Azione legale per rinforzare i diritti umani nel trattato di scambio UE-Israele.

Riceviamo dal Palestinian Return Centre di Londra e pubblichiamo

L’on. Clare Short e la European Campaign per la fine dell’assedio su Gaza hanno lanciato un’azione legale, allo scopo di esigere dall’Unione Europea che venga data importanza alle condizioni umanitarie incluse nel Trattato di scambio Unione Europea – Israele.

L’azione è stata lanciata in una lettera inviata al presidente Barroso e a Javier Solana, alto rappresentante per la Politica estera e la sicurezza comuni, evidenziando la differenza tra il modo in cui le condizioni del trattato vengono violate e il modo in cui la legge internazionale andrebbe applicata. La causa viene portata avanti in nome dei querelanti dai Public Interest Lawyers di 8 Hylton Street, Birmingham.

Alla Commissione UE sono stati dati 28 giorni per replicare alla lettera di 15 pagine, che sottolinea come, in base all’accordo in questione, l’UE abbia degli obblighi evidenti, alla luce delle violazioni delle leggi umanitarie internazionali da parte d’Israele nei Territori Palestinesi occupati. Secondo la denuncia, l’UE starebbe fallendo nel rispettare questi obblighi.

Nella lettera si sostiene che “le organizzazioni umanitarie palestinesi, israeliane e internazionali hanno concluso, all’interno di numerosi rapporti e studi sull’argomento, che le azioni d’Israele durante l’operazione Piombo Fuso hanno trascurato e violato intenzionalmente e sistematicamente la legge umanitaria internazionale (…)

“I rapporti incaricati d’investigare la situazione dei diritti umani in Palestina e consegnati all’ONU, tra i quali è compreso quello di Richard Falk, hanno riscontrato diverse violazioni della legge durante l’operazione Piombo Fuso. Lo Special Rapporteur on Poverty ha discusso alcune relazioni secondo cui, durante l’intervento militare, Israele ha deliberatamente ostruito il lavoro del personale umanitario, lasciando i poveri privi dei servizi medici, degli alimenti e di altri servizi di base, in contrasto con le leggi sui diritti umani.”

La causa portata avanti rappresenta la posizione della Corte internazionale di giustizia e dell’ONU riguardo agli innumerevoli abusi, tra cui vanno citati l’acquisizione forzata di territorio, l’ostacolamento dell’auto-determinazione del popolo palestinese e molte altre norme perentorie.

Puntando il dito verso gli impegni UE, alla luce di tante relazioni e sentenze della più alta autorità in fatto di legge internazionale, la lettera afferma che “in base alla convenzione di Ginevra, l’UE non deve solo garantire il proprio rispetto dei diritti umani: viene anche richiesto che essa basi le proprie relazioni con Israele sul mutuo rispetto di tali diritti. Pertanto, là dove Israele viola questi in modo persistente e l’UE non prende provvedimenti appropriati nei suoi confronti, si avrà un’infrazione dell’articolo 2 della Convenzione di Ginevra”.

In riconoscimento di questi obblighi, i querelanti hanno richiamato il commissario, chiedendogli di adempiere ai propri impegni e a fornire quindi descrizioni dettagliate delle misure adottate a questo scopo.

“Io e molti altri – ha dichiarato mercoledì l’on. Clare Short – abbiamo tentato attraverso i nostri parlamenti di esigere dai nostri governi l’applicazione della legge internazionale, senza successo. Ora ci auguriamo che l’azione legale riuscirà a soddisfare le nostre richieste. È mia ferma convinzione che l’unica via per la pace sia il rispetto delle norme internazionali da parte d’Israele, e che questo sia nell’interesse di tutte le parti. La Commissione europea e gli stati membri stanno fallendo nel loro compito di far valere le condizioni del nostro stesso trattato con lo stato israeliano, e utilizzare queste richieste per ottenere pace e giustizia a lungo termine”.

La versione completa della lettera si trova all’indirizzo qui sotto:

letter_to_council_of_ministers

<http://nlp.prc.org.uk/lists/lt.php?id=bE1XBwdUUABbSgcGBhhTAQAFCw%3D%3D>

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