli. Chiediamo, come punto prioritario, che il Consiglio della WMA
obblighi il dott. Blachar a dimettersi. Dal momento che la WMA ha il
mandato di garantire che le associazioni che ne sono parte si conformino
ai suoi principi, richiediamo anche una ricerca nella documentazione
dell'IMA, come specificato chiaramente sopra.

Note

1 World Medical Association. Doctors urged to document cases of torture.
Press Release 8 Oct 2007.

2 Miles S, Freedman A. Medical ethics and torture: revising the
Declaration of Tokyo. Lancet 2009: 373:344-48.

3 Amnesty International, “Under constant medical supervision”, torture,
ill-treatment and the health professions in Israel and the Occupied
Territories.London. Amnesty International. MDE 15/37/96. 1996.

4 Amnesty International. Israel/OPT. Briefing to the Committee Against
Torture. MDE 15/040/2008. 2008.

5 Public Committee Against Torture in Israel. Ticking Bombs- testimonies
of torture victims in Israel. PCATI 2007.

6 Defence for Children International. Palestine Section. UAT Report:
Torture and ill-treatment in Israel and the OPT. 2008.

7 Blachar Y. The truth about Israeli medical ethics. Lancet 1997;350: 
1247.

8 Blachar Y. Response from the Israeli Medical Association. Rapid
Responses, bmj.com, 15 December 2004

Firme:

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——————————-

Informazioni per chi firma la lettera:

1. Vedere (allegata) un facsimile della lettera del 1997 di Yoram
Blachard, che giustifica (al 4° paragrafo) una “moderata pressione
fisica”(tortura).

2. Breve sommario della questione: Tortura e Associazione Medica
Israeliana.

La tortura in Israele ha una lunga storia; a dimostrarlo, vi è un'enorme
mole di documentazione pubblica, proveniente da organizzazioni per i
diritti umani, internazionali e della regione (israeliane e 
palestinesi).

Nel 1993 è venuta alla luce l'esistenza di un prestampato di “idoneità
fisica all'interrogatorio”; doveva avere la firma di un medico. Poiché
interrogatorio normalmente significava tortura, i medici che firmavano
detti prestampati davano il via agli inquirenti e ai loro metodi: erano
così loro stessi parte del procedimento.

Amnesty International ha concluso, nel 1996, che i medici israeliani
operanti con i servizi di sicurezza “costituivano parte di un sistema in
cui la tortura, il maltrattamento e l'umiliazione dei detenuti facevano
confliggere la pratica medica in carcere con l'etica medica”. Amnesty ed
altri, che si sono rivolti all'Associazione Medica Israeliana (IMA) per
convincerli a prendere posizione, sono stati regolarmente respinti con
sdegno. Questa è stata pure la mia esperienza, quando ho pubblicato
articoli nelle principali riviste mediche, fra cui ricordo il British
Medical Journal e The Lancet. In risposta a uno di questi scritti,
pubblicato su Lancet nel 1997, il Dott. Y. Blachar, da tempo presidente
dell'IMA, ha in effetti giustificato l'uso di una “moderata pressione
fisica”, in Israele eufemismo per tortura, definito come tale proprio
dalla Commissione ONU Contro la Tortura (!). Allego questa lettera in 
pdf.

La posizione morale e le linee strategiche assunte dall'IMA nel corso di
molti anni sono state bene espresse da un'osservazione pronunciata dal
professor Eran Dolev, Direttore del dipartimento di Etica (sì, di
Etica!) dell'IMA, quando nel 1999 è stato intervistato da una
delegazione della Fondazione Medica per l'Assistenza alle Vittime della
Tortura — Londra (fondazione di cui, per 9 anni, sono stato lo
psichiatra principale). Il prof. Dolev ha dichiarato che ” un paio di
dita rotte” durante l'interrogatorio di palestinesi erano utili per le
informazioni che se ne potevano trarre. Quando l'ho pubblicato sul
Journal of the Royal Society of Medicine, con la conferma di chi era
stato presente all'intervista, il dott. Blachard ha difeso il prof. 
Dolev.

Due anni prima, in effetti, dopo una conferenza sui diritti umani a
Gaza, nel 1997, avevo scritto a Dolev in quanto Direttore del
dipartimento di Etica. Un medico israeliano mi aveva riferito che un
collega le aveva confessato di aver tolto la fleboclisi dal braccio di
un palestinese gravemente malato, dicendogli che, se voleva vivere,
doveva cooperare con gli inquirenti. Ho chiesto a Dolev di compiere
indagini ma non ha mai risposto, nemmeno dopo solleciti.

Quando una psichiatra israeliana, la dott. Ruchama Marton, ha reso
pubblico il ruolo contrario all'etica dei suoi colleghi medici
israeliani nei centri di detenzione, stante che definivano come
“simulatori” dei detenuti palestinesi con gravi malattie mentali, e
negavano loro il trattamento, l'IMA l'ha accusata di calunnia, invece di
indagare su quanto asseriva (2).

Fra il 2002 e il 2007, il termine “tortura” è stato compreso nel titolo
di 11 rapporti di Amnesty su Israele/Territori Palestinesi Occupati.

In Israele, la tortura continua ad essere politica di Stato. Citando le
testimonianze di 73 uomini, raccolte fra luglio 2005 e gennaio 2006,
B'Tselem, il centro israeliano di documentazione sui diritti umani, ha
confermato recentemente (aprile 2007) che quasi tutti i detenuti
palestinesi sono sottoposti a maltrattamenti fisici e mentali che
equivalgono alla tortura. L'IMA mantiene un ponderato silenzio.

La prova di prima mano più rivelatoria è quella messa insieme
dall'organizzazione israeliana Commissione Pubblica Contro la Tortura
(PCATI), dal titolo '”Bombe a orologeria”. Testimonianze di vittime
della tortura in Israele'. Pubblicato nel maggio 2007, il report
registra la dettagliata testimonianza di 9 palestinesi torturati dai
servizi di sicurezza israeliani fra il 2004 e il 2006. Qui si dimostra
vividamente quanto nel 1996 aveva concluso e pubblicato Amnesty
International, e così, più e più volte, altre organizzazioni: che i
medici israeliani costituiscono parte integrale e quotidiana della
conduzione di sedute di interrogatorio, che esitano in tortura. Sono
stati medici, di alcuni dei quali è pubblicato il nome, a vedere i
prigionieri in varie occasioni fra un episodio e l'altro (che in un caso
ha condotto ad un danno del midollo spinale), a non raccogliere
un'anamnesi appropriata, a non protestare a difesa dei detenuti, e
tipicamente a prescrivere un semplice analgesico prima di restituirli
agli inquirenti. Non avevano avuto bisogno di chiedere ai prigionieri
cos'era loro capitato, perché lo sapevano alla perfezione. È altresì
degno di nota che medici in posizioni di autorità siano stati
direttamente coinvolti in diversi di questi casi, e che siano pure
nominati: il Funzionario Medico Capo del Servizio Prigioni Israeliano,
il dott. Alex Adler; il Funzionario Medico Capo della Polizia
Israeliana, il dott. Tzvi Lankovsky; e, ciò che è massimamente
significativo, niente meno che il Presidente del comitato di Etica
dell'Associazione Medica Israeliana, il professor Avinoam Reches. Questi
resoconti hanno l'imprimatur di un'organizzazione per i diritti umani
altamente stimata, e attiva da molti anni. I medici nominati non hanno
richiesto una ritrattazione o citato in giudizio gli autori del report,
per dimostrare di essere innocenti. Quando sette di noi hanno pubblicato
un breve resoconto su The Lancet, l'IMA ci ha scritto minacciando di
intentarci causa, pur ammettendo, nello stesso e-mail, che al professor
Reches ne fosse stata a suo tempo mandata una copia. Così l'IMA si è
condannata da sé: l'inazione di fronte ad una prova attendibile di
tortura, ed il coinvolgimento di un medico, viola le norme della WMA, ed
in particolare la dichiarazione anti-tortura di Tokio, che l'IMA,
facendo parte della WMA, ha sottoscritto. Come ha scritto su Lancet nel
2003 il Direttore Esecutivo di Medici per Diretti Umani – Israele, la
collusione dell'IMA con la tortura è parte della “sua lunga tradizione
di sostenere le 'ragioni nazionali israeliane' piuttosto che l'etica
medica universale”.

Il 2 novembre 2008, la Comissione Pubblica Contro la Tortura in Israele
(PCATI), insieme all'Associazione per i Diritti Civili in Israele, e a
HaMoked, il Centro per la Difesa dell'Individuo, PCATI “hanno denunciato
per oltraggio all'Alta Corte di Giustizia il governo di Israele e il
primo ministro, Ehud Olmert, i Servizi Generali di Sicurezza (GSS) e il
loro capo, Yuval Diskin, per la loro responsabilità in una politica che
permette a priori l'uso della tortura negli interrogatori, ciò che viola
in modo sostanziale la decisione dell'Alta Corte di Giustizia del
settembre 1999″.

Nel suo Report Annuale del 25 novembre 2008, la Coalizione Uniti contro
la Tortura (UAT), che comprende 14 organizzazioni israeliane e
palestinesi per i diritti umani, ha intrapreso un'approfondita analisi
critica circa il conformarsi di Israele alla Convenzione Contro la
tortura e altri Trattamenti o Punizioni Crudeli, Inumani o Umilianti. Il
rapporto esamina l'uso continuo e sistematico della tortura da parte
dello Stato di Israele, sia in Israele, sia nei Territori Palestinesi
Occupati (OPT). Comprende più di 80 pagine di deposizioni scritte e
giurate, fornendo le basi per presentarle alla Commissione Contro la
Tortura (CAT) dell'ONU nel settembre 2008; questo in attesa del
successivo riesame da parte della Commissione medesima circa il
conformarsi di Israele al CAT, atteso per il maggio del 2009. La
Coalizione UAT ha preso in esame l'uso della tortura e dei
maltrattamenti da parte delle autorità israeliane contro i palestinesi
dal momento dell'arresto, durante gli interrogatori e la detenzione,
così come l'uso di confessioni ottenute con la forza nei tribunali
militari. Il loro report esamina inoltre:

l'uso di tortura e maltrattamenti in circostanze non convenzionali, fra
cui la demolizione di case, l'assedio di Gaza e la coercizione da parte
dell'Agenzia Israeliana di Sicurezza (ISA) nei confronti di malati che
tentavano di uscire dalla Striscia per ottenere i trattamenti medici
necessari;

l'uso continuato, per i detenuti palestinesi, della detenzione
segregata, e l'assenza di un rapido accesso agli avvocati;

il carattere discriminatorio con cui leggi e procedure sono applicate ai
detenuti palestinesi in confronto con i cittadini israeliani;

l'impunità con cui inquirenti dell'ISA, ufficiali di polizia ed
appartenenti all'esercito israeliano torturano ed abusano di detenuti
palestinesi, fra cui ragazzi di soli 12 anni;

un'esenzione legislativa che permette al l'ISA (Servizi di Sicurezza) di
interrogare i detenuti palestinesi senza registrazioni audiovisive, come
si richiede per altre indagini;

la mancata proibizione esplicita da parte dello Stato di Israele, nelle
proprie leggi, dell'uso della tortura e dei maltrattamenti, come
raccomandato dalla Commissione dell'ONU.

La coalizione UAT conclude che l'impiego di tortura e maltrattamenti da
parte dell'autorità israeliana contro i palestinesi è tanto largamente
diffuso quanto sistematico. Lo Stato non è disposto o capace di
adempiere agli obblighi ai quali, in base al CAT, è tenuto. La stessa
coalizione dispone di prove di atti, omissioni e complicità da parte di
agenti dello Stato a tutti i livelli, fra cui l'esercito, i servizi
segreti, la polizia, il potere giudiziario e altre branche governative.
La coalizione ritiene che, fino a quando non si affronta questa cultura
dell'impunità, è improbabile che la situazione migliori.

Questo è quindi un breve resoconto riguardante la tortura come politica
di Stato in Israele, ed il ruolo vergognoso e immorale sostenuto per
lunghi anni dall'IMA e da chi ne è stato a lungo il Presidente, il dott.
Yoram Blachar. Questi è stato Presidente del Consiglio dell'Associazione
Medica Mondiale (il guardiano ufficiale e internazionale dell'etica
medica) dal 2003 al 2007. Ho cercato di mettere in evidenza e di
contestare la sua nomina sul BMJ, nel 2003. Ed ora la presidenza stessa!
La prossima volta avremo Donald Rumsfeld o l'ex Attorney General
Gonzales (“la convenzione di Ginevra è passata di moda”) a capo di
Amnesty International…!!

Mettiamo in discussione la nomina di Blachar specificamente per il
problema della tortura, anche se accuseremmo lui e l'IMA anche per
essersi rifiutati di obbligare lo Stato di Israele ed il suo esercito a
render conto delle sistematiche violazioni della Quarta Convenzione di
Ginevra: in particolare di quelle clausole che garantiscono il diritto
di una popolazione civile in una zona di conflitto ad accedere senza
ostacoli ai servizi indispensabili per vivere: cibo, acqua, cure
sanitarie ecc,. e che garantiscono l'immunità dall'azione militare a
personale sanitario, ambulatori, ambulanze ecc.. Le ultime settimane a
Gaza hanno confermato in modo ampio e terribile ciò che i Medici per i
Diritti Umani – Israele (per i quali ho il più grande rispetto) avevano
scritto all'epoca dell'invasione della Cisgiordania, nel 2002.
“Credevamo che l'IMA potesse essere capace di tenere a freno lo
spaventoso deteriorarsi dell'atteggiamento delle forze militari
israeliane verso i servizi medici e di soccorso palestinesi. Tuttavia,
nonostante le gravi ferite inferte al personale medico e la grave
riduzione della possibilità dei medesimi di agire in sicurezza per il
bene dei loro pazienti; nonostante granate israeliane siano cadute su
ospedali palestinesi; e nonostante l'uccisione di personale medico di
servizio, l'IMA ha scelto di tacere”.

(traduzione: Santa Di Prima, Andrea Piccinini, Daniele e Paola 
Canarutto)

1Le due settimane scadono il 16 febbraio

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([Al-Awda-Italia] Digest Number 3369)

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