‘Con 100 dollari viaggio di andata e ritorno’. In crescita il ‘turismo’ dei tunnel

Di 'Abdel Rahman Sa'id.

Rafah – al-Jazeera. “Ho trascorso una settimana a Gaza… sono giunto attraversando, in tutta sicurezza, un tunnel al confine con l'Egitto. Avevo cibo e acqua a sufficienza e potevo muovermi liberamente.

“Non è uno scherzo! Si può davvero fare per 700 dollari: un'offerta degli intermediari tra Gaza e il Sinai egiziano”.

Il commercio dei tunnel è in forte espansione. Questi sono aumentati di numero e, contemporaneamente, sono proliferate pure le offerte per il loro attraversamento, per il trasporto di persone e di merci. In periodo estivo e in concomitanza con il mese santo del Ramadan, sono in molti a farne uso per raggiungere i propri parenti o amici a Gaza.

“Con 100 dollari sono andato e tornato da Gaza nello stesso giorno. 50 dollari per l'andata e 50 per il ritorno. Quello in corso presso i tunnel oggi è una sorta di turismo incessante. Fino a 45 giorni fa, il costo dell'attraversamento dei tunnel era il doppio. Adesso è molto più economico e la gente ne fa uso per le ragioni più disparate”.

Eterne restrizioni. Le procedure egiziane per attraversare il valico di frontiera con Gaza sono estenuanti, sia psicologicamente sia fisicamente. Troppa burocrazia, “liste di sicurezza” e altro. La parte egiziana sostiene di aver poco personale di stanza sul valico. Poi, troppe festività.

Lu Yuk Fai è un cittadino di Hong Kong. Yuk Fai insegna in una scuola dell'infanzia e oggi, a proprie spese, ha deciso che il suo primo viaggio all'estero sarebbe stato verso la Striscia di Gaza.

“Mi hanno colpito gli eventi che accadono in Palestina – ha riferito ad al-Jazeera -. Voglio raccogliere direttamente le testimonianze, voglio conoscerli di persona, voglio fotografarli e portare quest'esperienza nel mio paese”.

Purtroppo, quando gli ufficiali al desk lo richiamano, gli comunicano che il suo nome non compare sui computer, quindi Yuk Fai non potrà entrare a Gaza.
E' a quel punto che uno dei mediatori dei tunnel presenti, gli si avvicina e gli fa la proposta. Yuk Fai però non ci sta, lo ringrazia e si allontana.

Questi intermediari sono in contatto con i colleghi dalla parte palestinese nella Striscia di Gaza.

Crescono i servizi. Abbiamo già detto che i tunnel sono aumentati nell'ultimo anno: ad essi sono stati fatti i collegamenti con la rete elettrica, sono stati dotati di un telefono fisso all'interno per poter seguire in ogni momento chi li attraversa. In alcuni c'è anche l'aria condizionata. Non sono molto profondi rispetto alla superficie, e ve ne sono di estremamente brevi – lunghi solo 200 metri – quindi percorribili in 10 minuti.

“Oggi i tunnel sono un migliaio, alcuni destinati esclusivamente al passaggio di persone, mentre il resto, vale a dire la maggioranza, sono funzionali al trasporto delle merci”. Questo è quanto ha dichiarato 'Abdo al-Khalil, del quartiere di al-Brazil.

Il giornalista palestinese Yasser Al-Banna si rifiuta di usare il termine “contrabbando” per descrivere il passaggio di persone e di merci. Al-Banna sostiene che si debba parlare invece di “trasferimento” o “spedizione”.

“I palestinesi sono costretti a fare uso dei tunnel. Essi non hanno altra scelta all'infuori delle opzioni 'tunnel oppure l'inferno'”.

“Da piazza al-'Awda a Khan Younes (Gaza sud) ho preso un taxi con l'amico palestinese per raggiungere Gaza… Signore, dà loro ciò che essi vorrebbero per noi”, si legge in una stazione di benzina per strada.

“Una mano costruisce e l'altra resiste…nonostante il blocco, Gaza è sempre più bella”, si legge su un altro cartellone.
Per strada, sono molte le pubblicità a sostegno della produzione palestinese e di boicottaggio di quella israeliana.

Aprite i valichi! “Non vediamo l'ora che gli egiziani si decidano a risanare la situazione… perché non aprono i valichi?”, chiede con zelo 'Ussam Zanoun, venditore di abbigliamento.

“Per quanto la vita sia difficile, esiste sempre la speranza”, dice Yasser al-Banna, sottolineando come “agevolare gli scambi commerciali sarà d'aiuto per entrambi i lati, per Gaza e per il Sinai egiziano”.

Mardi Mohammed Farij è del villaggio di Mahdia: “Alla gente di Rafah egiziana va solo un 2% delle entrate del traffico dei tunnel”. L'uomo è comunque dell'opinione di chiuderli, qualora venissero aperti i valichi in maniera permanente.

E' d'accordo con questa proposta Hatem al Bilik, coordinatore del partito “Al-Karama”, nel nord del Sinai, quando specifica “i valichi esistono per garantire servizi a chi viaggia”.

Di recente, il 21 luglio scorso, l'ambasciatore egiziano presso l'Autorità palestinese (Anp), Yasser 'Othman aveva dichiarato che “il giro d'affari dei tunnel si aggira intorno a un miliardo di dollari all'anno”.

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