Dal deserto alla Svezia: l’odissea dei profughi palestinesi d’Iraq.

Damasco – Infopal. L'Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite ha chiuso lunedì 1° febbraio il campo di al-Tanf, situato nel deserto tra il confine siriano e iracheno, ed esistente dal 15 maggio 2006.

Ieri, circa 65 profughi palestinesi sono stati trasferiti nel campo al-Hol, nella città di al-Hasaka, a nord-est di Damasco, in attesa di essere trasferiti in Svezia, dopo il consenso del Paese scandinavo a riceverli.

Il numero dei rifugiati nel campo profughi di al-Tanf era salito a 700 in seguito all'esodo dei profughi dall’Iraq in cerca di una soluzione alla loro situazione disperata. Nel campo profughi situato nel deserto hanno vissuto per circa quattro anni, nel deterioramento di tutti gli aspetti della vita e dei servizi, dall'ambiente alla salute, per cui alcuni sono deceduti a causa del progressivo peggioramento della situazione sanitaria, per non parlare dell’uccisione di un bambino sulla strada Damasco-Baghdad e di una serie di disastri ambientali come le inondazioni e gli incendi che hanno causato vittime e danni materiali, e che hanno causato la morte di una rifugiata palestinese carbonizzata insieme al bambino che teneva in grembo.

Diversi stati come la Svezia, la Norvegia, l’Italia, il Cile e la Francia hanno ospitato gruppi di questi rifugiati palestinesi, ma ancora centinaia di loro restano in attesa nel campo di al-Hol (680 rifugiati), oltre ad altre centinaia del campo profughi di al-Waleed, nel deserto di Anbar, in Iraq.

La Lega dei palestinesi in Iraq ha dichiarato che con la partenza di quest'ultimo gruppo da al-Tanf, “si chiude un episodio della storia delle miserie vissute dal popolo palestinese”.

“Ma ribadiamo sempre che il posto adatto per i palestinesi è la Palestina occupata, e crediamo che farli vivere in Europa e in America Latina è solo una soluzione temporanea fino a quando non ritorneranno in Palestina”. 

Maher Hijazi, responsabile del settore informazione della Lega dei palestinesi in Iraq, ha invitato le istituzioni che si occupano di diritti umani “a proseguire i loro sforzi per porre fine al caso dei campi di palestinesi nel deserto dell’Iraq”, ed ha chiesto alle autorità palestinesi di assumersi le loro responsabilità verso i gravi problemi del popolo palestinese in patria e all'estero, nonché di garantirne la protezione fermando tutte le forme di abuso nei confronti dei rifugiati palestinesi in Iraq fatte di incursioni, raid e arresti da parte della polizia irachena e dell'esercito di occupazione statunitense, e liberando i venti detenuti palestinesi in Iraq”.

Egli ha anche chiesto all'Alto Commissario per i rifugiati e al governo brasiliano di migliorare le condizioni dei profughi palestinesi che chiedono da anni, dalle strade delle città del Brasile, i loro legittimi diritti.

 

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