Arresti alla cieca in Egitto dopo l’assalto all’ambasciata israeliana

Il Cairo – MaanIn seguito all'assalto dell'ambasciata israeliana al Cairo, i gruppi per i diritti umani egiziani hanno accusato le autorità del loro paese di aver effettuato arresti casuali, ricordando il modo di agire del deposto presidente Hosni Mubarak.

Lo scorso 9 settembre i manifestanti presero d'assalto l'edificio dell'ambasciata, e si scontrarono con la polizia. Negli scontri, mille persone rimasero ferite e tre persero la vita. Alla fine delle manifestazioni di protesta le forze di sicurezza arrestarono 200 cittadini.

Dal momento che le leggi di emergenza, a diversi mesi dalla cacciata di Mubarak, sono ancora in vigore, le persone in custodia potrebbero essere processate in tribunali speciali di sicurezza.

I rappresentanti dei diritti umani hanno dichiarato che molti degli arrestati sono semplici astanti, oppure erano di passaggio nel quartiere residenziale teatro degli scontri, che si trova vicino all'università e allo zoo di Giza. Gli arresti fanno temere un ritorno alle dure tattiche poliziesche usuali sotto Mubarak. 

Secondo Gamal Eid, direttore della Rete araba per l'informazione sui diritti umani, il governo ha avuto una reazione “isterica”. Egli ha dichiarato: “Stiamo ricevendo segnalazioni secondo le quali molte delle persone arrestate si trovavano per caso, nella zona, in quel momento. Esse non hanno, pertanto, nulla a che vedere con gli avvenimenti”.

“Al tempo di Mubarak, i funzionari della sicurezza erano soliti arrestare chiunque si trovasse in zona. Ora, nel caso dell'assalto all'ambasciata israeliana, è successa la stessa cosa”.

Le politiche di sicurezza oppressive sono uno tra i motivi che hanno portato alle proteste di massa del febbraio scorso. In seguito a tali proteste, Mubarak ha lasciato la carica di presidente e un Consiglio militare ha preso il controllo, nominando un Governo provvisorio per la guida del paese verso le elezioni.

Una fonte della sicurezza ha negato gli arresti casuali, e ha dichiarato che “la polizia civile e la polizia militare hanno arrestato solamente coloro che stavano assaltando l'ambasciata”. Secondo una fonte dell'accusa, le indagini sono tuttora in corso, e nessuno è stato ancora inviato in tribunale.

Il Consiglio governativo ha fatto notevoli sforzi per cercare di contenere la rabbia popolare contro Israele, conseguente all'uccisione, da parte delle forze israeliane, di alcuni soldati egiziani lungo il confine tra i due paesi, nel corso di una sparatoria. Anche una protesta di poco successiva  ai fatti, nell'agosto scorso, ebbe un epilogo violento.

Amir Salem, avvocato e attivista per i diritti umani, già difensore dei diritti delle vittime di tortura sotto Mubarak, ha dichiarato che “l'intervento delle forze di sicurezza all'ambasciata è stato estremo. Ci ha ricordato le dure tecniche del vecchio regime, che avevano lo scopo di seminare il terrore tra la gente. Gli arresti sono stati condotti a casaccio”.

Secondo una fonte militare, “l'esercito non ha svolto un ruolo negli arresti. I detenuti non saranno processati davanti a un tribunale militare, noi non siamo coinvolti”.

In seguito all'attacco, causa di imbarazzo internazionale per l'Egitto, il consiglio militare ha affermato il suo impegno nei confronti del trattato di pace israelo-egiziano del 1979, e ha riattivato le leggi di emergenza per “un tentativo di ristabilire l'ordine pubblico”.

La maggior parte dei gruppi politici ha condannato le violenze all'ambasciata. 

Olfat Sarhan ha raccontato che suo fratello Tawfik, 23 anni, è stato arrestato in seguito all'incendio di una vicina stazione di polizia, nonostante la sua completa estraneità alle proteste.

Questo è il suo racconto: “Alcuni ufficiali dell'esercito gli hanno chiesto di sedersi vicino a loro, per motivi di sicurezza. Poi, è stato arrestato da agenti in borghese. Ora si trova nel carcere di Torah, dove è stato interrogato dai pubblici ministeri dello stato e dell'esercito”.

Alcuni amici di un altro detenuto, lo studente di cinema Fady al-Sawy, hanno creato una pagina Facebook per lanciare una campagna per il suo rilascio. Essi hanno riferito che è stato arrestato casualmente, poiché si trovava in zona.

Mus'ad Foda, direttore dell'Associazione professionale dell'industria cinematografica, ha dichiarato che “Fady lavora per un'agenzia di notizie sita in una strada della zona”, e che è assolutamente estraneo ai fatti.

Traduzione per InfoPal a cura di Stefano Di Felice 

 

 

 

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