Dario di don Nandino Capovilla dalla Palestina. 'La resistenza di un popolo: nonviolenza prima e dopo Bil’in'.

La resistenza di un popolo: nonviolenza prima e dopo Bil’in

 

Non c’è tempo di fermarci nella casa di Padre Aziz a Ein-Arik perché subito ci accompagna alla grande cittadella universitaria, e lungo la strada ci racconta dei suoi due fratelli, detenuti piu’ volte nelle carceri israeliane. Al nostro stupore egli replica che in ogni famiglia palestinese c’e’ qualcuno che è stato in prigione, buona parte dei quali arrestati senza prove né processo (nelle carceri israeliane sono a tutt’oggi detenuti 11000 prigionieri palestinesi). Arriviamo al padiglione della facoltà di Scienze della Comunicazione, e qui ci mostrano le attrezzature tecnologicamente avanzate per le trasmissioni radio. L’università di Bir Zeit conta più di ottomila iscritti e la cosa ci appare subito evidente dall’alto numero di studenti che affollano le stradine che collegano le diverse facoltà. E’ stupefacente constatare un così alto livello di scolarizzazione, dal momento che le tasse universitarie sono paragonabili alle nostre, e interamente a carico della famiglia: un popolo giovane che con questa  forma di resistenza punta caparbiamente ad un alto livello di preparazione culturale e tecnica per riscattarsi da un’oppressione decennale.

Questi stessi giovani, che per arrivare qui ogni mattina sono costretti ad affrontare le umiliazioni delle lunghe attese e delle modalità di controllo del tutto arbitrarie ai check-point, gestiscono e animano i centri giovanili all’interno dei campi profughi e si impegnano nelle varie associazioni di volontariato che troviamo in tante citta e villaggi.

 

Davvero forte è l’impegno per l’educazione alla pace nella societa’ palestinese. Nassar, che incontriamo al centro di Ta’awon a Ramallah, ci illustra programmi e progetti volti a diffondere la cultura della nonviolenza. Anche noi, come tanti altri, palestinesi, israeliani e internazionali, sentiamo profondamente nostra la scelta nonviolenta; ecco perché eravamo tutti a Bil’in.

Siamo convinti che nonostante tutto, questa sia l’unica strada percorribile contro una logica di arroganza e violenza che quel venerdi 26 ottobre ci ha colpiti direttamente nella sua forma piu brutale.

 

Il piccolo Ramzi, che tirava pietre contro i carri armati durante la prima Intifada, lo incontriamo oggi al centro Al Kamandjati di Ramallah, scuola di musica che ha fondato per i bambini e i giovani dei campi profughi.

La resistenza di un popolo oppresso puo esprimersi anche attraverso la musica, che diventa anch’essa una scelta di nonviolenza. 

Ma questa resistenza nonviolenta è vissuta soprattutto nella vita quotidiana di tutti…

Ad Hebron, dove vivono 200.000 palestinesi, oppressi da 400 coloni che hanno occupato le loro case proprio nel cuore della citta’ con circa 2.000 soldati a loro protezione, anche solo tenere aperta la saracinesca di un bar e’ una forma di resistenza e di lotta nonviolenta.

E noi che qui abbiamo avuto l’opportunità di vederla vi invitiamo a condividere con noi questa riflessione:

 

-cosa faremmo noi se ogni mattina per poter raggiungere il posto di lavoro o accompagnare i nostri figli a scuola fossimo costretti a rimanere per lungo tempo in fila senza sapere quando potremo passare?

-come ci sentiremmo se avendo un appuntamento importante, il soldato che ci ha chiesto i documenti li trattenesse arbitrariamente mentre con tutta tranquillità parla al telefono o beve il caffé o fa qualunque altra cosa, facendoci sentire che ciò che per noi è importante non conta piu nulla?

-cosa faremmo se ad un check point vedessimo un anziano costretto a rimanere in piedi per ore sotto il sole senza che nessuno si preoccupi di lui; o un’ambulanza che trasporta feriti o malati bloccata e sottoposta ai controlli che prevedono anche che gli stessi siano fatti uscire dal mezzo, facendo perdere tempo prezioso e mettendo a rischio la loro vita?

-cosa faremmo se il check point fosse solo uno dei tanti soprusi che siamo costretti a subire quotidianamente, rendendo la nostra vita impossibile?…

 

Gerusalemme,  30 ottobre 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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