Attacco alla chiesa: condanna unanime del fronte politico e spirituale palestinese

Al-Quds (Gerusalemme) – InfoPal. Venerdì scorso, 29 ottobre, un gruppo di coloni aveva attaccato deliberatamente una chiesa ad al-Quds (Gerusalemme). Il lancio di molotov aveva provocato un incendio e, ad oggi, i responsabili non sono stati chiamati a rispondere di nulla.

I palestinesi hanno lanciato un appello alla comunità internazionale affinché questi atti – tutti considerati parte integrante di una politica ufficiale israeliana – non passino impuniti e non ricadano nemmeno nel silenzio generale.

L'Assemblea nazionale cristiana della Palestina addita la responsabilità dell'ultimo attacco incendiario contro la chiesa, sul premier israeliano Benjamin Netanyahu.

Dimitri Daliyani, a capo dell'Assemblea, ha dichiarato: “Anche questo rientra nell'escalation di violenza contro i luoghi santi palestinesi e Netanyahu concede copertura politica ai gruppi terroristici. Ciò riflette la politica razzista del governo israeliano e una realtà pubblica che tollera personalità come quella del rabbino Ovadia Yousef il quale – senza mezzi termini – incita all'eliminazione del popolo palestinese”.

A Daliyani si aggiungono le condanne del “Partito del popolo” che parla di “atti terroristici per intimidire la popolazione palestinese e incoraggiare un'immigrazione ebraica in città a spese della cittadinanza palestinese”.

Anche lo Shaykh Yousef Juma'ah is-Salamah, imam della moschea di al-Aqsa e capo della suprema Autorità islamica di Gerusalemme, è intervenuto a proposito della sistematicità della politica di distruzione israeliana contro i luoghi santi e dell'identità storica palestinese.

Lo Shaykh ha ricordato il bombardamento contro la moschea di 'Omar a Betlemme e i ripetuti attacchi contro la chiesa della Natività.

“Israele non fa alcuna distinzione tra musulmani e cristiani e quindi nemmeno tra una chiesa e una moschea. Per Israele l'obiettivo da distruggere sono i palestinesi in qualità di popolo. Tutti i criminali israeliani – esercito e coloni – godono della protezione istituzionale dello Stato di Israele. Noi ribadiamo la violazione della libertà di culto in Palestina, ma condanniamo altresì gli attacchi come un affronto alla nazione palestinese”.

Oltre alle personalità religiose palestinesi – cristiane e musulmane – anche i leader politici avevano condannato l'atto: sia Hamas, sia l'Autorità nazionale palestinese (Anp) avevano ammonito l'opinione pubblica sulla gravità di tali attacchi che, per realizzare una rivendicazione nazionale razzista, colpiscono un aspetto molto sensibile della comunità palestinese: la religione.

In particolare, l'Anp aveva parlato di reazione israeliana alle critiche dell'agenzia Onu per l'educazione, la scienza e la cultura (Unesco) a proposito delle confische dei luoghi santi palestinesi ad al-Khalil (Hebron).

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