Cisgiordania: perseguitata un’Ong dalle irruzioni militari

In seguito all'irruzione di sabato scorso nel loro appartamento, gli attivisti per la solidarietà internazionale sostengono di avere forti prove che la responsabilità del saccheggio è dell'esercito israeliano.  

I derubati hanno infatti fondato i loro sospetti sul fatto che videocamere, memorie USB e computer portatili sono stati rubati, mentre denaro e carte di credito sono stati lasciati nell'appartamento.

 Oggetti simili sono stati sottratti dai militari anche in occasione della loro doppia intrusione nell'ufficio del Movimento di solidarietà internazionale di Ramallah, avvenuta lo scorso febbraio. 

“È probabile che sia stato lo Shin Bet [il Servizio d'intelligence israeliano] – sostiene l'attivista Beatrice Smith – I nostri vicini ci hanno detto due volte nell'ultima settimana o giù di lì che dei soldati venivano nel nostro appartamento mentre eravamo fuori, e guardavano attraverso le finestre. Se fosse un ladro normale, perché avrebbe lasciato i contanti e le carte di credito, portandosi via le chiavette USB e le memory card? Questa persona cercava informazioni, non soldi.” 

Il furto è seguito a un affidavit inviato dallo Shin Bet all'Alta corte di giustizia israeliana. In esso, si ammette che l'attivista del Movimento di solidarietà Bridget Chappell è stato tenuto sotto stretta sorveglianza, pare per diversi mesi.

“Risulta chiaro dalla sorveglianza e dagli arresti a cui sono sottoposti i nostri attivisti, dalle precedenti irruzioni nel nostro ufficio di Ramallah, e ora dall'invasione qui a Hebron che le autorità israeliane sono decise a fare tutto quello che possono per farci smettere di lavorare qui – Ha quindi proseguito Smith – Sanno che siamo non-violenti, ma hanno paura perché non vogliono che il mondo esterno sappia che cosa stiamo facendo qui. Chiunque arrivi qui a fare da testimone alle attività di occupazione è una minaccia per loro.”

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