Commissione israeliana svela pratiche di tortura.

Gerusalemme – Infopal. La Commissione generale contro la tortura in Israele, nella sua relazione annuale, ha rivelato che l'esercito israeliano e lo Shabak (l’intelligence israeliana) sottopongono i prigionieri a tortura con l'obiettivo di estorcere loro informazioni.

Particolarmente diffuso è l’uso di legare l’interrogato in posizioni che provocano sofferenza: una pratica quotidiana e sistematica, che la relazione della commissione definisce chiaramente come “violazione del diritto internazionale e delle decisioni della Corte Suprema”.

Il rapporto fornisce alcuni esempi di questo “metodo di persuasione”, come l’applicazione delle dolorose manette di plastica, basandosi sulle testimonianze di 600 prigionieri palestinesi, alcuni dei quali hanno dichiarato che “ammanettarci è diventata una routine per abusare di noi”.

Da parte sua, Arieh Eldad, membro della Knesset e brigadiere di riserva delle forze mediche, ha rivelato che “legare le mani per causare dolore è un’abitudine quotidiana nella guerra contro il terrorismo”. Eldad ha anche accusato la relazione di s”ervire le organizzazioni terroristiche”: “Il detenuto dev’essere legato più volte – ha proseguito – , in modo da non nuocere alle nostre truppe durante il trasferimento in prigione; tuttavia, non conosco alcun maltrattamento ai danni dei prigionieri in Israele, e chi lo sostiene tenta di aiutare le organizzazioni terroristiche”. 

L'Ufficio del capo del governo, nella sua risposta alle rivelazioni della Commissione generale contro la tortura, ha precisato che lo Shabak ha deciso di “alleggerire” le condizioni dei palestinesi  durante gli interrogatori, ampliando la distanza tra le manette in modo che possano muovere le mani con libertà e comodità, senza tuttavia compromettere la sicurezza degli investigatori.

Un portavoce dell’esercito sostiene invece che l’esercito lavorerebbe in conformità al diritto internazionale, e che rispetterebbe i propri doveri verso tutti i prigionieri e gli attivisti che pure rappresenterebbero un “pericolo” per Israele; aggiunge però che l'esercito stesso starebbe prendendo in considerazione tutte le denunce e che starebbe facendo tutto il necessario per prevenire gli abusi.

 

 

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