Brescia: pillole di verità per studenti e insegnanti

Brescia: pillole di verità per studenti e insegnanti

Report di Jacopo Falchetta

Come afferma Daniele Luttazzi all’inizio di ognuno dei suoi spettacoli di satira politica, questa è una riunione di sovversivi. Stiamo parlando del corso d’aggiornamento per insegnanti e studenti tenutosi tra il 30 e il 31 marzo scorsi a Brescia, all’Istitituto d’Istruzione Superiore A. Lunardi e al Liceo Socio-psico-pedagogico V. Gambara, con la supervisione del Liceo Ginnasio Arnaldo. Tema: la questione palestinese – origini, sviluppi e rappresentazioni.

Più che di un gruppo di facinorosi, si trattava in realtà di un semplice ciclo d’incontri organizzato dalla rete di storia Angelus Novus, un’associazione bresciana d’insegnanti di storia – per la maggior parte delle scuole superiori – che nelle sue iniziative si è prefissata l’obiettivo di affrontare argomenti di storiografia in qualche modo “alternativa”, in quanto cercano di straripare dagli argini imposti dai nostri programmi ministeriali, abituati a propinarci sempre le solite quattro guerre e otto date da imparare a memoria. È stato grazie ad Angelus Novus, e alla collaborazione del Circolo di Brescia e di alcune organizzazioni no-profit (Associazione di Amicizia Italia-Palestina, Equatore ONLUS, Progetto Archivio Palestina e Associazione Odradek XXI), che, se non altro per un paio di giorni, le scuole di Brescia (ma anche il resto della città, poiché il corso era aperto a tutti) hanno avuto l’opportunità di conoscere l’annoso conflitto israelo-palestinese da un punto di vista diverso da quello a cui siamo abituati; per alcuni, probabilmente, è stata addirittura l’opportunità di conoscerlo per la prima volta in modo non superficiale.

A esporre, oltre al sottoscritto, vi erano personalità rilevanti, tra le quali il prof. Wasim Dahmash, docente di Lingua e Letteratura Araba all’Università degli Studi di Cagliari. Ed è stato proprio il prof. Dahmash ad aprire il primo incontro di lunedì 30 all’Istituto Lunardi, che ha visto la partecipazione più ampia essendo l’unico tenutosi di mattina. Il suo intervento ha fornito un quadro generale dei processi storici e socio-culturali che hanno attraversato la Palestina negli ultimi 2000 anni, mettendo a fuoco il problema della percezione, ovvero di come tra i risultati di tali processi vi siano le rappresentazioni che ognuno di noi fa nei riguardi di una cultura “altra” e di come queste abbiano un grande peso nello svolgersi degli avvenimenti.

A seguire, l’intervento di Iyas Ashkar, studente universitario di origini palestinesi, membro dell’Associazione di Amicizia Italia-Palestina e dell’Organizzazione Non Governativa Seeds of Peace, il quale ha presentato alcuni sviluppi delle espressioni d’arte palestinese nel tempo della Nakba e della diaspora del suo popolo; la parola è poi passata a me, che ho concluso la mattinata analizzando la rappresentazione che i media italiani hanno fornito sulle ultime grandi guerre-stragi del Libano nel 2006 e di Gaza a fine 2008-inizio 2009.

Nel pomeriggio sono stati proposti agli insegnanti presenti alcuni percorsi didattici extra-curriculari: un tentativo per far sì che nei programmi scolastici venga data importanza ad una questione il cui peso a livello mondiale viene quasi sempre sottovalutato. Il prof. Dahmash, io e l’avv. Francesca Mazzei,  socia di Equatore ONLUS e studiosa della questione arabo-palestinese-israeliana, abbiamo toccato diversi argomenti, tra cui la storia della nascita d’Israele dalla Dichiarazione Balfour in avanti, la letteratura palestinese e i problemi della traduzione di testi dall’arabo e in arabo (e chi lavora per un’agenzia come Infopal.it sa quali grandi grandi grattacapi comporti quest’ultimo aspetto).

Dalle questioni generali trattate lunedì si è passati ad aspetti più specifici nell’incontro di martedì pomeriggio, che ha visto la partecipazione del Prof. Gilberto Gilberti, esperto del conflitto e docente di storia presso l’Università di Parma. Particolarmente notevole, nei suoi due interventi, è stato il far comprendere quale sia la vera natura delle influenze che la cosidetta “lobby” filo-sionista esercita nei processi decisionali dell’intero pianeta, e soprattutto in quelli americani; affermazioni, quelle del professore, accuratamente documentate, e molto illuminanti nel mostrare cosa c’è realmente dietro le quinte dei vari negoziati e volta-faccia che si sono susseguiti nell’ultimo secolo d’incontri-scontri tra sionisti e Palestinesi.

Sempre in ambito storico, Iyas Ashkar ha fornito invece un resoconto accurato della storia dell’OLP e dei successi e fallimenti che ha ottenuto nella sua lotta per uno stato palestinese indipendente, presentando in questo modo la testimonianza importante di chi ha vissuto tali vicende intorno a sé, e ha dovuto adattare la propria vita ai fatti man mano che la Storia prendeva il suo corso. A seguire, una mia esposizione della guerra dell’acqua e degli abusi israeliani nell’appropriazione delle risorse idriche non solo della regione palestinese, ma anche di quelle limitrofe (basti citare il fiume Litani, che si trova nel sud del Libano, ovvero in una regione occupata per ben due volte dall’esercito israeliano).

Questi sono stati gli spunti che Angelus Novus, io e gli altri relatori abbiamo cercato di lanciare al pubblico delle scuole bresciane; la partecipazione molto interessata – anche se piuttosto limitata, fatta eccezione per l’incontro di lunedì mattina – che hanno conosciuto i diversi incontri lascia sperare che tali spunti, uniti al sempre più frequente parlare che si è fatto della guerra israelo-palestinese dopo le violenze di Gaza, attirino sempre più studenti e studiosi sull’argomento. A tale proposito potrà rivelarsi utile, almeno a livello locale, la presenza di un Archivio Palestina proprio a Brescia città: si tratta di un progetto che permette a chiunque lo desideri di consultare più di 5000 articoli sulla questione, organizzati secondo percorsi tematici e provenienti da pubblicazioni in lingua italiana, inglese e francese. Una risorsa che, se ben sfruttata, contribuirà certamente alla sempre maggior diffusione di una conoscenza che ha molto di “sovversivo”, visto il silenzio col quale spesso ce la nascondono.

 

 

 

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