Dall’inizio dell’Intifada di al-Aqsa, 75 palestinesi esiliati.

Ramallah – Infopal. Un giurista esperto delle questioni dei prigionieri palestinesi ha rivelato che dall'inizio dell'Intifada di al-Aqsa (settembre 2000), le autorità israeliane hanno provveduto ad “allontanare” [esiliare forzatamente, ndr] 75 palestinesi.

'Abd en-Naser Farawna riferisce infatti che questi palestinesi  (comprese delle donne) sono stati spediti con varie scuse a Gaza, in Giordania, in Paesi europei, e che senz'altro il loro numero aumenterà in futuro.

Il giurista palestinese ha rivolto pertanto un appello alle associazioni che si occupano dei diritti umani e a tutte le parti interessate, incluse quelle politiche, affinché unifichino i loro sforzi per porre fine alle pene degli “allontanati” della Basilica della Natività [il riferimento è all'assedio israeliano della Basilica, nel 2002, ndr] assicurandone il ritorno presso le loro case e i loro cari.

“La pratica dell'allontanamento è del tutto illegale, rappresentando al tempo stesso anche una pena collettiva, la quale riflette il disprezzo israeliano per i diritti dei palestinesi e rappresenta un crimine contro i diritti dell'uomo sanciti dai patti e dai trattati internazionali; pertanto, non solo reclamiamo la fine di queste pratiche e il ritorno degli 'allontanati', ma anche il perseguimento legale di chi attua questi provvedimenti”.

Queste dichiarazioni di Farawna giungono dopo la morte presso l'ospedale militare di Algeri, a seguito di un'operazione al cuore, di 'Abd Allah Dawud (48 anni), uno degli “allontanati” dopo l'assedio israeliano della Basilica della Natività a Betlemme.

Farawna afferma che “queste pratiche, come quella dell'esilio forzato, sono parte integrante della politica israeliana nei confronti dei palestinesi, sia come individui che come collettività, sin dall'occupazione della Palestina nel 1948. Difatti esse vengono approvate da tutte le varie realtà dello Stato israeliano ed applicate a semplici cittadini, attivisti e prigionieri, compresi i loro parenti, com'è il caso di quelli di alcuni martiri, a dimostrazione che Israele pratica abbondantemente le punizioni collettive.

Le autorità israeliane, il 10 maggio 2002, in base ad un accordo segreto israelo-palestinese, avevano esiliato 39 palestinesi che si erano barricati nella Basilica della Natività a Betlemme, onde porre fine ad un assedio che si protraeva ormai da 40 giorni.

Farawna evidenzia come quello fu un accordo del tutto illegale: 13 palestinesi, tra cui 'Abd Allah Dawud, furono espulsi all'estero, in vari Paesi europei, mentre altri 26 furono mandati a Gaza, da cui non possono più ritornare.

Tuttavia Farawna spera almeno che “sia concesso il rientro del cadavere di 'Abd Allah Dawud, affinché possa essere sepolto nel cimitero del campo profughi di Balata, a Nablus, anche per stabilire un precedente sul tema del ritorno, da vivi (!) presso le loro case e i loro cari, degli 'allontanati' della Basilica della Natività, i quali vivono una situazione psicologica e sociale difficilissima, per non parlare del fatto che nel frattempo, durante il periodo dell'esilio forzato, hanno perso padri, madri, parenti e amici…”.

Il giurista palestinese esprime pertanto tutto il proprio sconforto per l'attuale situazione che vede ancora 12 palestinesi esiliati fuori dalla Palestina; per questo si rivolge all'Unione Europea e ai suoi Paesi che ospitano questi esiliati a fare qualcosa per mettere fine alle loro sofferenze ed assicurarne il ritorno a casa.

(Nella foto: la Basilica della Natività, a Betlemme, sotto assedio israeliano)

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