Aumenta il numero di famiglie che richiedono il ricongiungimento.

Ramallah – Pal.info. Un totale di 150mila domande per il ricongiungimento familiare giacciono negli archivi dell’Autorità generale palestinese degli Affari civili, senza la speranza di una possibile risoluzione.

Ma’arouf Zahran, sottosegretario dell’Autorità, in un’intervista a Gulfnews ha dichiarato che il numero delle famiglie che presentano la domanda per il ricongiungimento è in aumento, ma che l'Anp non è in grado di aiutarle.

Ha aggiunto che Israele non si occupa di alcun caso che riguardi le questioni umanitarie e che i Territori palestinesi non sono sotto la giurisdizione civile israeliana, ma sono sottoposti solo a quella militare.

Ma’rouf Zahran ha sottolineato che il comportamento tenuto da Israele è “illegale, arbitrario e razzista, dal momento in cui qualsiasi ebreo può facilmente raggiungere Israele e anche ottenere la cittadinanza”, ma non un palestinese.

Ecco alcuni estratti dell’intervista:

Quali sono le implicazioni della questione “ricongiungimenti” dal punto di vista palestinese?

La dispersione familiare è un grave problema al quale deve fare fronte la società palestinese, che non riceve alcun segnale positivo dalla controparte israeliana.

La questione nasce subito dopo la guerra del 1967, aggravando ancor di più i già seri problemi economici, sociali e politici. Israele ha gestito il tutto in modo parziale e inaffidabile.

Quale avrebbe dovuto essere la soluzione contro la dispersione familiare?

Se ai palestinesi fosse stata data la libertà di poter entrare e uscire dai loro villaggi e dalle loro città, non saremmo arrivati a una situazione così critica, con una lunga lista di persone che vogliono ritornare.

Perché le Autorità palestinesi non hanno richiesto che questi casi fossero risolti come “casi umanitari”?

La definizione israeliana di “casi umanitari” differisce totalmente da quella della controparte palestinese. Se fossero stati trattati come tali, a tutti sarebbe stata concessa la carta di identità e i Territori Palestinesi si sarebbero riempiti di residenti. Noi non godiamo della legge civile israeliana, e i Territori Palestinesi sono ancora governati dai comandanti militari israeliani che emanano le leggi e poi le applicano.

Un ingente numero di palestinesi della diaspora ha richiesto la cittadinanza straniera per poter tornare nel proprio Paese. Ha funzionato questa tecnica?

I palestinesi che hanno ricevuto la cittadinanza da altri Stati, sia americani sia europei, non ottengono la piena cittadinanza nei Territori Palestinesi. È vero che essi potrebbero entrare nel paese con il “visto di visita”, ma solamente per un breve periodo, altrimenti sono considerati degli “immigrati illegali”. 

Gli israeliani come trattano i palestinesi in possesso di passaporti stranieri?

Gli israeliani trattano i palestinesi con passaporto straniero in modo “rispettabile”, eccetto quando questi ultimi entrano in Israele da aeroporti israeliani, dove sono in vigore condizioni estremamente rigide. Ad alcuni palestinesi è stato impartito l’ordine di entrare attraverso il ponte Shaikh Hussein, ma poi l’accesso in Israele è stato loro bandito.

E per quanto riguarda gli accordi sottoscritti con Israele sull’organizzazione degli ingressi dei palestinesi?

Secondo il protocollo firmato da israeliani e palestinesi il 23 settembre del 1995, un totale di 5mila palestinesi possono entrare annualmente, ma Israele non rispetta tale accordo. Complessivamente, 80mila palestinesi sarebbero entrati nei Territori Palestinesi e avrebbero ottenuto la carta d’identità. 

Chi è entrato nei Territori Palestinesi ha ricevuto la carta d’identità?

L’Autorità Palestinese ha ricevuto 48mila carte di identità dagli israeliani in seguito a una richiesta personale fatta dal presidente palestinese Mahmud Abbas all’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert. A un totale di 31mila palestinesi della Cisgiordania e di 12mila della Striscia di Gaza – 5mila di queste, però, non sono ancora attive – sono state rilasciate le carte di identità.

E a proposito dell’era di Benjamin Netanyahu?

Da quando è salito al potere, nessuna carta di identità è stata rilasciata.

Gli israeliani concedono i permessi di visita ai palestinesi?

Il numero dei permessi di visita rilasciati è molto ridotto, e in più, sono limitati: convegni sull'economia, sullo eventi sportivi e artistici. Gli israeliani sono molto severi per quel che riguarda il rilascio dei permessi di visita, e normalmente non li concedono ai palestinesi. Il rilascio di tali permessi è utilizzato per tenere sotto pressione l'Anp.

L’Autorità generale degli Affari civili ha avuto qualche successo per quanto riguarda gli spostamenti tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza?

Nient’affatto. Non c’è alcun movimento fra i due territori palestinesi. Gli israeliani controllano in modo assoluto gli spostamenti e li limitano esclusivamente per i casi medici più gravi – permessi concessi per il solo periodo della cura. Israele non concede alle famiglie divise il diritto di riunirsi, neanche in un singolo caso.

I dipendenti dell’Autorità sul ponte Allenby sono stati licenziati dalle autorità israeliane dopo la rivolta di Al-Aqsa. Quali sono gli ultimi sviluppi del caso?

Abbiamo chiesto a Israele il ritorno dei rappresentanti palestinesi sul ponte e ci aspettiamo al più presto una risposta. L’allontanamento del team palestinese “per motivi di sicurezza” è una totale e diretta violazione degli accordi sottoscritti dalle due controparti.

 

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