Avvertimenti israeliani all’ANP: ‘Fermate le proteste popolari o saranno guai’

Il governo israeliano ha inviato un messaggio all'ANP nel quale le chiede di adoperarsi affinché le proteste popolari in Cisgiordania cessino, e proibisca inoltre ai responsabili dell'ANP stessa di partecipare a qualsiasi tipo di protesta, comprese le campagne di boicottaggio delle merci israeliane.

Israele afferma che proteste di questo tipo potrebbero presto trasformarsi in atti di violenza. Eppure, l'esercito israeliano usa sempre la violenza contro le proteste non violente, come quelle contro il “Muro di annessione”.

Israele ha quindi informato l'ANP che ridurrà il livello della cooperazione con essa se i suoi rappresentanti non faranno nulla per “placare il livello delle proteste” e fermare le campagne di boicottaggio.

Israele afferma infatti di aver ridotto il numero delle incursioni e degli arresti nei territori dell'ANP, ma adesso minaccia di riprenderli come prima se i responsabili dell'ANP falliranno nel fermare le proteste non violente.

Il quotidiano israeliano “Haaretz” riporta che queste nuove richieste israeliane sono state inoltrate nel corso di colloqui avvenuti tra responsabili della sicurezza delle due parti.

Fonti palestinesi riportano che il capo dello Shabak (il servizio segreto interno, Ndr), Yuval Diskin, ha discusso di queste cose con Hasan Sheykh, capo dell'Ufficio affari civili dell'ANP, ed anche altri ufficiali del comparto sicurezza hanno discusso della medesima questione con omologhi palestinesi.

“Haaretz” riferisce inoltre che i responsabili hanno discusso dichiarazioni fatte da Mahmoud Abbas al riguardo delle violazioni israeliane nella moschea al-Aqsa e alla moschea di Bilal, a Betlemme, recentemente inserita nella “Lista del patrimonio ebraico”.

Dirigenti israeliani sostengono che loro parigrado palestinesi sono attivamente coinvolti nell'organizzazione delle proteste popolari in Cisgiordania, ma al tempo stesso ritengono che una “terza Intifada” sia da escludere.

(Fonte: Imemc)

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