Conferenza di Sabeel a Betlemme: Gesù sfida l’impero

Conferenza di Sabeel a Betlemme: Gesù sfida l’impero

24 Febbraio 2011

Betlemme, Cisgiordania Occupata – Circa 200 partecipanti internazionali sono giunti a Betlemme per l’ottava Conferenza Internazionale di Sabeel. Il gruppo si è radunato all’Hotel Betlemme per affrontare il tema “Sfidare l’impero: Dio, Fedeltà e Resistenza”. Sabeel è il Centro Ecumenico di Teologia della Liberazione con sede a Gerusalemme.

Il dottor Richard Horsley ha spiegato ai partecipanti che “Gesù era un palestinese durante il dominio imperiale. Nello stesso modo in cui il moderno Stato di Israele e gli altri stati mediorientali sono la creazione del colonialismo occidentale, così anche l’antico stato territoriale in Giudea fu fondato da potenze straniere”.

Horsley ha descritto Gesù come un coordinatore sociale impegnato a rinnovare nelle comunità di villaggio la dedizione al patto di Dio. Ha continuato: “(…) tutti i Vangeli ritraggono Gesù con lo stesso programma principale, il rinnovamento della popolazione israelita in opposizione ai governanti del popolo di Gerusalemme e romano”. Il progetto di Gesù “si è conficcato nelle tradizioni culturali profondamente radicate nella popolazione”, ha proseguito. Horsley è professore Emerito di Arti Liberali e Studio della Religione presso l’Università del Massachusetts, Boston, Usa.

L’impegno di Gesù nel rinnovamento delle comunità di villaggio era strategico, ha detto Horsley. Si trattava di “un elemento chiave nella strategia di resistenza ai governanti, di uno scontro con l’Impero. Ripristinando la cooperazione mutua e la solidarietà, gli abitanti dei villaggi avrebbero potuto resistere così all’ulteriore disintegrazione delle proprie comunità. Le famiglie vulnerabili sarebbero state stimolate a non soccombere alle forze straniere, che le avrebbero altrimenti tramutate in gruppi di mezzadri o obbligate a lasciare le loro terre antiche e a uscire dalle comunità di villaggio.

“Mobilitando il potere popolare e sviluppando solidarietà comunitaria, il rinnovamento dell’alleanza portato avanti da Gesù diventava anche una forma di resistenza alle pressioni predatorie dell’impero”.

Horsley ha accennato a “una nuova forma d’impero, il capitalismo globale”. E ha affermato che “le mega-corporazioni transnazionali, che costituiscono l’apparato dell’impero dominante vanno ben oltre ogni tentativo di regolamentazione (…). Gli Stati Uniti rappresentano ancora un impero, o per meglio dire, dispongono di un impero. Questo è sincronizzato oggi con il nuovo impero del capitalismo globale (…), mentre l’esercito statunitense serve per imporre il nuovo ordine mondiale che favorisce le operazioni del capitalismo globale”.

L’ambasciatore Hind Khoury ha dichiarato al gruppo che non avrebbero potuto incontrarsi in un momento storico più interessante, “un momento storico per noi palestinesi e arabi, per l’impero e per il mondo. Sebbene la situazione in Palestina sia drammatica da ormai troppo tempo, gli eventi crescono costantemente davanti ai nostri occhi piantando i semi del cambiamento nella regione, per sempre”. Khoury è l’ex ambasciatrice dell’Autorità palestinese in Francia, e fa parte del Consiglio d’Amministrazione di Sabeel.

Khoury ha descritto “il controllo egemonico dell’Impero americano, con Israele nel ruolo di partner strategico integrale ed essenziale nel Medio Oriente. L’indifferenza per il 'fattore umano' è allo stesso tempo sconvolgente e sistematica”.

“Le persone e i valori semplicemente non contano, si maltrattano, si annientano, si bombardano, si assassinano, si negano nel presente e nel futuro, e il tutto legittimato in nome della sicurezza dello stato di Israele”, ha continuato Khoury.

Il professor Mazin Qumsiyeh ha sottolineato: “(…) Israele continua a costruire il suo Muro, che a Betlemme è già completato per il 60-70%”.

Qumsiyeh, professore alle Università di Betlemme e Birzeit, ha consegnato il “Mapping Empire Today in Palestine and Israel”. “L’eliminazione della paura – ha aggiunto – è l’aspetto più importante della resistenza popolare. Il potere dello Stato richiede la paura, e utilizza tecniche 'inimmaginabili' come la demolizione di case per sei o sette volte.

“Come nel caso dell'Impero, dobbiamo domandarci chi c'è dietro a tutto questo. L’avidità e gli interessi a essa collegati che non possono essere ignorati. Dobbiamo comprendere la biologia della malattia che stiamo affrontando in modo da poterla trattare. I palestinesi sono di fronte a potenze mondiali e non solo a un altro stato”.

“Giustizia, pace, verità: non si tratta di semplici parole. I leader le utilizzano inconsciamente. Come palestinese cristiano, dico: 'Guardate Gesù Cristo. Lui è stato il primo martire palestinese. Parlava aramaico, precursore dell’arabo, ed è stato ucciso per aver agito, e non solo per aver pronunciato queste parole”, ha concluso Qumsiyeh.

Il reverendo Christopher Ferguson, della Chiesa Universale Canadese, ha affermato che il messaggio evangelico “è stato conquistato e strumentalizzato dall’imperialismo, il messaggio liberatore creato per distruggere e opprimere”.

“La libertà è il messaggio del movimento di Gesù – ha aggiunto -. Affrontiamo la resistenza all’Impero del popolo palestinese. Non si tratta di un supplemento eventuale, bensì del nucleo della nostra fede e della nostra relazione con Dio”.

Il reverendo Mitri Raheb ha predicato presso il Centro Wi'am, situato vicino al Muro di Separazione, a Betlemme. Ha recitato il noto testo delle Beatitudini, “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”, affermando che sarebbe più corretta la traduzione “perché di essi è la terra”. Raheb è pastore della Chiesa Evangelica Luterana e presidente del Consorzio a Betlemme.

“Noi siamo convinti che l’Impero durerà. Gesù diceva di no – ha ricordato Raheb -. Quanto saggio era Gesù! Nessuno ai tempi di Gesù avrebbe mai immaginato che Erode non sarebbe rimasto. Attraverso i suoi versi, Gesù ci ha comunicato che siamo svincolati dal potere dell’Impero. Gesù parla e l’Impero perde il suo potere su di noi. Ce ne accorgiamo nel mondo arabo, in questi ultimi anni. I giovani hanno visto che l’Impero poteva essere mandato in frantumi. Dio non lo farà da solo, ma solamente con noi”.

I reverendi Alison Tomin e Deacon Eunice Attwood, rispettivamente presidente e vicepresidente della Chiesa Metodista inglese, hanno discusso del processo che ha portato all’adozione di un rilevante rapporto e di una risoluzione per “la giustizia e la pace per la Palestina e Israele”, durante la Conferenza Metodista tenutasi l’estate scorsa a Portsmouth.

“I metodisti dovrebbero prendere sul serio l’approfondimento della loro comprensione dei problemi (qui) – ha affermato Attwood -. Dovrebbero esaminare la loro comprensione, anche se questo potesse portare un certo malessere nei gruppi di discussione metodisti-ebraici convenzionali. La gran maggioranza ha deciso di affrontare il disagio e i problemi rilevati, sollevando la possibilità di più dibattito con altri cristiani e musulmani.

“I metodisti sono impegnati ad ascoltare tutte le voci, ma in particolare quelle più povere, le più vulnerabili, le oppresse e le più bisognose”.

Mercoledì 23 febbraio, ringraziando i Metodisti inglesi, il Reverendo Naim Ateek, direttore di Sabeel, ha detto: “Se ti batti oggi per la giustizia e la verità, sarai attaccato. Le chiese soffrono per la debolezza nel 'profetico'. Israele vuole che tu stia zitto, e così, vai bene. Non appena ti pronunci, vieni subito attaccato. A questo punto la domanda è: si può rimanere in piedi? Io ringrazio Dio per tutte le persone che lo fanno”.

http://popular-resistance.blogspot.com/2011/02/jesus-challenged-empire.html

Reporter: Ann Hafften

Sabeel Media Coordinator: Nicolas Atallah

http://www.sabeel.org/

 

 

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