Cessate il fuoco a Gaza: Israele affronta la furia delle famiglie dei prigionieri a Gaza

Tel Aviv – Middle East Eye. Il governo israeliano sta subendo crescenti pressioni da parte delle famiglie di coloro che sono stati fatti prigionieri da Hamas per porre fine alla guerra a Gaza e riportare a casa i loro cari, mentre migliaia di persone sono scese in piazza lunedì sera in tutto il Paese.

In un’ampia serie di proteste a Tel Aviv, che ha visto i manifestanti scontrarsi con la polizia, le famiglie dei prigionieri hanno parlato contro la posizione del governo israeliano.

In piedi, sopra un veicolo, in mezzo a una folla di manifestanti sull’autostrada Ayalon, con un altoparlante in mano, Einav Zangauker, il cui figlio 24enne Matan è detenuto a Gaza, si è rivolta al governo:

“È ora di accettare l’accordo. È il momento del cessate il fuoco. Non vi lasceremo perdere questa opportunità. Non vi permetteremo di continuare ad abbandonare i nostri figli […]. Riportateli a casa”.

La madre israeliana ha poi aggiunto: “Hamas ha accettato l’accordo. Ora è il momento che il governo Netanyahu restituisca gli ostaggi. Altrimenti, bruceremo il Paese”.

A Gerusalemme, oltre 100 manifestanti hanno marciato verso la residenza del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con uno striscione che diceva: “Il sangue è sulle tue mani”.

Lunedì sera Hamas ha accettato una proposta di cessate il fuoco mediata dagli Stati Uniti. L’ufficio di Netanyahu aveva dichiarato che, pur essendo “lontana dal soddisfare le richieste principali di Israele, Israele invierà una delegazione di rango in Egitto nel tentativo di massimizzare la possibilità di raggiungere un accordo in termini accettabili per Israele”.

Israele ha, invece, invaso Rafah, la città nel sud della Striscia di Gaza che si trova al confine con l’Egitto, impossessandosi del passaggio di frontiera. Da allora sta bombardando l’area densamente affollata.

Netanyahu e il suo gabinetto di guerra affermano che la proposta concordata da Hamas è diversa da quella vista da Israele.

Due funzionari statunitensi hanno dichiarato al New York Times che sono stati apportati “piccoli cambiamenti di formulazione” alla proposta concordata da Hamas, e che questi sono stati fatti dai mediatori arabi in consultazione con il direttore della CIA William Burns, che è stato il principale rappresentante statunitense nei negoziati.

L’accordo prevede il rilascio graduale di tutti i prigionieri israeliani in cambio di prigionieri palestinesi.

Secondo le stime di Israele, 128 dei 250 prigionieri rapiti e portati a Gaza a ottobre sono ancora lì, compresi 35 che secondo i militari sono morti.

Rabbia contro il governo israeliano.

La rabbia delle famiglie dei prigionieri arriva mentre emergono prove della crescente frustrazione degli Stati Uniti nei confronti di Israele.

Lunedì, un funzionario statunitense ha dichiarato a Reuters che “Netanyahu e il gabinetto di guerra non sembrano aver affrontato l’ultima fase dei negoziati (con Hamas) in buona fede”.

Un alto funzionario statunitense ha dichiarato ad Axios: “I diplomatici statunitensi si sono impegnati con le controparti israeliane. Non ci sono state sorprese”.

Il portavoce della Casa Bianca John Kirby ha dichiarato: “Vogliamo liberare gli ostaggi, vogliamo un cessate il fuoco per sei settimane, vogliamo aumentare l’assistenza umanitaria”, aggiungendo che il raggiungimento di un accordo sarebbe il “risultato migliore in assoluto”.

Le proteste di lunedì sera si sono svolte in città israeliane come Haifa e Tel Aviv.

La sera segnava la fine della Giornata della Memoria in Israele e le famiglie dei prigionieri, insieme ad altri manifestanti, hanno tenuto cartelli con la scritta “Mai più”.

Hanno bloccato l’autostrada Ayalon e bruciato una clessidra per rappresentare il governo israeliano che “brucia il tempo dei rapiti nella prigionia di Hamas”.

Secondo l’emittente israeliana Channel 12 News, i manifestanti hanno camminato tra le auto sulla strada e si sono scontrati con la polizia, causando tre arresti.

La polizia ha distribuito multe ai manifestanti che bloccavano la strada Ayalon, uno dei quali ha detto: “Se devo pagare una multa di 500 shekel per rilasciare i rapiti, allora sono pronto ad accettarne altre mille”.

Yifat Zeiler, la cui cugina, Shiri Bibas, è stata rapita con i suoi due figli piccoli, Ariel, di quattro anni, e Kfir, di nove mesi, ha dichiarato durante la protesta: “Basta. Voglio la mia famiglia”.

Gil Dikman, la cui cugina Carmel Gat è detenuta a Gaza, si è rivolto al governo di Netanyahu: “I rapiti sono nelle vostre mani. Se non accettate l’accordo, questa notte sarà la notte dei rapiti. Non dormiremo”.

In una dichiarazione, il Forum delle famiglie degli ostaggi e dei dispersi, che rappresenta le famiglie dei prigionieri detenuti a Gaza, ha accolto con favore l’accettazione dell’accordo di cessate il fuoco da parte di Hamas e ha invitato il governo israeliano a “dimostrare nella pratica il suo impegno nei confronti dei cittadini”.

Netanyahu è finito.

Ehud Yaari, un analista israeliano esperto dei negoziati in corso, ha affermato che Netanyahu è “finito”. Ha dichiarato a Middle East Eye che il primo ministro israeliano sarebbe stato rimosso da grandi proteste – che non si sono ancora concretizzate – o da elezioni a settembre o ottobre.

“Non c’è ancora un percorso chiaro per porre fine al suo mandato e farà tutto il possibile per rimanere al potere”, ha detto Yaari. Tuttavia, ha affermato che la decisione di invadere Rafah è stata concordata da tutti i membri del gabinetto di guerra israeliano, non solo da Netanyahu.

“L’obiettivo dell’esercito israeliano è ancora quello di sbarazzarsi di Hamas”, ha detto Yaari. “Per fare spazio a un altro sistema di governo a Gaza, è necessario spingerlo il più in fondo possibile”.

Traduzione per InfoPal di F.H.L.