Beit Hanun: sit-in del prigioniero deportato dalla Cisgiordania.

Gaza – Pic. Il prigioniero deportato Ahmed Sabah resterà nella sua tenda in segno di protesta, vicino al passaggio di Beit Hanun (Eretz), al confine tra Israele e Striscia di Gaza settentrionale, finché l'occupazione israeliana non gli permetterà di tornare nella sua casa in Cisgiordania.

“Essendo il primo detenuto deportato nella Striscia di Gaza dalla Cisgiordania, sistemerò una tenda all'entrata di Eretz finché non ritornerò dalla mia famiglia e da mia moglie a Tulkarem”, ha dichiarato Ahmed a una conferenza stampa tenutasi mercoledì notte.

Poiché lavorava come impiegato pubblico per l'Autorità nazionale palestinese (Anp) a Ramallah, Ahmed ha quindi chiesto all'Anp d'intraprendere azioni serie contro la decisione israeliana di esiliarlo dalla Cisgiordania.

Alcuni degli esiliati della Chiesa della Natività si sono a loro volta uniti al sit-in mercoledì sera.

Il loro portavoce, Fahmi Kanaan, ha motivato la scelta con la volontà di esprimere solidarietà al prigioniero, e di condannare la decisione israeliana che gli impedisce l'accesso alla Cisgiordania.

A questo proposito, Abdullah Abu Eid, professore di legge internazionale dell'Università di Betlemme, ha spiegato ieri al Palestinian information center (Pic) che la legge internazionale punisce le pratiche di deportazione forzata, sia in patria che all'estero.

Abu Eid ha inoltre aggiunto che lo statuto della Corte criminale internazionale stabilisce che qualsiasi deportazione individuale o collettiva è considerata crimine di guerra.

Ha poi fatto notare che l'Anp di Ramallah, alla luce delle deportazioni israeliane che hanno colpito molti palestinesi, ha il diritto d'ignorare i propri obblighi nei confronti d'Israele, che ha a sua volta infranto i propri (gli Accordi di Oslo proibiscono esplicitamente le deportazioni).

Il Movimento popolare a sostegno dei detenuti e dei diritti palestinesi ha anch'esso denunciato il gesto, insistendo sulla necessità d'internazionalizzare il problema e affrontare il decreto razzista d'Israele, ovvero  l'Ordine militare n. 1650, che secondo il Movimento è stato emanato in modo arbitrario dai tribunali militari.

La condanna delle deportazioni è stata quindi ribadita dal Comitato nazionale per il sostegno dei detenuti, evidenziando che l'esilio del prigioniero Ahmed sta a indicare che Israele ha già cominciato ad applicare la 1650 contro i palestinesi della Cisgiordania.

Contro il decreto è stato inoltre organizzato un raduno di protesta da parte del Fronte d'azione islamica, che però non ha ottenuto il permesso delle autorità giordane. Il sito web del partito ha infatti annunciato che una lettera del governatore di Amman, giunta mercoledì al segretario generale del Fronte, ha respinto la richiesta di effettuare la manifestazione, senza fornire ragioni per il rifiuto.


 

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