Conflitto globale: colpire l’Iran preparandosi alla terza guerra mondiale

Conflitto globale: colpire l'Iran preparandosi alla terza guerra mondiale

Di Michel Chossudovsky, November 3, 2011

Si sta verificando simultaneamente, in diverse regioni del pianeta, il dispiegamento militare di forze Usa-Nato.

La militarizzazione, a livello globale, è orchestrata tramite la struttura del Comando unificato  militare degli Stati Uniti. L'intero pianeta è diviso in Commandos geografici di combattenti controllati dal Pentagono. Secondo l'ex comandante generale della Nato, Wesley Clark, la tabella di marcia militare del Pentagono consiste in una sequenza di teatri di guerra. “Il piano di campagna quinquennale comprende un totale di sette paesi, a cominciare dall'Iraq, poi la Siria, il Libano, la Libia, l'Iran, la Somalia e il Sudan”.

Il disegno militare globale del Pentagono è un piano di conquista del mondo.

La guerra all'Iran è sul tavolo del Pentagono dal 2004.

Il presunto programma di armi nucleari funge da pretesto e da giustificazione. Tehran è poi identificata come “lo stato sponsor del terrorismo”, accusato di sostenere la rete di al-Qa'ida.

Ciò che recentemente si sta sviluppando, è un piano di attacco integrato contro l'Iran guidato dagli Stati Uniti, con la partecipazione di Regno Unito e Israele.

Mentre i media hanno presentato in maniera separata i piani militari britannici e israeliani sull'Iran, ciò di cui ci stiamo occupando è in realtà uno sforzo militare coordinato e integrato, condotto dagli Stati Uniti.

Ai primi di novembre, Israele ha confermato i propri preparativi di attacchi aerei contro gli impianti nucleari iraniani, senza tuttavia riconoscere la conduzione in parte  statunitense dell'iniziativa.

Stando a quel che si dice, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha recentemente  cercato di ottenere il supporto del Consiglio, per un attacco militare contro i siti nucleari della Repubblica Islamica Iraniana. In uno sforzo congiunto con il ministro della difesa Ehud Barak, Netanyahu è riuscito a strappare il consenso degli scettici a un tale atto sconsiderato. Tra coloro i quali Netanyahu è riuscito a convincere, figura il ministro degli Esteri Avigdor Lieberman.

Nel Consiglio israeliano c'è ancora chi si oppone a tale mossa: tra questi Eli Yishai, ministro dell'Interno del partito ultra ortodosso Shas, Dan Meridor, ministro dei Servizi di intelligence, Moshe Yaalon, ministro degli Affari strategici e confidente di Netanyahu, Yuval Steinitz, ministro delle Finanze, il capo dell'esercito Benny Gantz, il capo dell'agenzia di intelligence israeliana Tamir Pardo, il capo dell'intelligence militare Aviv Kochavi e il comandante dell'intelligence interna israeliana Yoram Cohen.

Tuttavia, il supporto espresso dal ministro degli Esteri Avigdor Lieberman è considerato un asso nella manica per Netanyahu, che gode anche del sostegno totale di Washington.

In uno spettacolo di maestria militare e di rischio calcolato, Israele ha testato mercoledì scorso il lancio di un missile a capacità nucleare, la qual cosa non può essere considerata una coincidenza, date le minacce espresse da Netanyahu (cfr. Ismail Salami. An Israel Attack on Iran: Military Suicide , Global Research, November 3, 2011).

Nel frattempo, il governo della Gran Bretagna ha manifestato il proprio consenso alla partecipazione a un attacco all'Iran condotto dagli Stati Uniti.

Il ministro della Difesa ritiene che gli Usa potrebbero decidere di avviare dei piani di attacco missilistico contro alcune strutture-chiave iraniane. Funzionari britannici hanno dichiarato che, in caso di richieste da Washington, l'esercito del Regno Unito sarà pronto ad aiutare qualsiasi tipo di missione, nonostante le profonde riserve in tal senso dimostrate all'interno della coalizione di governo.

In previsione di un potenziale attacco e di una campagna aerea e terrestre, gli strateghi militari britannici stanno esaminando dove schierare, nei prossimi mesi, navi e sottomarini della Marina reale inglese, i secondi equipaggiati con missili cruise Tomahawk.

Essi ritengono anche probabile che gli Usa possano chiedere il permesso di lanciare attacchi dal territorio britannico di Diego Garcia, nell'oceano indiano: territorio già utilizzato in passato dagli Stati Uniti in conflitti mediorientali (cfr. The Guardian, November 2, 2011 http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=27439).

La guerra alla Siria

C'è un programma militare caratterizzato da una sequenza di teatri di guerra Usa-Nato.

Sulla traccia della guerra in Libia ci sono altri piani di guerra ispirati alla norma Nato dell'”R2P”

(ndr., Responsibility to Protect, l'uso della forza da parte di potenze più influenti contro forze meno influenti). Questi piani si integrano con quelli relativi all'Iran. La strada per Tehran passa per Damasco. Una guerra contro l'Iran sponsorizzata da Stati Uniti e Nato comprenderebbe, in un primo momento, una campagna di destabilizzazione (“cambio di regime”) comprensiva di operazioni segrete di intelligence a supporto delle forze ribelli dirette contro il governo siriano.

La guerra è a un bivio pericoloso.

Se un'operazione militare Usa-Nato fosse lanciata contro Siria o Iran, la vasta regione mediorientale estesa dal Nord Africa e il Mediterraneo orientale, fino ai confini afgano-pachistani con la Cina, verrebbe inghiottita nel turbine di un'estesa guerra regionale.

Attualmente ci sono quattro separati teatri di guerra: Afghanistan-Pakistan, Iraq, Palestina e Libia.

Un attacco alla Siria condurrebbe a un'integrazione di questi teatri separati, portando a un ampio scenario bellico mediorientale-centrasiatico.

A sua volta, un attacco alla Siria evolverebbe in una campagna militare Stati Uniti-Nato diretta contro l'Iran, nella quale Turchia e Israele sarebbero coinvolti direttamente. Essa contribuirebbe poi alla destabilizzazione del Libano, attualmente in corso.

Fondamentale per la comprensione della guerra è la campagna mediatica, che assicura la legittimità agli occhi della pubblica opinione. La dicotomia bene-male è prevalente. Gli autori della guerra vengono presentati come vittime, e l'opinione pubblica è fuorviata. “Dobbiamo lottare contro il male in tutte le sue forme, al fine di preservare lo stile di vita occidentale”. Spezzare la “Grande Bugia” che sostiene la guerra come un impegno umanitario, significa spezzare un progetto criminale di distruzione globale, in cui la ricerca del profitto è la forza principale. Tale agenda militare guidata dal profitto distrugge i valori umani e trasforma le persone in zombi inconsapevoli.

La sollevazione di dimostrazioni di massa e di proteste contro la guerra non è abbastanza. Serve il potenziamento di una vasta e ben organizzata rete di base, contro la guerra, nazionale e internazionale, che attraversi i confini territoriali, che sia in grado di sfidare le strutture del potere e dell'autorità. Le persone non si devono mobilitare solo contro l'agenda militare: anche l'autorità dello Stato e i suoi funzionari devono essere messi in discussione. Questa guerra si può evitare se la gente si confronta con forza con i propri governi, se attua pressioni sui propri rappresentanti, se si organizza a livello locale nelle città, nei paesi e nei comuni, se sparge la parola, se informa i propri concittadini sulle conseguenze di una guerra nucleare, se avvia un dibattito e una discussione all'interno delle forze armate.

Questi gli obiettivi:

-Invertire con forza la corrente di guerra, nella sfida ai criminali di guerra e alle potenti lobby che li sostengono

-Spezzare l'inquisizione americana

-Minare la crociata militare Usa-Nato-Israele

-Chiudere le fabbriche degli armamenti e le basi militari

-Disobbedienza agli ordini da parte dei membri delle Forze armate, e rifiuto di partecipare a una guerra criminale

-Rimpatriare le truppe.

 

Traduzione per InfoPal a cura di Stefano Di Felice

 

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