Colonie: ritmo di espansione quadruplicato nell’ultimo mese

Settlement construction (photo from electronicintifada.net)

Cisgiordania – Imemc. Almeno 500 nuovi edifici coloniali sono stati costruiti a partire dal mese scorso, da quando il primo ministro Benjamin Netanyahu ha posto fine ai sei mesi di stop parziale alla concessione di nuovi permessi.

Anche durante i sei mesi di sospensione ufficiale dei cantieri, decine di colonie in Cisgiordania hanno continuato lo stesso ad espandersi; tuttavia, con la fine dello stop, in tutta la regione si è scatenata una “follia edilizia” (AP).

Tutto questo è stato riportato da un nuovo servizio di Associated Press che include interviste con promotori immobiliari e giunte comunali delle colone cisgiordane, dove nel mese in corso si è registrato un tasso di edificazione quadruplo rispetto a quelli degli ultimi due anni.

Tutti gli insediamenti israeliani nella regione sono considerati abusivi secondo la legge internazionale, essendo costruiti su terra palestinese sottratta con la forza delle armi e confiscata illegalmente.

Ma il governo israeliano dissente con questo statuto internazionale, e ha infatti rilasciato permessi a molte delle 350 colonie israeliane attualmente in costruzione su terra palestinese in Cisgiordania.

La legge israeliana promuove nello specifico la fondazione e l'espansione edilizia degli insediamenti, in contravvenzione alla legge internazionale e alla quarta Convenzione di Ginevra, e ricompensando i coloni che sono in grado di “conservare la terra” un tempo appartenente ai palestinesi. Dopo che i coloni stabiliscono degli edifici, la legge israeliana richiede che il governo israeliano fornisca loro acqua ed elettricità, allo scopo di “convalidare” i nuovi centri ed annetterne il terreno a Israele.

Dalla sua creazione nel 1948, lo Stato d'Israele non ha mai definito i propri confini e si è continuamente esteso alle spese del territorio palestinese, conquistandolo militarmente. Questo tipo di annessione è esplicitamente proibita dalla Convenzione di Ginevra, della quale Israele è uno dei paesi firmatari.

L'attuale “follia edilizia” si sta consumando su terre che le “trattative di pace” avevano destinato al futuro Stato palestinese. A causa delle costruzioni ininterrotte, i negoziatori palestinesi hanno però sostenuto che le autorità israeliane rendono impossibile qualsiasi possibilità di una pace negoziata, ripartendo quel che è rimasto della Palestina storica in piccole isole di territorio, che alcuni chiamano “bantustan” in riferimento al termine che indicava in Sudafrica le riserve isolate dove i neri erano costretti a vivere durante l'era dell'apartheid.

Come ha commentato un funzionario palestinese al giornale israeliano Yedioth Ahronoth, “questi dati, oltre ad essere allarmanti, rappresentano un ulteriore indice del fatto che Israele non è seriamente interessata al processo di pace, il quale dovrebbe ruotare intorno alla fine dell'occupazione”.

Secondo i reporter di Ap, l'effettivo numero di nuove unità residenziali in costruzione potrebbe essere molto più alto delle 500 stimate, dal momento che molti insediamenti si stanno espandendo in maniera segreta e rifiutano di svelare quanti nuovi edifici siano effettivamente in fase di completamento.

(Foto da electronicintifada.net: costruzione d'insediamenti) 

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