Dalla 86° Conferenza degli Affari palestinesi la condanna per il gesto dell’Unesco

Il Cairo – Sana, InfoPal. Si è svolta ieri presso il quartier generale della Lega Araba al Cairo, la LXXXVI sessione della Conferenza dei supervisori degli Affari palestinesi nei Paesi arabi che ospitano i rifugiati.

I presenti hanno denunciato le dichiarazioni dell'agenzia Unesco che ha pubblicato sul proprio sito una lista delle capitali mondiali nella quale Gerusalemme è indicata come “la capitale dello Stato di Israele”.

Sono stati chiamati in causa tutti gli strumenti legali a disposizione per respingere la posizione dell'Unesco: le violazioni di Israele a leggi e risoluzioni internazionali sullo status della Città santa.

Tra le altre, è stata citata anche la risoluzione 15/10 dell'Assemblea generale Onu del 20 luglio 2004 che riprendeva il parere consultivo del Tribunale penale internazionale dell'Aja secondo il quale Gerusalemme è “parte integrante dei territori palestinesi occupati”.

L'incontro del Cairo si è chiuso con raccomandazioni rivolte al segretario generale Onu e ai rappresentanti dell'Unesco responsabili della pubblicazione, e un appello per istituire un comitato che vigili e impedisca la corsa alla devastazione del patrimonio storico-religioso a Gerusalemme, sottoposta da Israele a un rapido processo di ebraicizzazione.

Le capitali arabe sono state sollecitate a finalizzare accordi di gemellaggio con Gerusalemme, in qualità di capitale dello Stato di Palestina, mentre le Organizzazioni non governative (Ong) sono state richiamate a investire sui settori dove è maggiormente evidente la discriminazione in città: istruzione, cultura, sanità e affiancamento delle istituzioni.

Non è stato tralasciato nulla degli aspetti legali e, parallelamente alla creazione di un organo competente di controllo (comitato di vigilanza), la conferenza ha spronato le parti coinvolte a fare costantemente riferimento al Tribunale penale internazionale per punire Israele.

“Le risoluzioni internazionali vengono del tutto disattese da Israele insieme alla Convenzione di Ginevra del 1949. Israele non accenna ad arrestare la propria furia nella distruzione del patrimonio religioso palestinese gerosolimitano di cristiani e musulmani”.

Nella dichiarazione conclusiva della conferenza si legge: “I rifugiati palestinesi restano il nucleo dell'intera questione. Non sarà invalidata la risoluzione 194/48 sul Diritto al Ritorno nelle proprie case da dove furono espulsi con la violenza dalle forze ebraiche”.

E' stato ribadito il rifiuto ad accogliere le pretese che Israele tenta di imporre al mondo quando afferma che “'Gerusalemme è la capitale dello Stato ebraico'. La gravità dietro questa presunzione è quella della pulizia etnica di un popolo intero”.

Dopo aver appreso la notizia, il ministro della Cultura di Gaza ha chiesto al mondo arabo di lanciare una campagna diplomatica.
Moustafa as-Sawwaf, sottosegretario del ministero in questione, ha condannato la posizione dell'Unesco in quanto “rafforza l'illegalità internazionale che definisce qualunque lotta palestinese si conduca nel foro internazionale e perché sul campo incita Israele a proseguire i propri crimini contro il popolo palestinese”.

Anche la dirigenza politica di Hamas in Siria ha fatto pervenire alla stampa la propria condanna per la posizione espressa dall'Unwra.

Dall'Unesco all'Unwra. Senza preavviso alcuno, giorni fa, l'Agenzia Onu istituita con la risoluzione 302/49 e preposta all'assistenza, ma anche alla creazione dell'impiego a favore dei profughi palestinesi in Palestina e in Medio oriente, aveva modificato il proprio nome nel logo.

Da “Agenzia Onu per il soccorso e il lavoro per i profughi palestinesi” era diventata “Agenzia Onu per i profughi palestinesi”.

Da più parti era stata subito condannata quella scelta perché “in tal modo Unwra sta cercando di sottrarsi agli obblighi per i quali era stata creata”.
Così avevano commentato la notizia a Gaza dal governo di Hamas.

Altri avevano pensato che la mossa dell'Unwra fosse giustificata con le difficoltà finanziarie in cui verte l'Agenzia e qualcun altro aveva collegato il fatto con la decisione del Congresso Usa di sospendere il trasferimento dei fondi all'Autorità palestinese (Anp).

Si è tornato a parlare del caso dell'Unwra ieri alla conferenza del Cairo dove si è richiamata l'Agenzia Onu ad esercitare le funzioni per le quali venne pensata, quindi a non rinunciare all'importante ruolo di trovare impiego ai profughi palestinesi.

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