Cristiani e musulmani di Gaza insieme nella sofferenza dell’assedio e delle guerre israeliane.

Gaza – Speciale Infopal. Nei giorni scorsi, i cristiani nel mondo hanno celebrato la Pasqua e, con loro, anche i cristiani della Striscia di Gaza – vittime dell'ingiusto assedio israeliano insieme agli abitanti di Gaza di fede musulmana.

Sabato notte, i cristiani che vivono nella Striscia di Gaza si sono ritrovati presso la chiesa “Casa dei Latini”, nella città di Gaza per assistere alla messa celebrata da padre Manuel Musallam che ha chiesto ai fedeli di pregare per la fine del sanguinoso assedio israeliano che colpisce ad ogni ora.

Festività senza gioia

Non c'è differenza tra le festività religiose celebrate da musulmani e da cristiani nella Striscia di Gaza. Da anni ormai, entrambe le comunità sono accmunate dall'assenza del senso di gioia. I crimini commessi dall'occupazione israeliana, infatti, colpiscono a morte chiunque nella Striscia di Gaza, senza distinzione alcuna. E per i cristiani di Gaza questa è la seconda Pasqua dall'ultima Guerra di Israele.

Elias, uno dei fedeli che hanno partecipato alla messa di sabato notte, ha spiegato al nostro corrispondente che le misure imposte da Israele non danno tregua e, in particolare la chiusura che impedisce ai cristiani di Gaza di recarsi a pregare a Gerusalemme o a Betlemme.

Le pratiche razziste di Israele

Elias prosegue nel suo racconto, chiarendo che – di fronte alle ostilità e ai crimini israeliani – cristiani e musulmani non fanno differenza. Le pratiche adottate da Israele,  ha sottolineato Elias, sono razziste perché si scagliano contro civili disarmati, innocenti e questo semplicemente perché si tratta di palestinesi che vogliono vivere liberi e in pace.

Per ciò che riguarda la condizione dei cristiani di Gaza a partire dall'insediamento dell'attuale governo di Hamas, Elias ha affermato: “Non è infondato affermare che a Gaza viviamo in uno stato di sicurezza, potenziato ulteriormente da questo governo”.

Il governo fa molto affinché entrambe le comunità – cristiana e musulmana – mantengano buoni rapporti, e a dimostrazione di ciò vi sono diverse inziative. Ad esempio, in occasione delle festività religiose cristiane, gli uffici di governo restano chiusi ed incontri e riunioni a livello governativo in materia sono all'ordine del giorno.

Pregheremo affinché si ponga fine all'assedio

La storia di Elias non è molto diversa da tante altre. Salaf, il cui volto non riesce a nascondere il dolore, si chiede dove sia finita la gioia di una volta. Ricordando con nostalgia gli anni del passato, il giovane ribadisce che quest'anno la preghiera e' stata rivolta proprio alla fine del blocco e degli assassini perpetuati da Israele, della chiusura di Gaza e del divieto di recarsi a Gerusalemme o a Betlemme.  

Nel suo racconto Salaf, rivive i giorni in cui, da adolescente, si recava a Betlemme per la Pasqua con il padre, dove affluivano palestinesi cristiani da altre zone.

“Il nostro caso non è  per niente diverso da quello del milione e mezzo di musulmani  della Striscia di Gaza.

Siamo qui e pregheremo rivolgendoci a Dio, perché possiamo vivere in pace e non essere più soggiogati da Israele e, in conformità con i precetti biblici, noi sappiamo di essere liberi e che lo saremo”.

In Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, i cristiani palestinesi costituiscono il 4% della popolazione: 65 mila, tra cattolici ed ortodossi, vivono tra le due regioni palestinesi, compresa Gerusalemme occupata.

Oltre 51 mila vivono in Cisgiordania, 10 mila a Gerusalemme e a Gaza 3.500.

Il 70% dei palestinesi di fede cristiana sono ortodossi della Chiesa di Gerusalemme e i  restanti sono cattolici della Chiesa di Roma.

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