Crisi Israele-Libano, summit a Roma. Da Repubblica.

La posizione "equivicina" di D’Alema è stata ripagata con questo regalino prestigioso….

Da www.repubblica.it del 21 luglio

Mercoledì 26 luglio il vertice con la Lega Araba sulla crisi in Libano
La Rice: "Senza aperture il cessate il fuoco è una falsa promessa"

Crisi Israele-Libano, summit a Roma
Un piano di pace dagli Stati Uniti

D’Alema: "Una strada per arrivare ala tregua"

ROMA – La diplomazia internazionale si riunità in Italia per provare a risolvere la crisi in Medio Oriente. Fissato per mercoledì prossimo, a Roma, il summit del "core group" sul Libano. Per gli Stati Uniti è in procinto di partire Condoleeza Rice: andrà in Israele, nei Territori e, nella capitale italiana, vedrà esponenti libanesi e di altri Paesi mediorientali. Al vertice parteciperanno anche Russia, Paesi europei (Francia, Gran Bretagna, Germania e Commissione europea) e arabi (Egitto, Arabia Saudita e Giordania). Sarà presente anche un rappresentante dell’Onu e della Banca mondiale. Quelli di Roma saranno – afferma la stessa Rice – "contatti chiave". Obiettivo della sua missione non è il cessate il fuoco immediato, "una falsa speranza, se si riducesse a un ritorno allo statu quo", ma di una tregua che possa preludere a una pace duratura.

La Rice, che annuncia i suoi piani al Dipartimento di Stato, ribadisce la richiesta di "immediata liberazione" dei soldati israeliani presi in ostaggio da Hezbollah, come condizione indispensabile per superare l’attuale crisi. Chiede a Israele di esercitare cautela, per ridurre le sofferenze alle popolazioni civili, pur insistendo con forza sulle responsabilità degli hezbollah, che sono "la fonte del problema". Per gli Usa è importante il sì israeliano al progetto di un corridoio umanitario, cui intendono contribuire. Washington vede con favore un ampliamento della forza internazionale, schierata all’interno del Libano lungo il confine con Israele su una profondità di circa venti chilometri, ma cui, però non saranno destinati militari americani.

Nel suo briefing la Rice respinge l’accusa mossa a lei e al presidente George W. Bush di avere temporeggiato, sulla via di una soluzione alla crisi, per dare tempo a Israele di smantellare le infrastrutture terroristiche. Il segretario di Stato sostiene che gli Stati Uniti stanno lavorando "instancabilmente" per placare le violenze e richiama le responsabilità della Siria nella vicenda, senza, però, citare l’Iran.

Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema dal canto suo dice che si cercherà una strada per raggiungere un cessate il fuoco, lanciare un’azione umanitaria e "ed anche per ragionare su una possibile stabilizzazione della regione compreso l’impiego di una possibile forza multinazionale".

Domenica, Bush e la Rice incontreranno a Washington una delegazione dell’Arabia Saudita, per discutere della situazione in Medio Oriente. Subito dopo, il segretario di Stato intraprenderà la sua missione: la consultazione è stata chiesta dai sauditi ed è parte dello sforzo diplomatico degli Stati Uniti per favorire una soluzione della crisi tra Israele e Libano. Anche se i sauditi, sunniti, sono interlocutori meno influenti sugli hezbollah, sciiti, di Siria ed Iran. Ma con Damasco e Teheran, la Rice non intende avere contatti diretti.

Nonostante l’opposizione a un cessate il fuoco proposto dall’Onu, dal consulto di ieri sera tra Annan e la Rice è emerso che Onu e Usa condividono gli obiettivi diplomatici a lungo termine in Medio Oriente, anche se ci sono differenze di valutazione sul da farsi nell’immediato.

(21 luglio 2006)

 

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