Caso Hariri e Tribunale Speciale per il Libano: cade il governo libanese

Beirut – InfoPal. Il governo libanese di unità nazionale è caduto ieri, mercoledì 12 gennaio, dopo le dimissioni dei ministri del movimento sciita Hezbollah e dei suoi alleati cristiani del partito di Michel Aun. Le dimissioni hanno fatto seguito alla sentenza di una commissione Onu, sponsorizzata dagli Usa, sull'assassinio dell'ex presidente libanese Rafiq Hariri.

Durante una conferenza stampa, il ministro dell'Energia, Gibran Bassil, ha dichiarato che 10 ministri si sono dimessi, a causa di una lunga controversia con il primo ministro Saad Hariri – figlio del leader ucciso – sul Tribunale Speciale per il Libano.

Un undicesimo ministro, vicino al presidente Michel Sleiman, se n'è andato dal governo (formato da 30 ministr)i, fornendo così il numero minimo di dimissioni necessarie a farlo cadere.

Da parte sua, Bassil ha espresso pubblicamente il proprio apprezzamento per gli sforzi della mediazione di Arabia Saudita e Siria alla ricerca di un superamento della crisi sorta dagli esiti delle indagini condotte dal Tribunale internazionale.

“Le forze di governo non sono in grado di sottrarsi alle pressioni statunitensi – ha affermato Bassil riferendosi alle conclusioni del Tribunale -. L’opposizione ha fatto di tutto per superare la crisi, mentre dall’altra parte si è preferito far cadere il governo”.

Fonti in Libano ci hanno confermato che il Tribunale imputa ad alcuni dirigenti di spicco di Hezbollah l'assassinio di Rafiq Hariri, accusa che i membri del movimento contestano, giudicandola un tentativo di messa al bando e persecuzione politica, incoraggiata da Israele e dagli Usa.

Il collasso è arrivato mentre Hariri era a colloquio, a Washington, con il presidente Usa Barack Obama.

La Casa Bianca ha accusato Hezbollah di agire per “paura” e ha elogiato Hariri “per la sua leadership ferma e i suoi sforzi per raggiungere la pace, la stabilità, e in consenso in Libano in circostanze difficili”.

La caduta del governo libanese ha sollevato “preoccupazioni” anche in Israele, il quale, scrivono le agenzie, segue con attenzione gli sviluppi del “caso internazionale libanese”.

Dal Qatar, ieri, il Segretario di Stato americaano, Hillary Clinton, ha defiinito quello di Hezbollah “un tentativo di minare la stabilità in Libano destinato a fallire”.

Nel frattempo, il Segretario generale della Lega Araba, Amro Mousa, ha sollecitato i leader libanesi ad “agire con calma e saggezza, ed evitare la minaccia della guerra civile”.

Da parte sua, il capo del partito libanese “Riforma repubblicana”, Charles Deacon, ha parlato di “tunnel buio e incerto per la stabilità del Paese”.

“La crisi politica porterà a seri problemi socio-economici ed ora esiste il pericolo di un ritorno alle armi che non potrà che portare ad un intervento straniero. Da qui, Israele guadagnerà l’opportunità di sconfiggere la resistenza.

“Quest’opzione non serve al Paese dove invece c’è bisogno di stabilità e pace. Le forze armate e la sicurezza saranno messe a dura prova”.

(Fonti: Maan, Afp, Imemc e Quds Press)

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