Black-out a Gaza? Manipolazione della notizia. Un lettore ci scrive.

Pubblichiamo uno scambio di email tra un nostro lettore e la direttrice di Infopal.

Gentile redazione di Infopal
Vorrei sollecitare la segnalazione di una news che sta circolando da alcuni giorni sulla rete. Le immagini delle manifestazioni del black-out di Gaza che mostarno come l’elettricità ci fosse e che le foto del parlamento a gaza fossero state fatte di giorno con le finestre oscurate. Inoltre dovreste far notare il fatto che mentre negli ospedali si diceva che la corrente non ci fosse, la tv di hamas funzionava a pieno ritmo e ci sono testimonianze del fatto che la centrale di gaza fosse chiusa ma l’elettricità dalla centrale di Ashkelon veniva erogata. Nessuna organizzazione internazionale inoltre ha confermato il black-out. Perchè non scrivete tutto ciò?
Insomma, guardate che leggendo il vostro sito, si ha l’impressione molto forte che facciate da megafono ad Hamas. Non mi sembra molto pluralista come voi invece affermate nel vostro sito.
Ricordate che Hamas obbliga le donne ad indossare il velo a Gaza, invece in occidente e anche in israele si può decidere liberamente se indossarlo. E’ importante, lo dico sopratutto perchè so che il vostro direttore è una donna e davvero non comprendo come possa sostenere in modo idealistico una organizzazione che decide che una scelta puramente personale venga imposta.
Distinti saluti
Alessandro Peruzzi  

Gentile Alessandro Peruzzi,
 
Sul black-out di Gaza hanno scritto anche organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani.
L’erogazione è stata ridotta e parte della Striscia è rimasta quotidianamente senza corrente.
Noi non mandiamo in onda la tv di Hamas, che neanche vediamo.
Ciò che ci interessa sono le persone, i cittadini, che muoiono tutti i giorni per mancanza di medicine, di cibo, di acqua; i malati negli ospedali rimasti senza corrente e senza attrezzature.
Se questo è fare propaganda per Hamas, allora lei non ha capito nulla.
 
Non comprendo neanche dove lei ravveda tutto questo "idealismo" nei confronti di Hamas: semplicemente è il movimento che ha stravinto alle elezioni del 2006 e che ha diritto di governare. Se avesse vinto Fatah o il FPLP o il PP o il FDLP e fosse stato boicottato e criminalizzato come è successo con Hamas, noi avremmo denunciato l’incoerenza occidentale e la violazione dei diritti dei vincitori – solo in quanto espressione della volontà popolare (demo-crazia, ricorda?)
Il problema è che l’Occidente continua ad avere una visione coloniale del sud del mondo, le cui popolazioni sono ritenute incapaci di scegliere "ciò che è giusto", cioè, ciò che a noi va bene. Le lasciamo votare a patto che votino per i "nostri" candidati, i nostri partiti. Generalmente, tutti corrotti e collaborazionisti. L’America Latina dei tragici anni ’70-’80 ce lo ricorda, così come tutta l’Africa attuale, il Pakistan, l’Iraq, l’Afghanistan, e così via…Luoghi dove noi occidentali abbiamo portato "la nostra democrazia".
 
Giocare sulla vita di milioni di innocenti, come lei fa, è vergognoso. Vuol forse mettere in dubbio che la Striscia di Gaza sia assediata e la popolazione stremata? Anche l’Onu, nella sua debolezza, ha lanciato allarmi continui.
 
Se vuol criticare la linea politica di Hamas, può farlo: non ci interessa. Ciò che importa è non trasformare la critica a un partito votato dal popolo in un affondo crudele contro il popolo stesso. Che è esattamente ciò che sta avvenendo.
 
Quanto all’uso del velo, ritengo non sia affare nostro dire cosa le donne palestinesi debbano fare: la coercizione e le violenze vanno denunciate, certo, ma le scelte tradizionali, religiose di una popolazione vanno rispettate, che a noi piacciano o meno.
Questa missione di "caccia al velo", portata avanti persino dalla sinistra italiana – giornaliste comprese – è una bieca forma residua di colonialismo. Conosco molte signore con hijab che danno punti a tante nostre donne in fatto di carriera, femminismo e diritti. Di per sé, il velo non è un limite, anzi, può essere una "bandiera", un’identità. Dipende dal contesto sociale e politico.
Personalmente, rigetto ogni forma di misoginia, machismo e maschilismo patriarcale, che relega le donne a figure sfuggenti e senza voce in capitolo, ma non è affatto detto che ciò sia da imputare ai movimenti islamici. Spesso è il sopravvivere del tribalismo ignorante in molte fedi religiose, e non solo.
 
Angela Lano
direttrice Infopal.it 

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