Boicottaggio: prime imprese chiuse.

Cisgiordania – Maan. Almeno diciassette imprese hanno chiuso i battenti nella colonia abusiva di Ma'aleh Adumim dall'inizio del boicottaggio dell'Autorità nazionale palestinese (Anp), lanciato diversi mesi fa. Lo ha riportato ieri il Washington Post.

Anche la zona industriale dell'insediamento di Mishor Adumim, nell'area di Gerusalemme, sta affrontando “una situazione insopportabile”, ha affermato Avi Elkayam – rappresentante di 300 imprenditori – riferendosi agli sforzi dell'Anp di tagliare i prodotti delle colonie fuori dai mercati palestinesi e scoraggiare i cittadini palestinesi a lavorare negli insediamenti ebraici.

Uno stabilimento per il taglio delle pietre, riferisce Elkayam, ha chiuso questo mese a causa degli ispettori palestinesi, che venivano regolarmente a intercettare i camion che trasportavano la merce, rendendo così l'attività insostenibile. Secondo l'articolo, la struttura abbandonata è ora un guscio di cemento, pieno di ricordi lasciati dai volatili, e ha un cartello con la scritta “In affitto” esposta all'esterno.

“Siamo intenti a seguire in modo deciso la strada della resistenza non-violenta e della sfida alle imprese delle colonie, ed esprimiamo il nostro diritto a boicottare quei prodotti; e credo proprio che tutto questo stia funzionando.” È quanto ha dichiarato il primo ministro del governo di Ramallah, Salam Fayyad, al giornale americano, aggiungendo: “Continueremo a fare sempre di più.”

L'articolo ha anche riportato le parole di un diplomatico occidentale, che ha espresso il timore che la resistenza non-violenta possa ritorcersi contro l'Anp, e del vice primo ministro israeliano Dan Meridor, che ha criticato aspramente l'iniziativa.

Secondo alcuni funzionari palestinesi, la decisione dell'Anp di proibire a tutti il lavoro nelle colonie entro il 2011 è stata precipitosa, e richiede d'impegnarsi a procurare un'alternativa d'impiego ai lavoratori.

Ahmad Muheisin, leader di uno dei campi profughi, e Yusef Abu Maria, professore dell'Università aperta di al-Quds, hanno espresso entrambi simili riserve all'annuncio, da parte del ministro dell'Economia Hasan Abu Libdeh, che il divieto di lavorare negli insediamenti verrà rinforzato ulteriormente.

Parlando al talk show palestinese “No spin”, entrambi, pur dichiarandosi del tutto contrari all'utilizzo di manodopera palestinese nelle colonie, hanno infatti sostenuto che Abu Libdeh dovrebbe escogitare una strategia per fornire opportunità di lavoro alle migliaia di palestinesi impiegati attualmente presso i datori di lavoro ebrei, prima che siano costretti a rimanere disoccupati.

Come ha spiegato Muheisin al redattore di Ma'an Nasser Laham, che è anche il conduttore di No Spin, tutte le fazioni palestinesi dovrebbero inoltre partecipare alla decisione di proibire il lavoro nelle colonie, ed esiste inoltre un diffuso dissenso tra i cerchi decisionali della stessa Anp sull'annuncio di Abu Libdeh: “Non c'è nulla nella legge palestinese che vieti di farsi assumere nelle colonie israeliane. Quindi, le loro decisioni non dovrebbero essere affrettate”. 

“Trovate un altro rimedio”.

L'annuncio di Abu Libdeh risale a martedì scorso. Lo stesso ministro aveva dichiarato, sulle pagine di Ma'an: “Ci sono attualmente 25.000 palestinesi che vivono del loro lavoro negli insediamenti israeliani. Dovrebbero rinunciare, visto che non sono diversi dagli altri 200.000 lavoratori disoccupati”.

“Anche se la legge palestinese proibisce di lavorare nelle colonie israeliane, sappiamo che un gran numero di persone ha lasciato il lavoro apposta per essere assunti lì” ha aggiunto, esortando quindi i lavoratori a “trovare un altro rimedio”.

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