Cosa c’è di nuovo nell’ultimo discorso di Khaled Meshaal.

Da http://www.medarabnews.com/2009/07/06/cosa-c%E2%80%99e-di-nuovo-nell%E2%80%99ultimo-discorso-di-khaled-meshaal/

06/07/2009

Nel suo ultimo discorso, tenuto il 25 giugno a Damasco, il leader in esilio di Hamas, Khaled Meshaal, pur rifiutandosi di riconoscere Israele in qualità di stato ebraico, ha fatto propria l’idea della soluzione dei due stati, che prevede la creazione di uno stato palestinese entro i territori occupati da Israele nel 1967. Nell’articolo che segue, l’analista palestinese Ali Badwan prende in esame i contenuti del discorso di Meshaal

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L’ultimo discorso del capo dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, pochi giorni prima della convocazione della sesta sessione di dialogo tra Fatah e Hamas al Cairo, ha sollevato una serie di questioni, e denota allo stesso tempo l’elevato grado di pragmatismo che ha cominciato ad emergere – ormai non da poco – nel discorso politico del movimento islamico palestinese.

Sulla base di una lettura a mente fredda del contenuto delle sue parole, possiamo dire che Khaled Meshaal ha inviato quattro messaggi in occasione del suo discorso di Damasco, con i quali ha risposto in un sol colpo a una serie di interrogativi che continuano ad essere oggetto di un serrato dibattito all’interno degli ambienti palestinesi, ed anche arabi. Dunque, cosa c’è di nuovo nel discorso di Meshaal?

La novità di questo discorso sta nel suo primo messaggio inviato agli Stati Uniti ed all’Europa occidentale, che contiene effettivamente la visione politica di Hamas riguardo all’evoluzione degli eventi nella regione dopo il discorso di Obama. Meshaal ha annunciato che Hamas avverte un cambiamento positivo nei toni del discorso americano rivolto alla regione ed al mondo islamico, chiedendo però un cambiamento reale nei fatti, che vada al di là delle parole e del loro effetto necessariamente temporaneo.

In questo contesto bisogna osservare che le parole di Meshaal riguardanti i cambiamenti nella posizione americana sono accompagnate da indiscrezioni – ripetute e insistenti nell’ultimo periodo – che parlano di colloqui e di incontri “dietro le quinte” avvenuti tra Hamas e alcune delegazioni europee in diverse capitali della regione. Le affermazioni di Meshaal sono accompagnate anche da ulteriori segnali americani, trasmessi dall’ex presidente Jimmy Carter durante i suoi incontri con i leader di Hamas a Damasco e a Gaza.

Khaled Meshaal, a nome di Hamas, ha dunque annunciato una “mano tesa” al presidente Obama, per un dialogo serio fra Hamas e l’amministrazione americana. Meshaal ha anche annunciato la disponibilità di Hamas a una soluzione basata sulla creazione di uno stato palestinese sovrano entro i confini dei territori occupati nel 1967, accompagnata dal riconoscimento del diritto al ritorno dei 6 milioni di profughi palestinesi. Si tratta di affermazioni che svelano con chiarezza l’elevato grado di pragmatismo e flessibilità che ha cominciato a caratterizzare le posizioni del movimento islamico palestinese.

Il secondo messaggio inviato da Meshaal nel suo discorso è rivolto ai regimi arabi. Si tratta di una delle rare volte in cui Hamas si è rivolto ai regimi arabi attraverso i mezzi di informazione, esprimendo questa volta una netta critica, che è il risultato dell’insoddisfazione del movimento palestinese per la debolezza della posizione ufficiale araba di fronte agli sforzi di pace in corso.

Meshaal si fa dunque portavoce delle nuove posizioni adottate dal movimento, chiedendo una nuova strategia araba sul piano ufficiale, una strategia che non lasci un’unica possibilità di scelta, ma che apra invece la strada a scelte molteplici. E’ questa la novità della posizione annunciata da Meshaal riguardo alla situazione araba ufficiale.

Nel suo terzo messaggio, Meshaal analizza il recente discorso di Netanyahu , nel quale quest’ultimo ha ripetuto i principi sionisti con un linguaggio pieno di insolenza. Con le sue parole, Meshaal ha smontato le tesi di Netanyahu sottolineando i punti chiave della questione nazionale palestinese, al cui centro vi è la questione del diritto al ritorno dei profughi.

Nel suo quarto messaggio, Khaled Meshaal si è rivolto alla situazione palestinese interna ed ai tentativi di dialogo in corso ormai da febbraio, indicando che il successo del dialogo inter-palestinese, e la possibilità di giungere ad un accordo, richiedono la realizzazione di tre fattori in sequenza: la fine delle campagne di arresti politicamente motivati; la purificazione del dialogo inter-palestinese da quelli che egli ha definito “gli obblighi assunti nei confronti di Israele e le condizioni imposte dall’estero”; il superamento di soluzioni “prese col bilancino”, a vantaggio di una soluzione “complessiva”.

Di fronte a queste prese di posizione, tuttavia, sbaglia chi ritiene che Hamas si sia incamminato verso un drammatico stravolgimento dei suoi programmi e dei suoi orientamenti. La necessaria trasformazione nella visione politica ha sempre bisogno di un processo di maturazione che non è basato sulle analisi e sulle dispute teoriche, ma che parte invece dall’esperienza vissuta e dalla graduale evoluzione degli orientamenti.

L’ultimo periodo ha portato i suoi frutti, spingendo l’Islam politico in Palestina verso un ragionevole ammorbidimento allo scopo di metabolizzare i fatti sul terreno e partire da essi per ampliare i margini di manovra a disposizione del movimento politico palestinese, malgrado la vasta campagna di pressione portata avanti dagli americani, e malgrado l’assedio imposto dalla comunità internazionale guidata da Washington nei confronti del governo di unità nazionale che si era costituito all’indomani dell’Accordo della Mecca.

Partendo da questo dato, si può dire che l’ultimo discorso di Meshaal era impregnato della visione e dei principi pratici che Hamas ha appreso sul terreno, i quali denotano un nuovo approccio pragmatico al conflitto con lo stato sionista. Ciò non significa che Hamas si sia “spogliato della propria pelle”, come affermano alcuni che ritengono che il movimento stia cercando di adeguarsi alle nuove realtà sotto la pressione dell’assedio alla Striscia di Gaza e dei costi enormi che tale assedio comporta, oltre che sotto la pressione esercitata dai contrapposti assi regionali, i quali sono abituati ad esercitare pressioni sulla situazione palestinese, a livello ufficiale e non ufficiale, in base alla complessità della realtà regionale.

La vera risposta insita nel discorso di Khaled Meshaal è che Hamas è oggi favorevole ad un approccio nazionale al problema della formulazione delle tattiche e dei programmi politici, attraverso la rigenerazione di un accordo nazionale palestinese inteso come scelta irrinunciabile nel contesto del conflitto con l’occupazione coloniale sionista. Da qui discende l’importanza di una comprensione corretta e profonda dei contenuti del recente discorso di Khaled Meshaal – una comprensione che eviti interpretazioni fuorvianti e non connesse con il contesto nel quale si sono sviluppate le posizioni di Hamas ed il suo discorso politico rivolto al mondo.

Ali Badwan è uno scrittore ed analista politico palestinese residente a Damasco

Titolo originale:

ما الجديد في خطاب مشعل الأخير

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