Decreto Abbas su elezioni: a rischio il pluralismo.

Sabato, il presidente dell’Anp Mahmoud Abbas ha emanato un decreto che afferma che la presidenza ha il diritto di indire nuove elezioni legislative e presidenziali tre mesi prima del termine del suo mandato.

Il decreto stabilisce che il presidente sarà eletto direttamente dal popolo: il candidato con la maggioranza dei voti otterrà la presidenza. Il mandato durerà 4 anni.

Per quanto riguarda le elezioni, i membri del parlamento saranno eletti in base a un sistema proporzionale.

Il Consiglio Legislativo palestinese è composto da 132 membri e i blocchi parlamentari saranno formati a condizione di rispettare alcune "regole".

Il decreto determina anche la quota di cristiani nel CLP e quella femminile.

Ahmed Bahar, il portavoce facente funzioni del CLP ha definito l’editto di Abbas "illegale e un colpo contro la costituzione".

Le "regole" contenute nel decreto presidenziale stabiliscono che ogni candidato deve riconoscere l’Olp quale "unico e legittimo rappresentante del popolo palestinese", e rispettare gli accordi siglati con Israele. Inoltre, le elezioni dovranno essere condotte in accordo con il sistema proporzionale.

Hamas ha fatto sapere di "rifiutare il decreto": "Il capo dell’Anp non può tenere elezioni senza il consenso delle forze politiche e del parlamento. Tuttavia, non essendo in grado di ottenere tale consenso, il decreto è illegale".

Durante una conferenza stampa, il dott. Abdulsattar Qassem, docente di scienze politiche all’università An-Najah, ha affermato che le elezioni "alle condizioni di Abbas sono elezioni di una fazione e non rappresentano l’intero popolo palestinese".

"Il principio delle elezioni è basato sulla molteplicità dei programmi  – ha spiegato Qassem – e non è limitato a uno solo, basato su una visione di partito o fazione", e ha aggiunto che, in questo caso, le elezioni rappresenterebbero solo la fazione di Fatah e non l’intera Palestina.

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