Collaboratori che picchiano e perseguitano il loro stesso popolo per conto d'Israele

Di Khalid Amayreh, Palestina occupata

Forze di sicurezza fedeli all'Autorità nazionale palestinese (Anp) appoggiata dall'Occidente hanno fatto irruzione venerdì nella cittadina di Dura, a sud della Cisgiordania, aggredendo i civili ed assediando due grandi moschee.

Le truppe, che sono giunte a bordo di veicoli nuovi di zecca “regalati” dagli Stati Uniti esponendo il simbolo ufficiale dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), hanno impedito ai civili di accedere alla Grande Moschea nel centro città. L'edificio è stato poi invaso per impedire allo shaykh Nayef ar-Rajub, un popolare leader musulmano, di pronunciare il tradizionale dars – o predica – pre-sermone.

Ar-Rajub, ex ministro per il Waqf e gli affari islamici, è una delle autorità religiose più famose della Cisgiordania. La sua popolarità è però fonte di preoccupazioni per il governo di Fatah, il cui attuale ministro per il Waqf Muhammad al-Habbash ha emanato diversi giorni fa un ordine che gli impediva di predicare o di dare lezioni nelle moschee.

L'ex ministro ha rifiutato l'ordine, definendolo “incompatibile con l'Islam”.

Secondo testimoni oculari, durante l'operazione le truppe si sono comportate in modo provocatorio, offendendo la sensibilità dei musulmani: un esempio ne è il fatto che siano entrate in moschea senza togliersi gli stivali, un gesto considerato offensivo e quasi sacrilego nel mondo islamico.

Cercando di evitare il degenerare della situazione, ar-Rajub si è spostato in un'altra moschea, quella di al-Mujahed, dove ha cominciato a predicare sulle virtù del sacro mese di Ramadan.

Anche lì, tuttavia, centinaia di uomini dell'Anp hanno scovato lo shaykh e causato disordini, entrando nella sala di preghiera con i loro stivali. Ancora una volta, lo scoppio delle violenze tra le truppe e i fedeli infuriati è stato scongiurato per poco, quando alcune autorità locali hanno convinto ar-Rajub a interrompere il suo dars.

Alcuni testimoni riportano che i soldati hanno picchiato selvaggiamente le persone che si trovavano all'interno della moschea, tra cui uno dei fratelli di ar-Rajub.

L'invasione della cittadina di Dura e l'assalto alle moschee ha indignato gli abitanti, che hanno definito le truppe dell'Anp “serve d'Israele” e “soldati di Dayton”.

Nemmeno i soldati israeliani si comporterebbero così. Quel che è accaduto oggi dimostra che l'Anp e Israele sono due facce della stessa medaglia”, ha commentato Adib Sharab, studente.

A confermare il parere di Sharab, uno dei fedeli ha infatti chiamato le truppe “collaboratori d'Israele, che picchiano e perseguitano il loro popolo per conto d'Israele”.

Dopo la fine delle preghiere collettive, le forze di sicurezza dell'Anp hanno quindi portato avanti una vasta campagna di arresti a Dura e nelle aree circostanti.

Fonti locali fanno ammontare il numero di persone fermate a 40-50, per la maggior parte giovani attivisti islamici che hanno cercato di proteggere ar-Rajub dalle aggressioni dei militari.

Parlando a Palestine.info, venerdì notte, l'ex ministro ha quindi condannato il comportamento dell'Anp in quanto “espressione di un fallimento politico e morale. (…) Invece di lottare contro l'occupazione israeliana e permettere ai musulmani di accedere alla moschea di al-Aqsa, l'Anp invade e profana le moschee in questa cittadina. E lo fa per ottenere un certificato di buona condotta da parte del nemico”.

Ha quindi aggiunto che nessuna forza al mondo potrebbe impedire a uno studioso musulmano di comunicare e predicare il messaggio dell'Islam.

Ar-Rajub, che ha conseguito un Master nello studio della Shari'a, ha inoltre ricordato che il ministro al-Habbash non aveva alcun diritto di vietare agli ulema o agli studiosi musulmani di svolgere le loro funzioni. 

Alle elezioni del 2006, ar-Rajub ricevette più voti di ogni altro candidato della provincia di Hebron. Tuttavia, a causa della sua popolarità, il regime di occupazione israeliano lo perseguitò aspramente, gettandolo in cella per quasi cinquanta mesi sulla base di accuse inventate, quali ad esempio aver sostenuto un'organizzazione militante. E' stato rilasciato appena due mesi fa.

Ciononostante, lo shaykh riscuote ancora molto favore tra i palestinesi, e per questo l'Anp cerca di limitare la sua attività di predica.

Vi sono in effetti diversi leader islamici palestinesi che accusano l'Autorità di Ramallah di lottare contro l'Islam per compiacere Israele e gli Stati Uniti. Alcuni esperti arabi, palestinesi e non, sono infatti convinti che questi due Paesi siano soddisfatti del suo operato nella misura in cui essa impone restrizioni all'attivismo islamico in Palestina occupata.

Mercoledì scorso, le forze di sicurezza dell'Anp hanno soppresso un incontro organizzato a Ramallah dagli intellettuali liberali e di sinistra, che progettavano di dichiarare in una conferenza stampa la loro opposizione a quella che secondo loro era la capitolazione della leadership di Ramallah sotto i diktat di Usa e Israele (L'Anp reprime con violenza manifestazione di dissenso…).

La violenta repressione del dissenso, intensificata nelle ultime settimane, è considerata un cattivo auspicio anche dalla maggior parte dei palestinesi. Questi sono inoltre preoccupati che l'Anp possa ricorrere a pratiche severe per imporre un impopolare “trattato di pace” con Israele, che sacrifichi alcuni dei capisaldi della causa palestinese, come Gerusalemme e il diritto al ritorno dei milioni di rifugiati palestinesi sradicati dalle loro case e dai loro villaggi in quello che ora è territorio israeliano.

(Fonte: Palestine.info)

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