Carceri da inquisizione: prigionieri impazziti. 'Obeida, palestinese in isolamento da oltre 10 anni

 

Gaza – Infopal. ‘Obeida Mohammed Suleiman era stato arrestato ventidue anni fa, per un presunto attentato. Era stato separato dai suoi bambini ‘Asef e Fida’, di cui uno con solo 40 giorni di vita e l’altra di due anni.

In tutti questi anni, i figli non hanno mai potuto incontrarlo e questa situazione non ha potuto far altro che produrre un peggioramento, fino a che l’uomo ha iniziato a soffrire di depressione e problemi psichici.

Non siamo di fronte a storie del cinema o del passato, tutt’altro: questa è un’altra storia della “unica democrazia in Medio Oriente”.

In carcere da 22 anni.
Il protagonista di questa vicenda sconvolgente, detenuto sin dall’ottobre 1988, è stato condannato all’ergastolo, e come altre centinaia di prigionieri è stato confinato in isolamento.

‘Awdallah, fratello di ‘Obeida, ci fornisce alcune informazioni pervenute dall’interno della prigione: “L’amministrazione carceraria israeliana lo sottopone continuamente a metodi di tortura in forma di pressioni psichiche tali da avergli fatto perdere la ragione.

‘Obeida ha 47 anni, da 22 anni in prigione, e da 12 anni vive in totale isolamento.

L’appello. Per il caso di ‘Obeida è intervenuto Riyad al-Ashqar, responsabile stampa del ministero dei Prigionieri.

Egli si è appellato alle organizzazioni umanitarie affinché intervengano, lo vadano a visitare e prendano dei provvedimenti attraverso l’opera di una commissione istituita ad hoc.

‘Obeida non è più in grado di riconoscere la sua famiglia, e sono tre anni che, quando viene concesso il permesso di visita, il prigioniero si rifiuta di uscire a incontrare i familiari.

L’isolamento e le conseguenze sulla psiche del prigioniero. L’isolamento è una condizione coatta che pone il detenuto ad essere maggiormente vulnerabile agli attacchi psicologici. È una forma di tortura, perché costretto in uno spazio disumano, senza luce artificiale o naturale.

Senza alcun contatto con il resto dl mondo, il detenuto subisce perquisizioni, pestaggi, assalti, umiliazioni.

Si ribadisce l’illegalità di questo tipo di detenzione, alla luce dei diritti umani e delle principali convenzioni sulla protezione e i diritti dei prigionieri.

Stato generale. Sono oltre 8.000 i prigionieri palestinesi: ergastoli, isolamenti, bambini, donne, malati e anziani che languono nelle prigioni di Israele.

Ad oggi, le autorità di occupazione israeliane pongono il proprio rifiuto a contrattare sugli affari dei prigionieri, rifiutandosi di rilasciare 1.000 detenuti amministrativi palestinesi contro il rilascio del prigioniero israeliano Gilad Shalit, sequestrato a Gaza nel 2006.

La disumanità e la durezza di Israele restano il principale ostacolo.

La perdita del padre, la rabbia di non poter avere la possibilità di conoscerlo, la sua assenza permanente, non hanno paragoni per i figli che ripongono le proprie speranze nella bontà della propria fede.

D’altra parte, come può ritornare a condurre una vita normale e non subire conseguenze psichiche chi vive da oltre dieci anni in totale isolamento?

Elisa Gennaro

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