Dario di don Nandino Capovilla dalla Palestina. 'Ha inizio la raccolta'.

Ha inizio la raccolta

 

I bastoni dei battitori fendono l`aria calda di Aboud e le olive cadono sulla terra riarsa.

Dopo la battitura, cerchiamo riparo all`ombra dove iniziamo la puliura per separare il frutto dalle foglie. Come da secoli avviene da queste parti, ci sediamo tutti in cerchio attorno al raccolto, che una volta pulito sarà messo dentro grandi sacchi. Nella quiete dell`antico uliveto, nasce spontanea una riflessione sulla cruda realtà di questo villaggio. Stentiamo a credere che oltre la vicina collina, in questo momento siano a lavoro le ruspe per la costruzione del muro che servirà a proteggere l`insediamento illegale di Beit Aryeh, rubando il 33% del terreno di Aboud, e 2 importanti risorgive che costituiscono il 20% delle risorse idriche della Cisgiordania.

Non si tratta di terreno qualsiasi, ma di uliveti tramandati di generazione in generazione dove nel novembre del 2000 sono stati abbattuti 4000 alberi. Stime tutt`altro che campate in aria, bensì dati documentati da immagini, filmati e testimonianze che ci sono stati presentati in questi giorni ad Aboud. La popolazione locale, composta da musulmani e cristiani, si è ribellata sin da subito e le proteste sono culminate nella manifastazione del 13 dicembre 2005, alla quale hanno partecipato osservatori internazionali, giornalisti, pacifisti (anche israeliani) e il patriarca di Gerusalemme Monsignor Michel Sabbah. Sebbene la manifestazione fosse nonviolenta, è stata immediatamente repressa dall`esercito israeliano, che non ha esitato a ricorrere alla forza. Numerosi i feriti, in parte arrestati mentre gli altri manifestanti sono stati dispersi con i gas lacrimogeni. Il fine della manifestazione era quello di piantare un giovane ulivo come simbolo di rinascita del villaggio e affermazione dell`identità palestinese.  

 

 (Nel testo inviato da don Nandino c’è la foto di un militare israeliane che con il piede calpesta un ramoscello di ulivo. L’immagine, racconta il referente di Pax Christi, rappresenta l`arroganza e la violenza con cui il governo israeliano prevarica impunemente qualsiasi rivendicazione di giustizia da parte della popolazione palestinese).

Sorprende ancor di più che la documentazione di cui vi parliamo, sia giunta alle autorità politiche, religiose, e ai media dei Paesi occidentali, compreso il congresso degli Stati Uniti. Malgrado questo, sebbene ci siano state molteplici richieste delle autorità coinvolte, le ruspe continuano tuttora la costruzione del muro.

Aboud comunque non vuole arrendersi, ma il pericolo è che a prevalere sia lo spirito di rassegnazione. Lo dimostrano le parole di Nadin, 22enne insegnante di Aboud: “Quando il governo israeliano ha deciso di fare qualche cosa, nessuno riesce a fermarlo, guardate cosa è accaduto qui”.

I bastoni dei battitori fendono l`aria calda di Aboud e le olive cadono su una terra usurpata dei propri diritti. 

 

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