Chavez: alla conquista dei cuori e delle menti degli arabi.

Da www.aljazeera.net 

Milioni di dollari spesi, decine di migliaia di vite perse, centinaia di ore di discorsi televisivi e di conferenze stampa, sforzi diplomatici, piani militari e politici, anni inIraq, e molto altro.

Niente di ciò ha aiutato gli USA a raggiungere gli obiettivi annunciati dal presidente di "vincere i cuori e le menti del popolo Arabo". Al contrario, George Bush sembra aver persoi cuori e le menti di molti di coloro che sembravano sostenere i piani Usa per il Medio Oriente.

Ma qualcun altro nelle Americhe sembra possedere la formula segreta per raggiungere quell’obiettivo, molto più rapidamente e a buon mercato. 

Hugo Chavez, il presidente venezuelano, si è trovato al centro della politica del Medio Oriente quando ha annunciato che stava ritirando i suoi diplomatici da Israele. E non per qualcosa che Israele aveva fatto al suo paese, ma per ciò che fa ai palestinesi e ai libanesi a migliaia di kilomentri di distanza.

L’azione è stata preceduta dalla ripetuta condanna da parte di Chavez dell’"aggressione israeliana contro il Libano" e il "genocidio contro il popolo palestinese", così come li ha definiti lui. E’ stato il primo capo di stato a pronunciare tali dure parole contro Israele – dopo che la violenza era scoppiata al confine libanese-israeliano il mese scorso -, molto prima di qualsiasi paese arabo o musulmano.

Attualmente, in molti siti internet arabi  si possono leggere commenti del tipo: "Sono un palestinese ma il mio presidente è Chavez, non Abu Mazen".  Or: "Non voglio essere arabo. Da ora in avanti sarò venezuelano".

(…) Nei canali tv mondiali si possono persino vedere bandiere venezuelane durante le manifestazioni in Beirut, a fianco di quelle libanesi e palestinesi, e in  molti importanti quotidiani nel mondo arabo, editorialisti si domandano: perché i leader arabi non possono fare ciò che un leader latino-americano non arabo e non musulmano osa invece fare?

Naturalmente molti detrattori del presidente venezuelano correrebbero ad avvisare i fan di Chavez di ciò che "lui veramente è: un uomo autoritario e che sta rovinando il suo paese".

Ma non cambierebbe molto per i suoi sostenitori in Medio Oriente. Quando un internauta aveva scritto che Chavez era un "dittatore come Fidel Castro", le risposte sono giunte nel sito web una dietro l’altra a difesa del presidente venezuelano e per insultare la persona che l’aveva criticato.

Gli oppositori di Chavez vedono  la sua posizione come una mera manovra politica per sostenere il suo alleato, l’Iran, e per attaccare il suo tradizionale nemico, gli Usa, o l’"impero, come lui lo chiama. Essi pensano anche che lui voglia accrescere la sua popolarità nel mondo.
 
Potrebbe essere vero. Ma ciò che è indubbiamente vero è che l’affinità di Chavez con gli arabi non è nuova. Egli li menziona spesso nei suoi discorsi e racconta storie delle sue avventure con leader arabi durante i suoi viaggi. Ammira il deserto. Si definisce nasserista (riferendosi allo scomparso presidente nazionalista dell’Egitto, Gamal Abdul Nasser). Menziona l’Iraq più dei leader arabi e non perde mai l’opportunità di "salutare la resistenza irachena contro le forze imperialiste".

Questa solidarietà con le cause arabe sono ampiamente condivise dalla maggior parte dei venezuelani, e anche dalla maggioranza dei latino-americano, specialmente i poveri. Molti hanno marciato nelle strade di Caracas e di altre città del Venezuela – come in Brasile, Argentina, Uruguay, Colombia, ecc.- in solidarietà con i libanesi e i palestinesi.
 
Israele ha reagito lentamente e con indifferenza alla decisione di Chavez di ritirare i suoi diplomatici, come se fosse senza importanza. Solo dopo molti giorni ha chiamato il suo ambasciatore a Caracas per consultazioni.

Poi, Chavez si èspinto oltre, dicendo che avrebbe probabilmente interrotto le relazioni diplomatiche con Israele, uno stato con cui non è interessato a condividere nessun affare o altro.

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