Cavie da laboratorio, Palestinesi di Gaza e i Josef Mengele dei nostri giorni.

Cavie da laboratorio, Palestinesi di Gaza e i Josef Mengele dei nostri
giorni.

di Agustín Velloso,

tradotto da Gianluca Bifolchi, Tlaxcala

18 Giugno 2007

Davanti agli avvenimenti di Gaza degli ultimi mesi e alla sinistra
prospettiva di un loro aggravarsi occorre non perdere di vista le cause, le
connessioni con la situazione del Libano e dell’Iraq e, soprattutto, le
menzogne con cui i media difendono gli interessi di Israele e Occidente
sulla pelle dei Palestinesi.

L’editoriale del 13 Giugno del periodico spagnolo più venduto —
probabilmente scritto come un gioco d’improvvisazione su un canovaccio
comune tra Thomas Friedman, Victor Harel e Javier Solana — è un compendio
dei commenti antipalestinesi, dei sentimenti antimusulmani e dei discorsi
razzisti che dovrebbero essere usati nelle prove attitudinali a scuola per
valutare il livello di maturità degli adolescenti:

"La coesistenza tra il moderato Abbas ed il governo di Ismail Haniyeh è
stata una finzione dal momento stesso in cui i radicali islamisti, che
incitano ad una guerra di terrore contro Israele, vinsero le elezioni
parlamentari lo scorso anno".

E’ fin troppo noto come i ricercatori nei laboratori pongono piccoli
roditori in situazioni di stress che provocano nei soggetti malattie e
aggressività. E’ altresì conosciuto che Gaza è una enorme prigione. Le
chiavi sono in mano ad Israele, che fino a poco tempo fa teneva i secondini
all’interno e ora si limita a schierarli sulla sua frontiera terrestre e
marittima, oltre che a controllare il suo spazio aereo.

La vita vi si è fatta semplicemente inumana da che Israele la occupò
militarmente nel 1967. Da alcuni anni è inoltre un laboratorio che impiega
esseri umani al posto dei topi, e la principale differenza è che i topi in
cattività vengono alimentati ed i Palestinesi no. "La metà degli abitanti di
Gaza e Cisgiordania soffre di manutrizione" scriveva l’Independent del 12
Giugno.

Chi impedisce che il cibo arrivi ai Palestinesi: gli islamisti radicali, le
milizie islamiste, le fazioni palestinesi (le espressioni preferite dei
nazisti camuffati da commentatori politici per riferirsi ad esseri umani che
appena sopravvivono sotto una criminale occupazione militare)? No, Israele e
i governi occidentali sono i respondabili del genocidio palestinese:
l’occupazione viene mantenuta da 40 anni benché sia illegale. La popolazione
sotto occupazione, che dovrebbe essere protetta dalla comunità
internazionale, è condannata a morte per mancanza di libertà e di mezzi per
nutrirsi, curare le malattie, lavorare, studiare e realizzare il resto delle
attività normali che fa la gente normale in Occidente, ma che ai Palestinesi
non è permesso fare perché Israele realizzi indisturbato il sogno sionista:
tutta la terra di Palestina esclusivamente per gli Ebrei.

I Palestinesi hanno fatto avanzare le conoscenze scientifiche in campo
psico-biologico più di tutti i topi del mondo. Più di un milione di
Palestinesi sa per propria esperienza che se li si occupa militarmente, li
si rinchiude in 360 KM, gli si distrugge la casa e li si deruba, gli si
taglia l’energia elettrica e l’acqua potbile, li si bombarda in
continuazione, gli si fa vedere che non hanno alcun futuro e addirittura gli
si blocca l’economia, il che include negare alimenti ai bambini, ai malati,
e agli anziani, nello stesso momento in cui li si divide in buoni ("il
moderato Abbas") e cattivi ("l’estremista Haniyeh"), e si fornisce
addestramento ed armi ai primi, il meno che possa succedere è che iniziano a
spararsi addosso tra di loro.

La prima cosa che fanno i grandi editorialisti è dare la colpa alle "forze e
milizie" palestinesi di quello che accade, dato che si tratta di un
pregiudizio necessario a demonizzare i Palestinesi e chiedere nella riga
successiva l’intervento della comunità internazionale, senza però dire una
parola sulle responsabilità di questa nel disastro. Altrettanto accade in
Libano e Iraq.

Gli Stati Uniti e i loro alleati occupano questo paese dopo averlo
sottomesso a tredici anni di sanzioni economiche altrettanto criminali di
quelle imposte alla Palestina, violano a piacere i trenta articoli della
Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la decenza umana e il senso
comune; e i pistoleri della parola, i grandi editorialisti ci fanno un
predicozzo sulla guerra civile nel mondo arabo e sulla necessità che l’ONU
agisca:

"… il cui primo ministro (di Israele) suggeriva ieri il dispiegamento di
una forza internazionale alla frontiera tra Gaza ed Egitto". Ma che bella
idea! Perché non l’hanno chiesta nei 40 anni di occupazione e nelle guerre
di aggressione contro i suoi vicini dal momento della fondazione dello
Stato? Perché l’ONU non è stata chiamata a schierare i caschi blu negli
aeroporti militari degli USA e in Europa per impedire gli attacchi da parte
dei suoi aerei all’Iraq? Perché non si è inviata una forza di interposizione
al nord di Israele per impedire l’avanzata dei suoi carri armati in Libano?
Perché l’ONU non blocca economicamente Israele, responsabile di migliaia di morti in Medio Oriente e della distruzione del Libano e di Gaza?

Come mai a un editorialista con tanto di manuale di stile che parla di
democrazia e di principi sociali non gli è venuto l’uzzolo di riflettere sul
fatto che se il blocco occidentale serve ad impedire l’entrata a Gaza del
cibo, ma non delle armi, i Palestinesi invece di invitarsi reciprocamente a
prendere té e pasticcini useranno queste armi in una guerra fratricida?

La psicologia sociale non spiega tutto, ma una gran parte si, come ha
ricordato lo psichiatra palestinese Eyad el-Sarray: "la ricerca in campo
psicologico mondiale ha dimostrato che i conflitti armati prolungati danno
luogo a ciò che si conosce come intossicazione sociale cronica, che rende la
gente, bambini compresi, meno sensibili e più crudeli, meno razionali e pià
impulsivi, meno dialoganti e più violenti".
(
http://www.palestinechronicle.com/story-061307111901.htm).

Anche la condizione umana ha il suo peso, dal punto di vista morale e non
solo psicologico. Meglio sarebbe stato usare le scarse risorse per
combattere contro l’occupazione, ma è chiaro e deplorevole che il danno
causato nella società palestinese dagli occupanti e dai loro alleati è stato
tanto profondo e le sue tossine tanto efficaci, che gli interessi dei
peggiori dei Palestinesi hanno prevalso sui diritti e il benessere della
maggioranza. In Palestina ci sono persone squallide, traditrici, anormali,
stupide, violente, vendicative, ansiose di potere e denaro, ect., come in
qualunque altro paese. La differenza fondamentale è che il danno che fanno
alla Palestina, per via delle sue condizioni derelitte, è enorme.

Al tempo stesso, la condizione morale degli editorialisti gli impedisce di
vedere nei Palestinesi nient’altro che topi che meritano il destino che gli
è capitato, e per questo elencano ragioni politiche, sociali e culturali
come la presenza dell’islamismo, l’azione delle fazioni e il carattere
terrorista.

Agustín Velloso è professore di Scienze dell’Educazione alla UNED di Madrid: avelloso@edu.uned.es 

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